Manzoni, Il cinque maggio: gloria, caduta e speranza

Italiano e Letteratura italiana · Scuola superiore · Triennio
Percorso proposto per il quarto o quinto anno, da adattare al lavoro della classe. L’annualità è una scelta editoriale, non una prescrizione. Bozza didattica: revisione docente e prova in classe aperte.

Napoleone è morto. Manzoni potrebbe celebrare le vittorie, condannare le guerre oppure ricostruire una carriera. Fa qualcosa di meno prevedibile: lascia in sospeso il giudizio sulla gloria e guarda un uomo che non può più comandare. Per leggere Il cinque maggio bisogna seguire questo spostamento, dai campi di battaglia alla solitudine dell’esilio, poi alla speranza religiosa.

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Scheda in breve

  • Autore e opera: Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, ode composta nel luglio 1821 dopo la notizia della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio a Sant’Elena.
  • Domanda decisiva: «Fu vera gloria?» (v. 31). Il poeta affida ai posteri la difficile sentenza, senza rinunciare a una propria lettura religiosa.
  • Percorso: morte e silenzio → imprese e rovesci → peso dei ricordi → soccorso della fede.
  • Forma: 18 strofe di sei settenari. I versi brevi non producono sempre la stessa velocità: contano anche punteggiatura, sintassi e parole.
  • Tre indizi da ricordare: le antitesi della fortuna; la similitudine del naufrago; il «ma» del v. 87, che introduce il soccorso.
  • Errore da evitare: scambiare la scena interiore costruita dal poeta per una testimonianza diretta degli ultimi pensieri di Napoleone.
  • Per l’orale: spiega come cambia la parola gloria, citando almeno due punti dell’ode.

Prima di cominciare

Servono la distinzione fra autore e voce del testo, il significato di antitesi e similitudine e una conoscenza essenziale della vicenda napoleonica. Non occorre memorizzare tutte le campagne militari. Tieni accanto il testo integrale, riportato nell’appendice: i numeri rinviano ai suoi 108 versi.

Alla fine dovresti saper ricostruire il percorso dell’ode, parafrasare un passaggio senza trasformarlo in commento e sostenere una lettura con parole precise. Puoi lavorare in due momenti: prima testo e spiegazione, poi esercizi e confronto con le soluzioni. Il tempo dipende dalla familiarità con la lingua poetica.

1. Una morte di maggio, una poesia di luglio

Il titolo indica il giorno della morte di Napoleone, non quello della composizione. La notizia arriva in Italia in luglio e Manzoni scrive l’ode in quel mese. È una distinzione piccola, ma evita un errore frequente: la poesia non nasce mentre l’imperatore sta morendo e non racconta una scena osservata dall’autore.

L’apertura, «Ei fu», concentra l’annuncio in due parole. Il soggetto non viene nominato: il testo può contare sulla notorietà dell’uomo di cui parla. Subito dopo si allarga lo sguardo. Il corpo è immobile e anche la terra, personificata, sembra fermarsi, stordita dalla notizia. Il collegamento «Siccome… così…» (vv. 1-6) costruisce una similitudine: all’immobilità del morto corrisponde lo sbigottimento dei vivi.

Questo silenzio non rende innocente la storia trascorsa. La «cruenta polvere» del v. 11, cioè la terra insanguinata, lascia intravedere il costo umano delle imprese. La grandezza del protagonista entra nella poesia insieme alla violenza, non al suo posto.

2. Perché il poeta prende la parola proprio adesso

Nei vv. 13-24 la voce poetica spiega la propria posizione. Afferma di avere taciuto davanti a Napoleone potente e di non avere mescolato la propria voce al rumore delle altre durante i suoi rovesci. Ora che è morto può cantarlo senza cercare favori e senza infierire su uno sconfitto.

«Servo encomio» e «codardo oltraggio» sono i due comportamenti rifiutati: la lode servile al vincitore e l’insulto vile a chi è caduto. L’alternativa non è un’impossibile assenza di idee. Manzoni presenta un modo di giudicare che vuole sottrarsi alla convenienza del momento.

Leggiamo questa dichiarazione per ciò che è: la posizione rivendicata dalla voce dell’ode. Non basta da sola a dimostrare ogni comportamento pubblico o privato dell’autore. In un’analisi, «il poeta dichiara di…» è più preciso di «questi versi provano che non ha mai…».

3. «Fu vera gloria?» non significa «non ho niente da dire»

I vv. 25-30 attraversano in pochi nomi uno spazio enorme: Alpi, Piramidi, Manzanarre, Reno, Scilla, Tanai. Sono richiami alle imprese e all’estensione del potere napoleonico, non il diario di un viaggio personale in ciascuno di quei luoghi. L’immagine del fulmine che segue il baleno comunica la rapidità dell’azione.

Poi il movimento si interrompe: «Fu vera gloria?». La domanda non riceve un semplice sì o no. Ai posteri spetta «l’ardua sentenza»; il «nui», cioè noi, si china invece davanti al «Massimo Fattor», Dio creatore. È cambiato il piano del discorso: dal bilancio delle imprese alla domanda sul loro significato in una prospettiva religiosa.

Parafrasi di lavoro dei vv. 31-36: Fu davvero gloria? Alle generazioni future spetta il difficile giudizio. Noi chiniamo il capo davanti a Dio, che volle imprimere in lui un segno più grande della propria forza creatrice.

La parafrasi chiarisce chi fa che cosa. Il commento aggiunge un ragionamento: riconoscere un’eccezionale energia umana non equivale ad approvare ogni guerra o scelta politica. E rinviare la sentenza storica non impedisce al poeta di proporre, nei versi successivi, un diverso criterio di valore.

4. Le antitesi: una vita non procede in linea retta

«La fuga e la vittoria», «la reggia e il tristo esiglio», «due volte nella polvere, / due volte sull’altar» (vv. 45-48): la vita viene serrata fra estremi. Le antitesi rendono visibile l’instabilità del potere. Chi sembrava dominare gli eventi è stato anche travolto dagli eventi.

L’«altar» non va preso come la notizia di una cerimonia religiosa: è un’immagine dell’esaltazione pubblica. La «polvere» rappresenta l’abbattimento. La ripetizione «due volte» dà forza al contrasto e trasforma la successione dei successi e delle sconfitte in un’oscillazione.

Nei vv. 49-54 Napoleone occupa una posizione quasi smisurata, arbitro fra due secoli personificati. Al v. 55 arriva «E sparve». Basta un verbo per ridurre quella centralità. Lo spazio delle campagne si restringe alla «breve sponda» dell’isola: alla vastità del dominio subentra il limite dell’esilio. Il contrasto è anche spaziale.

5. Il naufrago: quando ricordare diventa un peso

Dal v. 61 la grande similitudine del naufrago cambia la scala della scena. Un uomo cerca invano una riva; l’onda gli si avvolge sopra e lo schiaccia. Così il «cumulo / delle memorie» pesa sull’anima di Napoleone. Il testo non dice che l’esule naufraga davvero: il naufragio dà una forma concreta al suo travaglio interiore.

È importante rispettare il collegamento «Come… tal…»: da una parte l’onda sul naufrago, dall’altra i ricordi sull’esule. Dire soltanto «Napoleone è triste» perde il lavoro dell’immagine. Il passato non è una raccolta tranquilla di successi: torna e assale.

Lo mostrano anche i verbi. Prima il protagonista agiva, comandava, imponeva silenzio. Ora la mano cade e il ricordo lo assale. Nei vv. 79-84 riappaiono tende, soldati, cavalli e ordini: l’energia delle campagne sopravvive nella memoria, mentre il presente resta inerte. Da questa distanza nasce parte del dolore rappresentato.

6. Un «forse» e un «ma»: il passaggio alla speranza

«Ahi! forse a tanto strazio / cadde lo spirto anelo, / e disperò; ma valida / venne una man dal cielo» (vv. 85-88). Fermati sulle parole piccole. «Forse» segnala il carattere congetturale del momento di disperazione evocato dal poeta. «Ma» introduce una svolta: alla possibile resa interiore risponde un aiuto che non proviene dal potere militare.

La mano soccorritrice conduce verso la speranza e verso un premio che supera i desideri umani. Ai vv. 95-96 la gloria passata è «silenzio e tenebre» se confrontata con l’eternità. La domanda sulla gloria non è stata dimenticata: ora quella gloria viene misurata rispetto a qualcosa che il successo terreno non può dare.

Nell’ultima parte la voce si rivolge direttamente alla Fede. Il «disonor del Golgota» richiama la croce di Cristo: ciò che sul piano umano appare umiliazione diventa il luogo davanti al quale si china anche il potente. Le coppie «atterra e suscita», «affanna e… consola» (vv. 105-106) riuniscono abbattimento e soccorso nella rappresentazione di Dio.

Questa è la lettura cristiana proposta dall’ode. Possiamo studiarla senza trasformarla in un obbligo di adesione religiosa. Soprattutto, non possiamo ricavare dal testo la prova documentaria di ciò che Napoleone pensò negli ultimi istanti: Manzoni costruisce poeticamente un’interiorità e le assegna un significato.

7. La forma: perché «settenario» non vuol dire sette sillabe scritte

L’ode ha 18 strofe di sei settenari. In ogni strofa il primo, il terzo e il quinto verso sono sdruccioli; il secondo e il quarto sono piani e rimano fra loro; il sesto è tronco e rima con il sesto della strofa successiva. Puoi controllare la prima coppia: sospiro/spiro, fatale/mortale, sta/verrà.

Nel verso italiano il conto metrico dipende dalla posizione dell’ultimo accento e dagli incontri fra vocali. Un esempio semplice è «dato il mortal sospiro»: con la sinalefe fra dato e il, il conteggio è dà / to_il / mor / tàl / so / spì / ro. Sono sette posizioni metriche, con l’ultimo accento sulla sesta.

Non fermarti all’etichetta del metro. «Ei fu.» impone una pausa netta; «cadde, risorse e giacque» stringe tre azioni in poco spazio; l’ampia similitudine del naufrago chiede di seguire una frase distesa su più versi. La stessa misura metrica ospita effetti diversi. Per descriverli occorre leggere ad alta voce, non soltanto contare.

Attività ed esercizi

1. Due date, due fatti

Spiega in due frasi che cosa indica il titolo e quando viene composta l’ode. Perché non sono la stessa data?

2. Chi tace, chi parla?

Nei vv. 13-24 individua il soggetto di «vide» e «tacque». Spiega poi, senza usare le parole encomio e oltraggio, quali due atteggiamenti la voce poetica rifiuta.

3. Una parafrasi da correggere

Una compagna scrive: «Fu sicuramente vera gloria; i contemporanei hanno già deciso che tutte le imprese di Napoleone furono giuste». Individua tre alterazioni rispetto ai vv. 31-36 e riscrivi il passaggio in forma fedele.

4. Le parole agli estremi

Scegli due antitesi fra i vv. 43-60. Per ciascuna indica le parole precise e spiega che cosa cambia nella condizione del protagonista. Non basta scrivere «sono contrari».

5. Dentro la similitudine

Nei vv. 61-68 trova: a) l’essere umano della scena di confronto; b) ciò che lo sovrasta; c) il protagonista a cui la scena viene applicata; d) ciò che pesa su di lui. Spiega in 60-90 parole perché il ricordo non appare consolatorio.

6. Dato storico o rappresentazione poetica?

Classifica le affermazioni come dato storico riscontrabile, osservazione sul testo, oppure affermazione non dimostrata dall’ode. Motiva soprattutto la terza e la quarta.

  1. Napoleone morì a Sant’Elena il 5 maggio 1821.
  2. Nei vv. 85-88 compaiono «forse» e «ma».
  3. Manzoni assistette personalmente all’ultima notte di Napoleone.
  4. L’ode prova quali furono tutti gli ultimi pensieri dell’esule.
  5. Nei vv. 97-104 la voce si rivolge alla Fede.

7. Metro e lettura ad alta voce

Conta le posizioni metriche di «dato il mortal sospiro», segnando l’incontro fra vocali. Trova poi, nei primi dodici versi, le parole che realizzano le tre rime indicate nella spiegazione. Infine leggi «Ei fu. Siccome immobile» senza cancellare il punto: che effetto produce la pausa?

8. Un piccolo commento, non uno slogan

Scrivi 160-220 parole a partire da questa domanda: perché il soccorso finale non equivale a una vittoria militare? Usa almeno tre riferimenti con i numeri dei versi, fra cui uno anteriore al v. 61. Distingui una tua interpretazione da un dato letterale. Chiudi con una frase che spieghi perché «Manzoni assolve tutte le guerre» è una conclusione non sostenuta dal percorso letto.

Confronto a coppie. Scambiatevi il commento e sottolineate in un colore i dati testuali, in un altro le interpretazioni. Dove manca un collegamento fra i due, lasciate una domanda sul margine. Rivedete il testo prima di leggere la proposta di soluzione.

Soluzioni commentate

1. Il titolo non data la stesura

Il 5 maggio 1821 è il giorno della morte di Napoleone a Sant’Elena. Manzoni compone l’ode nel luglio 1821, dopo aver ricevuto la notizia. Non bisogna sovrapporre il momento dell’evento a quello della sua conoscenza e della scrittura.

2. Il soggetto non è Napoleone

Il soggetto è «il mio genio», cioè l’ingegno poetico: vede Napoleone sul trono e tace. «Lui» è il complemento oggetto di «vide». La voce dichiara di non avere adulato il potente e di non averlo insultato quando era caduto. L’ordine delle parole può ingannare: riportare la frase nell’ordine più consueto aiuta a capirla.

3. Non trasformare una domanda in una certezza

La riscrittura sbaglia perché rende affermativa una domanda, sostituisce i posteri con i contemporanei e introduce l’approvazione di tutte le imprese, assente dal passaggio. Una parafrasi possibile è quella fornita nella sezione 3. Sono accettabili formulazioni diverse se mantengono domanda, rinvio del giudizio ai posteri e gesto del «noi» davanti a Dio.

4. Il contrario deve diventare una spiegazione

Possibili coppie: «fuga/vittoria», sconfitta e successo militare; «reggia/tristo esiglio», potere e allontanamento forzato; «polvere/altar», abbattimento ed esaltazione; «odio/amor», reazioni opposte suscitate dal protagonista. Le prime tre riguardano soprattutto le sue alterne condizioni; l’ultima riguarda gli atteggiamenti altrui. Questa differenza rende la risposta più precisa di un semplice elenco.

5. L’onda e le memorie

I quattro elementi sono: a) il naufrago; b) l’onda; c) l’anima di Napoleone; d) il cumulo dei ricordi. Una risposta possibile: «Il passato pesa sull’esule come un’onda sulla testa di chi cerca invano una riva. La memoria non restituisce il comando perduto e non offre un approdo sicuro. Al contrario, fa avvertire la distanza fra l’energia di prima e l’inattività presente. Il confronto rende fisica una pressione interiore». Non è necessario usare queste stesse parole; servono la corrispondenza corretta e almeno un indizio del testo.

6. Una poesia non è un verbale

  1. Dato storico riscontrabile nelle fonti. 2. Osservazione sul testo. 3. Affermazione non dimostrata dall’ode: il testo non presenta l’autore come testimone presente e non autorizza a inventare quella presenza. 4. Affermazione non dimostrata dall’ode: la rappresentazione poetica dell’interiorità non è una registrazione dei pensieri reali. 5. Osservazione sul testo. Per la terza e la quarta, «non dimostrato» descrive il rapporto con questa fonte; non sostituisce una ricerca storica con un’impressione.

7. Sillabe e pausa

dà / to_il / mor / tàl / so / spì / ro: sette posizioni, grazie alla sinalefe to_il. Le rime sono sospiro/spiro (vv. 2 e 4), fatale/mortale (vv. 8 e 10), sta/verrà (vv. 6 e 12). Il punto dopo «fu» isola l’annuncio e trattiene la voce prima del confronto che segue: è una lettura motivata dalla punteggiatura, non un effetto prodotto automaticamente da ogni settenario.

8. Una possibile risposta

«Nel Cinque maggio la grandezza militare non basta a proteggere l’uomo dalla sconfitta e dalla morte. Nei vv. 45-48 fuga e vittoria, reggia ed esilio sono accostati: il potere non è una condizione stabile. Al v. 55 il verbo “sparve” riduce bruscamente il ruolo di chi sembrava arbitro della storia. La similitudine dei vv. 61-68 porta poi l’attenzione sul peso delle memorie: il passato glorioso può diventare doloroso proprio perché non ritorna.

A mio avviso il soccorso finale cambia il significato della vittoria, perché non restituisce all’esule eserciti, territori o autorità. Nei vv. 87-94 la mano che viene dal cielo lo avvia alla speranza e a un premio oltre i desideri terreni. Questa è la rappresentazione religiosa proposta dal poeta, non la cronaca verificata di un’esperienza interiore. Ai vv. 95-96 la gloria passata diventa “silenzio e tenebre” davanti all’eternità. Il contrasto suggerisce un limite del successo politico, non una sua consacrazione. Sarebbe quindi scorretto concludere che Manzoni approva tutte le guerre napoleoniche: il testo ricorda la terra insanguinata e sposta il giudizio su un piano diverso dal numero delle vittorie».

Sono possibili altre letture ben argomentate. Per rivedere il tuo testo controlla quattro aspetti: risposta alla domanda, precisione delle citazioni, spiegazione dei collegamenti, distinzione fra storia e interpretazione. La lunghezza da sola non misura la qualità.

Fonti per approfondire e verificare

Testo di riferimento. Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, in Inni sacri e odi civili, a cura di Pierantonio Frare, Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2017, Edizione nazionale ed europea, vol. 1; testo digitale del Centro. I riferimenti della lezione sono ai versi, non alle righe dello schermo.

Primo riscontro critico. Gigi Cavalli, Il Cinque Maggio, Treccani, sezioni «Parafrasi» e «Commento»: vv. 13-24 sulla voce poetica; vv. 31-36 sul giudizio; vv. 61-96 su memoria e speranza; «Commento» per metro e contrasti.

Secondo riscontro critico indipendente. B. Panebianco, M. Gineprini, S. Seminara, LetterAutori – edizione verde, Zanichelli, 2012, estensione Il cinque maggio, testo 10, pp. 1-4 per testo e note; p. 5, «Dal vero storico al vero poetico» e «Ritmo e sintassi»; p. 6, «La similitudine dell’onda e le immagini chiave». Le pagine indicate coincidono con quelle del PDF.

Le spiegazioni, le parafrasi didattiche, le consegne e le soluzioni di questa lezione sono originali. Il testo poetico di Manzoni è di pubblico dominio; non vengono riprodotti apparati, parafrasi o esercizi degli editori consultati. Il confronto delle fonti non sostituisce la revisione di un docente.

Appendice: il testo integrale

Alessandro Manzoni, Il cinque maggio (1821). Testo poetico di pubblico dominio; numerazione aggiunta per lo studio. Fonte testuale indicata nella sezione Fonti.

1 Ei fu. Siccome immobile,
2 dato il mortal sospiro,
3 stette la spoglia immemore
4 orba di tanto spiro,
5 così percossa, attonita
6 la terra al nunzio sta,

7 muta pensando all’ultima
8 ora dell’uom fatale;
9 né sa quando una simile
10 orma di piè mortale
11 la sua cruenta polvere
12 a calpestar verrà.

13 Lui folgorante in solio
14 vide il mio genio e tacque;
15 quando, con vece assidua,
16 cadde, risorse e giacque,
17 di mille voci al sonito
18 mista la sua non ha:

19 vergin di servo encomio
20 e di codardo oltraggio,
21 sorge or commosso al subito
22 sparir di tanto raggio;
23 e scioglie all’urna un cantico
24 che forse non morrà.

25 Dall’Alpi alle Piramidi,
26 dal Manzanarre al Reno,
27 di quel securo il fulmine
28 tenea dietro al baleno;
29 scoppiò da Scilla al Tanai,
30 dall’uno all’altro mar.

31 Fu vera gloria? Ai posteri
32 l’ardua sentenza; nui
33 chiniam la fronte al Massimo
34 Fattor, che volle in lui
35 del creator suo spirito
36 più vasta orma stampar.

37 La procellosa e trepida
38 gioia d’un gran disegno,
39 l’ansia d’un cor che indocile
40 serve, pensando al regno;
41 e il giunge, e tiene un premio
42 ch’era follia sperar;

43 tutto ei provò: la gloria
44 maggior dopo il periglio,
45 la fuga e la vittoria,
46 la reggia e il tristo esiglio:
47 due volte nella polvere,
48 due volte sull’altar.

49 Ei si nomò: due secoli,
50 l’un contro l’altro armato,
51 sommessi a lui si volsero,
52 come aspettando il fato;
53 ei fe’ silenzio, ed arbitro
54 s’assise in mezzo a lor.

55 E sparve, e i dì nell’ozio
56 chiuse in sì breve sponda,
57 segno d’immensa invidia
58 e di pietà profonda,
59 d’inestinguibil odio
60 e d’indomato amor.

61 Come sul capo al naufrago
62 l’onda s’avvolve e pesa,
63 l’onda su cui del misero,
64 alta pur dianzi e tesa,
65 scorrea la vista a scernere
66 prode remote invan;

67 tal su quell’alma il cumulo
68 delle memorie scese!
69 oh quante volte ai posteri
70 narrar sé stesso imprese,
71 e sull’eterne pagine
72 cadde la stanca man!

73 oh quante volte, al tacito
74 morir d’un giorno inerte,
75 chinati i rai fulminei,
76 le braccia al sen conserte,
77 stette, e dei dì che furono
78 l’assalse il sovvenir!

79 E ripensò le mobili
80 tende, e i percossi valli,
81 e il lampo de’ manipoli,
82 e l’onda dei cavalli,
83 e il concitato imperio,
84 e il celere ubbidir.

85 Ahi! forse a tanto strazio
86 cadde lo spirto anelo,
87 e disperò; ma valida
88 venne una man dal cielo,
89 e in più spirabil aere
90 pietosa il trasportò;

91 e l’avviò, pei floridi
92 sentier della speranza,
93 ai campi eterni, al premio
94 che i desideri avanza,
95 dov’è silenzio e tenebre
96 la gloria che passò.

97 Bella Immortal! benefica
98 fede ai trionfi avvezza!
99 scrivi ancor questo, allegrati;
100 ché più superba altezza
101 al disonor del Golgota
102 giammai non si chinò.

103 Tu dalle stanche ceneri
104 sperdi ogni ria parola:
105 il Dio che atterra e suscita,
106 che affanna e che consola,
107 sulla deserta coltrice
108 accanto a lui posò.

Bozza didattica originale. Revisione docente e prova in classe aperte. Il confronto delle fonti non equivale ad approvazione per ogni classe.