Scheda breve
Materia e livello: Latino, Scuola secondaria di secondo grado, terzo anno; utilizzabile nel quarto per recupero. Tempo suggerito: una lezione di circa 60 minuti. Prerequisiti: casi, infinito, participio perfetto, verbo sum, riconoscimento del predicato e della proposizione finale con ut. Obiettivo: riconoscere il supino in -um e in -ū, collegarlo alla parola che lo regge e tradurlo senza confonderlo con participio o infinito.
Il supino compare in poche costruzioni, ma insegna una buona abitudine: non decidere la funzione di una parola guardando soltanto la sua desinenza. Qui lavoriamo sullo scopo dopo un verbo di moto e sull’azione rispetto alla quale una qualità viene affermata.
1. Due frasi, due domande
Osserva questi esempi didattici, costruiti per la lezione:
- Pueri venerunt spectatum. — I ragazzi vennero per vedere.
- Hoc est mirabile visu. — Questo è meraviglioso da vedere.
Nella prima frase qualcuno si sposta: per fare che cosa? Nella seconda esprimiamo un giudizio: meraviglioso rispetto a quale azione? Le forme spectatum e visu sono supini, ma non svolgono lo stesso lavoro.
Il supino è un nome verbale, tradizionalmente collegato alla quarta declinazione. Negli usi studiati qui presenta due forme: un accusativo in -um e una forma in -ū, normalmente analizzata nella grammatica scolastica come ablativo di limitazione o rispetto. Non ha persona e non distingue tempi come un verbo finito: in venerunt spectatum il passato è espresso da venerunt, non da spectatum.
Il segno sulla ū indica una vocale lunga. Nei testi scolastici spesso non è scritto: visu e visū sono allora due grafie della medesima forma. In questa lezione manteniamo la grafia senza segni nelle frasi e usiamo -ū quando nominiamo la terminazione.
Riferimenti: Allen e Greenough, §§508–510; Bennett, §340. I collegamenti e i localizzatori completi sono in fondo.
2. Il supino in -um: lo scopo di un movimento
Dopo verbi che indicano movimento, il supino in -um può esprimere lo scopo. Si traduce spesso con per + infinito. Il verbo di moto può descrivere lo spostamento del soggetto oppure l’invio di qualcun altro.
Legati venerunt pacem petitum. — Gli ambasciatori vennero per chiedere la pace.
La struttura si ricostruisce così: legati è il soggetto; venerunt è il predicato, «vennero»; petitum indica lo scopo, «per chiedere»; pacem è il complemento oggetto di petitum. Il supino conserva dunque una proprietà verbale: nella forma in -um può reggere un oggetto. Non tradurremo pacem petitum con «la pace chiesta», perché qui petitum non concorda con pacem e dipende da un verbo di movimento.
Un secondo esempio didattico chiarisce l’invio:
Dux legatos pacem petitum misit. — Il comandante mandò gli ambasciatori a chiedere la pace.
Dux compie l’invio; sono gli ambasciatori, oggetto di misit, a muoversi e a chiedere. Non bisogna attribuire automaticamente lo scopo al soggetto grammaticale della principale.
Questa costruzione non è un lasciapassare per tradurre qualsiasi infinito italiano con un supino. Funziona nel contesto di moto descritto. La stessa finalità può essere espressa anche da una proposizione finale:
Legati venerunt ut pacem peterent. — Gli ambasciatori vennero per chiedere la pace.
Nel nostro esempio le traduzioni coincidono, ma le strutture latine no: petitum è una forma nominale; ut … peterent è una proposizione con un verbo finito al congiuntivo imperfetto. Non esiste una regola per cui ogni finale debba diventare un supino.
3. Il supino in -ū: «da dire», «da vedere», «da fare»
Il supino in -ū compare con un numero limitato di aggettivi, per precisare l’azione rispetto alla quale vale il giudizio. Sono comuni forme come dictu, visu, auditu, factu, cognitu. Non conviene produrle liberamente per ogni verbo: vanno riconosciute e controllate nel lessico.
Bennett propone:
Haec res est facilis cognitu. — Questa cosa è facile da conoscere.
Facilis esprime la qualità; cognitu specifica rispetto a quale azione la cosa è facile. Non c’è un movimento con uno scopo. La resa «da conoscere» non rende il supino un infinito passivo latino: è la costruzione italiana a funzionare così.
Un altro esempio riportato da Bennett è:
Hoc est optimum factu. — Questa è la cosa migliore da fare.
Il supino in -ū non regge un complemento oggetto. In questa frase hoc non è l’oggetto di factu: è il soggetto neutro di est. Perciò non possiamo trasferire alla forma in -ū lo schema pacem petitum.
La grammatica registra anche usi con fas, nefas e opus, oltre ad altri impieghi meno comuni. Li lasciamo all’approfondimento: il nucleo di questa lezione è la distinzione tra moto con scopo e aggettivo con limitazione. Allen e Greenough, §510, osservano inoltre che con facilis, difficilis e iucundus sono frequenti costruzioni alternative: la presenza dell’aggettivo non obbliga al supino.
4. La desinenza non basta: il confronto decisivo
Confronta tre esempi didattici:
- Legati venerunt pacem petitum. — Gli ambasciatori vennero per chiedere la pace. Supino: scopo dopo venerunt.
- Donum petitum accepit. — Ricevette il dono richiesto. Participio perfetto passivo: petitum concorda con donum, accusativo neutro singolare.
- Pacem petere volunt. — Vogliono chiedere la pace. Infinito presente: petere completa volunt.
La forma petitum è identica nei primi due esempi. Cambiano i rapporti nella frase. Il participio si comporta come un aggettivo e concorda con un nome; il supino in -um, nell’uso studiato, esprime lo scopo dello spostamento e non concorda con un nome. Anche un sostantivo o un’altra forma possono terminare in -um: la terminazione è un indizio, non una prova.
Per la morfologia, consulta il paradigma del verbo: peto, petere, petivi, petitum permette di riconoscere petitum. Analogamente video, videre, vidi, visum aiuta a riconoscere visu. Alcuni dizionari danno come quarta voce il participio visus invece del supino visum: controlla la convenzione usata. Il tema condiviso non rende identiche le due funzioni.
5. Una procedura da usare nella versione
Prima trova il verbo finito e il suo soggetto. Poi chiediti se c’è un movimento o un invio e quale azione ne esprima lo scopo: in questo contesto verifica il possibile supino in -um. Se trovi invece un giudizio espresso da un aggettivo e una forma nota in -ū, verifica se questa precisa «rispetto a quale azione». Infine controlla le dipendenze: un eventuale oggetto è compatibile con il supino in -um; un nome con cui la forma concorda può invece segnalare un participio.
Prova una traduzione naturale e ritorna al latino. «Per chiedere» deve spiegare un fine; «facile da conoscere» deve precisare una qualità. Se la traduzione cancella la differenza, l’analisi non è ancora conclusa.
6. Attività a coppie: cambia la cornice
Su un foglio scrivete queste tre frasi didattiche, senza la traduzione:
A. Amici venerunt auxilium petitum.
B. Auxilium petitum accepimus.
C. Hoc est mirabile auditu.
Per ciascuna, una persona sottolinea il predicato e individua la parola da cui dipende la forma evidenziata (petitum, petitum, auditu); l’altra propone la traduzione. Poi scambiate i ruoli e spiegate perché A e B, pur contenendo entrambe petitum, non hanno la stessa analisi. Concludete scrivendo una domanda-guida per A e una per C. Non serve inventare nuove forme latine.
7. Esercizi
Tutte le frasi di questa sezione sono costruite a fini didattici; non sono citazioni di autori antichi.
1. Riconosci e motiva
Classifica la forma in corsivo come supino in -um, supino in -ū, participio oppure infinito. Indica l’elemento che giustifica la scelta.
A. Milites venerunt aquam petitum.
B. Hoc est incredibile dictu.
C. Donum petitum accepimus.
D. Amici auxilium petere volunt.
2. Traduci senza perdere i rapporti
A. Legati venerunt auxilium petitum.
B. Hoc est mirabile visu.
C. Dux legatos pacem petitum misit.
Per A e C indica chi chiede e quale parola esprime l’oggetto della richiesta.
3. Scegli e spiega
A. Haec res est facilis (cognitu / cognitum).
B. Legati venerunt pacem (petitu / petitum).
C. Donum (petitum / petitu) accepit.
Non basta scegliere: scrivi se la forma serve a precisare una qualità, esprimere uno scopo o concordare con un nome.
4. Due strutture, uno scopo
Trasforma Legati venerunt ut pacem peterent usando il supino. Conserva soggetto, predicato e oggetto. Spiega che cosa scompare e che cosa sostituisce la proposizione finale.
5. Correggi l’analisi, non il latino
Uno studente scrive: «In Dux legatos pacem petitum misit, petitum concorda con pacem e significa “chiesta”». Individua due problemi e proponi una traduzione corretta.
6. Il finto oggetto
In Hoc est optimum factu uno studente considera hoc complemento oggetto del supino. Spiega perché l’analisi non funziona e indica il ruolo di hoc.
7. Vero o falso, con rettifica
A. Ogni parola in -um è un supino.
B. Il supino in -um può avere un complemento oggetto.
C. Il supino in -ū si può costruire liberamente con qualsiasi verbo.
D. In venerunt spectatum il tempo passato dipende da venerunt.
8. Risposta breve di uscita
In non più di quattro righe spiega la differenza tra venerunt spectatum e mirabile visu. Usa entrambe le espressioni «scopo» e «qualità» e indica un controllo utile per non confondere un supino con un participio.
8. Soluzioni commentate
Attività a coppie
A: «Gli amici vennero per chiedere aiuto». Venerunt descrive lo spostamento, petitum lo scopo; auxilium è il suo oggetto. Domanda-guida: «Per fare che cosa vennero?» B: «Ricevemmo l’aiuto richiesto». Petitum concorda con auxilium, accusativo neutro singolare, ed è participio; il predicato è accepimus. C: «Questo è meraviglioso da sentire». Auditu precisa la qualità mirabile: «Meraviglioso rispetto a quale azione?»
1. Riconosci e motiva
A: supino in -um, dipendente dal moto espresso da venerunt, con aquam oggetto. B: supino in -ū, che precisa incredibile. C: participio perfetto passivo, concordato con donum. D: infinito presente petere, dipendente da volunt. La risposta C dimostra perché non basta osservare la desinenza.
2. Traduzione
A: «Gli ambasciatori vennero per chiedere aiuto». Chiedono gli ambasciatori; l’oggetto è auxilium. B: «Questo è meraviglioso da vedere». Non significa «venne per vedere»: manca un contesto di moto e il supino precisa un giudizio. C: «Il comandante mandò gli ambasciatori a chiedere la pace». Chiedono gli ambasciatori, non il comandante; l’oggetto della richiesta è pacem, mentre legatos è l’oggetto di misit.
3. Scelta
A: cognitu, limitazione della qualità facilis. B: petitum, scopo dopo venerunt. C: petitum, participio concordato con donum. La stessa forma scelta in B e C non implica la stessa funzione.
4. Trasformazione
Legati venerunt pacem petitum. Scompaiono ut e il congiuntivo peterent; al loro posto compare il supino petitum. Resta pacem, oggetto della richiesta. Nel contesto il senso finale rimane, ma non rimane una proposizione con verbo finito.
5. Analisi da correggere
Pacem è femminile accusativo singolare: un participio concordato sarebbe petitam, non petitum. Inoltre misit descrive l’invio degli ambasciatori e petitum ne indica lo scopo; pacem è l’oggetto di petitum. Traduzione: «Il comandante mandò gli ambasciatori a chiedere la pace».
6. Il ruolo di hoc
Il supino in -ū non regge oggetto. Hoc è qui nominativo neutro singolare, soggetto di est; optimum è la parte nominale del predicato e factu precisa l’azione rispetto alla quale vale il giudizio. Traduzione: «Questa è la cosa migliore da fare».
7. Vero o falso
A: falso. Anche sostantivi, aggettivi e participi possono finire in -um: occorrono struttura e contesto. B: vero, come pacem in pacem petitum. C: falso. L’uso in -ū è limitato e va verificato nel lessico; non è una sostituzione automatica dell’infinito. D: vero. Il supino non porta un tempo passato autonomo.
8. Una risposta possibile
«In venerunt spectatum il supino in -um esprime lo scopo di un movimento: vennero per vedere. In mirabile visu il supino in -ū precisa una qualità: meraviglioso da vedere. Per non scambiarlo con un participio controllo se la forma concorda con un nome o dipende da un verbo di moto.» Sono accettabili altre formulazioni che mantengano questi rapporti.
9. Fonti per controllare e approfondire
Allen e Greenough, New Latin Grammar for Schools and Colleges, edizione digitale a cura di Meagan Ayer, Dickinson College Commentaries. The Supine, §508 per natura e forme del supino, §509 per moto, scopo e oggetto, §510 e note 1–4; nota a piè di pagina 1 per il valore della forma in -ū, gli usi limitati e l’assenza di oggetto. È la fonte della distinzione strutturale usata nella lezione. Allen e Greenough discutono anche l’origine della forma in -ū come dativo/ablativo: qui si adotta l’analisi scolastica di limitazione, non una conclusione storico-linguistica assoluta.
Charles E. Bennett, New Latin Grammar, The Latin Library. Testo completo, §340.1 e 340.1a per scopo dopo verbi di moto e oggetto; §340.2 e 340.2a–b per ablativo di specificazione, repertorio ristretto e impossibilità di reggere oggetto. Gli esempi Haec res est facilis cognitu e Hoc est optimum factu sono ripresi da questo paragrafo, senza i segni di quantità. Sul testo completo usare la ricerca «THE SUPINE» oppure «340».
Sono due grammatiche di autori diversi, non due copie della medesima opera. Le traduzioni e il percorso didattico sono originali. Gli altri esempi, le attività e gli esercizi sono costruiti per questa lezione: non vengono attribuiti a un autore latino e non costituiscono attestazioni letterarie.
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