Il dativo di possesso: perché «noi abbiamo» può diventare nobis sunt

Scarica il PDF stampabile — lezione, 10 esercizi e soluzioni

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Latino · Scuola superiore · Sintassi dei casi
Percorso proposto per il biennio, dopo lo studio del dativo e delle forme di sum. Il docente può adattarlo alla propria classe. Servono il nominativo, l’accusativo e le prime due declinazioni. Tempo indicativo: una lezione, con esercizi da completare a casa.

Scheda in breve

Il latino può esprimere il possesso con una forma di sum e il dativo di chi possiede. La persona non è il soggetto: il soggetto è ciò che si ha, e va al nominativo. In Nobis pauci libri sunt, «Abbiamo pochi libri», nobis indica chi li ha; pauci libri è il soggetto plurale e richiede sunt. [1, §373; 2, §190]

Per tradurre bene, separa due operazioni: prima ricostruisci i ruoli latini, poi scrivi un italiano naturale. «A noi sono pochi libri» può ricordarti la struttura, ma non è la traduzione da consegnare.

Da ricordare: dativo del possessore + nominativo della cosa posseduta + sum, concordato con il nominativo. L’ordine delle parole può cambiare.

Obiettivo: riconoscere chi ha che cosa, scegliere est o sunt e passare dalla costruzione con sum a quella con habeo senza scambiare i casi.

1. Il soggetto non è sempre la persona che immagini

Leggi queste due frasi originali:

Nobis parvus hortus est.
«Abbiamo un piccolo orto».

Nobis parvi horti sunt.
«Abbiamo piccoli orti».

Chi possiede gli orti è sempre «noi». Eppure il verbo latino cambia. Non dipende da nobis, che rimane identico: dipende da hortus, singolare, e da horti, plurale.

Nella prima frase hortus è nominativo singolare e parvus concorda con esso; il verbo è est. Nella seconda horti e parvi sono nominativi plurali e il verbo è sunt. Nobis è dativo plurale del pronome personale: qui indica il possessore.

È questo il passaggio da capire: in italiano diciamo «noi abbiamo» e facciamo di «noi» il soggetto; nella costruzione latina appena letta il soggetto è invece «un piccolo orto» oppure «piccoli orti». Cambia la grammatica, non la situazione descritta.

L’accordo del verbo con il soggetto è la normale regola latina, non un’eccezione creata dal dativo di possesso. [1, §316; 2, §254.1]

2. Come riconoscere il dativo di possesso

Non basta vedere una parola che termina in -ae o in -is. Cerca l’intera costruzione: una forma di sum, un soggetto al nominativo e qualcuno al dativo che ha ciò di cui si parla. [1, §373; 2, §190]

Puero parvus hortus est.
«Il ragazzo ha un piccolo orto».

Qui puero è dativo singolare di puer, «ragazzo»; parvus hortus è il soggetto al nominativo singolare. La costruzione si riconosce considerando insieme i casi, il verbo e il significato della frase. Il fatto che puero possa essere, in altri contesti, anche un ablativo non lo rende tale qui.

Discipulis multi libri sunt.
«Gli allievi hanno molti libri».

Discipulis è dativo plurale; multi libri è nominativo plurale. La traduzione «Gli allievi sono molti libri» non è soltanto strana: nasce dall’aver trattato discipulis come se fosse un nominativo.

Con i pronomi personali incontrerai spesso queste forme:

Chi possiede Dativo latino
io mihi
tu tibi
noi nobis
voi vobis

Sono forme da riconoscere, non soggetti da accordare con il verbo. Per i paradigmi dei pronomi personali: [2, §84].

3. Sum e habeo: la stessa situazione, casi diversi

Confronta:

Tibi parva villa est.
«Hai una piccola casa di campagna».

Parvam villam habes.
«Hai una piccola casa di campagna».

Nella prima frase tibi è dativo; parva villa è il soggetto al nominativo; est è terza persona singolare. Nella seconda il soggetto è «tu», riconoscibile dalla desinenza di habes; parvam villam è l’oggetto all’accusativo.

Costruzione con sum Costruzione con habeo
possessore al dativo: tibi possessore come soggetto: «tu», sottinteso
cosa posseduta al nominativo: parva villa cosa posseduta all’accusativo: parvam villam
verbo accordato con villa: est verbo accordato con «tu»: habes

Nell’esempio le due frasi descrivono la stessa situazione. Questo non significa che sum e habeo siano sostituibili in ogni loro uso: qui confrontiamo soltanto due modi di esprimere il possesso. Non serve aggiungere tu alla seconda frase, a meno che il contesto non richieda di metterlo in rilievo.

Un’altra distinzione utile è quella fra avere qualcosa e dire di chi è qualcosa. Liber est meus mette in evidenza che il libro è mio; la costruzione con il dativo presenta il fatto che ho un libro. È la differenza illustrata da Allen e Greenough, §373, nota dopo gli esempi iniziali. Non trasformarla in una regola rigida sull’ordine delle parole: il rilievo dipende anche dal contesto. [1]

4. Non si possiedono soltanto oggetti

In grammatica «possesso» ha un significato più ampio di «proprietà». Può esprimere anche rapporti personali:

Marco duae sorores sunt.
«Marco ha due sorelle».

Marco è il dativo singolare del nome latino Marcus; duae sorores è nominativo plurale e determina sunt. La frase non presenta le sorelle come oggetti di proprietà: dice che Marco ha quel rapporto di parentela. Allen e Greenough aprono proprio con un esempio di rapporto familiare, non con un bene materiale. [1, §373, primo esempio]

Anche il tempo del verbo può cambiare:

Nobis parvus hortus erat.
«Avevamo un piccolo orto».

Nobis parvi horti erant.
«Avevamo piccoli orti».

Erat ed erant sono forme dell’imperfetto di sum. Il criterio resta lo stesso: singolare con hortus, plurale con horti. Il tempo si sceglie in base alla situazione raccontata; il numero dipende dal soggetto latino. [2, §100]

5. Due errori da fermare subito

«Siamo noi: allora uso sumus»

Per dire «Abbiamo pochi libri», Nobis pauci libri sumus è sbagliato. Nobis non è il soggetto; libri è il soggetto plurale e richiede la terza persona plurale del verbo. La forma corretta è Nobis pauci libri sunt.

«Con sum ogni dativo indica possesso»

Non è così. Confronta due esempi originali:

Mihi parva villa est.
«Ho una piccola casa di campagna».

Mihi epistula scribenda est.
«Devo scrivere una lettera».

Nella seconda frase scribenda è un gerundivo: con est forma una perifrastica passiva. Mihi indica la persona su cui ricade il dovere, non chi possiede la lettera. Qui mihi è il dativo d’agente della perifrastica passiva: segnala chi deve compiere l’azione. Qui basta riconoscere il contrasto; la perifrastica ha bisogno di una lezione a sé. [1, §374; 2, §189.1]

Perciò non applicare una formula dopo aver letto soltanto due parole. Prima guarda che cosa c’è fra il dativo e sum, e che cosa significa la frase intera.

6. Esercizi

Tutte le frasi latine degli esercizi sono esempi didattici originali, non passi d’autore. Scrivi le risposte prima di leggere le soluzioni. Lessico utile: hortus, orto; villa, casa di campagna; liber, libro; discipulus, allievo; puer, ragazzo; soror, sorella; pauci, pochi; multi, molti.

1. Trova i ruoli. In Discipulis multi libri sunt, individua il possessore, il soggetto e il verbo. Indica caso e numero dei due gruppi nominali, poi traduci.

2. Scegli il verbo. Completa e spiega la scelta:

a) Nobis parva villa ___ (est / sumus).
b) Tibi duo libri ___ (es / sunt).

3. Cambia soltanto ciò che serve. Trasforma Nobis parvus hortus est in «Abbiamo piccoli orti». Quali parole cambiano? Quale resta uguale?

4. Dal dativo di possesso a habeo. Riscrivi Tibi multi libri sunt usando una forma di habeo. Non è necessario esprimere il pronome soggetto.

5. Da habeo al dativo di possesso. Riscrivi Parvam villam habemus usando sum. La traduzione deve restare «Abbiamo una piccola casa di campagna».

6. Rimetti a posto la frase. Una compagna scrive Nobis paucos libros sunt per dire «Abbiamo pochi libri». Correggi i casi e spiega perché la sua frase mescola due costruzioni diverse.

7. Guarda il tempo. Traduci Puero parvus hortus erat. Poi metti al plurale «piccolo orto» (nome e aggettivo) e adegua il verbo, mantenendo singolare il possessore e conservando l’imperfetto.

8. Un rapporto, non una proprietà. Traduci Marco duae sorores sunt. Perché il verbo è plurale, benché Marco sia una sola persona?

9. Stessa forma, funzione diversa. Confronta Mihi parva villa est e Mihi epistula scribenda est. In quale frase il dativo è di possesso? Quale parola ti impedisce di analizzare nello stesso modo anche l’altra?

10. Traduci e controlla. Scrivi in latino con il dativo di possesso: «Avete pochi libri». Nella risposta sottolinea il soggetto latino e spiega perché non hai usato estis.

7. Soluzioni commentate

1. Discipulis, dativo plurale, indica gli allievi che possiedono i libri. Multi libri, nominativo plurale, è il soggetto; sunt è presente indicativo, terza persona plurale di sum. Traduzione: «Gli allievi hanno molti libri». Il soggetto italiano non coincide con quello latino.

2. a) Nobis parva villa est: villa è singolare, quindi serve est. b) Tibi duo libri sunt: duo libri è plurale, quindi serve sunt. Né «noi» né «tu», indicati dai dativi, stabiliscono la persona del verbo latino.

3. Nobis parvi horti sunt. Cambiano parvus in parvi, hortus in horti ed est in sunt: soggetto, aggettivo e verbo passano al plurale. Nobis non cambia, perché a possedere gli orti siamo ancora «noi».

4. Multos libros habes. Il possessore diventa il soggetto «tu», sottinteso; habes è seconda persona singolare. I libri diventano oggetto: multos libros, accusativo plurale. Anche Tu multos libros habes è grammaticalmente corretto, ma il pronome non è richiesto.

5. Nobis parva villa est. «Noi» diventa nobis, dativo plurale; parvam villam, oggetto della frase iniziale, diventa parva villa, soggetto nominativo singolare. Per questo habemus è sostituito da est, non da sumus.

6. Nobis pauci libri sunt. Con il dativo di possesso i libri sono il soggetto, quindi occorre il nominativo pauci libri. Paucos libros sarebbe l’accusativo richiesto come oggetto nella frase Paucos libros habemus. La frase sbagliata conserva il verbo di una costruzione e l’oggetto dell’altra.

7. «Il ragazzo aveva un piccolo orto». La trasformazione è Puero parvi horti erant: «Il ragazzo aveva piccoli orti». Puero resta dativo singolare; parvi horti è nominativo plurale; erant è imperfetto indicativo, terza persona plurale. Il ragazzo rimane uno solo, ma non è il soggetto latino.

8. «Marco ha due sorelle». Il soggetto latino è duae sorores, nominativo plurale: sono le due sorelle a richiedere sunt. Marco è dativo singolare e indica la persona che ha quel legame familiare.

9. Il dativo è di possesso nella prima frase: «Ho una piccola casa di campagna». Nella seconda scribenda segnala la perifrastica passiva: «Devo scrivere una lettera». Mihi è dativo d’agente. Non basta trovare mihi ed est per assegnare automaticamente la stessa funzione.

10. Vobis pauci libri sunt. Il soggetto latino è pauci libri, nominativo plurale; il verbo va alla terza persona plurale, quindi è sunt. Vobis indica il possessore e non richiede estis. È possibile disporre diversamente le parole senza cambiare questi rapporti, per esempio Pauci libri vobis sunt.

Prima di chiudere il quaderno

Prendi Nobis pauci libri sunt e fai tre segni: un cerchio su chi possiede, una sottolineatura sotto il soggetto, una freccia dal soggetto al verbo. Se la freccia parte da nobis, ricontrolla i casi. Se parte da libri, hai afferrato il punto della lezione.

Quando passi all’italiano puoi cambiare costruzione: non devi conservare a tutti i costi il verbo «essere». Devi conservare chi ha che cosa.

Fonti per controllare

[1] Allen e Greenough, New Latin Grammar, edizione online curata da Meagan Ayer, Dickinson College Commentaries. §373, «Dative of Possession»: regola iniziale, primo esempio di parentela e nota sul diverso rilievo del possessivo con esse. §316, «Agreement of Verb and Subject»: accordo in persona e numero. §374, «Dative of Agent»: dativo con gerundivo.

[2] Charles E. Bennett, New Latin Grammar, testo online di The Latin Library. Testo completo, §§190 («Dative of Possession»), 189.1 («Dative of Agency»), 254.1 (accordo del verbo con il soggetto), 84 (pronomi personali), 100 (coniugazione di sum). Nel testo completo si possono cercare i numeri e i titoli indicati.

Gli esempi senza un’attribuzione esplicita sono stati scritti per questa lezione. Le fonti documentano le regole: non sono presentate come origine di quelle frasi. La scelta dell’anno, il lessico e la difficoltà delle attività restano aperti alla revisione del docente.

Revisione docente: APERTA. Prova in classe: APERTA.