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Leggere le voci di «Donna de Paradiso», vv. 1–27
Italiano · Scuola superiore · classe terza proposta
Percorso di 90 minuti, adattabile in due incontri. Prerequisiti: riconoscere una battuta, una domanda e un ordine; distinguere autore e personaggio.
In breve
Una voce annuncia a Maria che suo figlio è stato catturato. Maria risponde, chiede aiuto e si rivolge a Pilato. Nell’inizio di Donna de Paradiso, Jacopone da Todi non affida gli eventi a un narratore esterno continuo: li fa conoscere attraverso battute e reazioni. La notizia della violenza si intreccia così con il legame tra madre e figlio. Leggeremo i primi 27 versi per capire chi parla, a chi si rivolge e quale effetto producono le sue parole. Il punto centrale non è quanto dolore proviamo, ma come il testo costruisce quel dolore attraverso la lingua.
Un testo medievale, non un copione moderno
Jacopone appartiene alla poesia religiosa del Duecento. La sua produzione in volgare si colloca nella tradizione della lauda, componimento di argomento religioso. Donna de Paradiso è una lauda drammatica: la vicenda della Passione di Cristo prende forma attraverso uno scambio di voci. «Drammatica» indica qui soprattutto la costruzione dialogica dell’azione, non soltanto il carattere doloroso dei fatti. Treccani mette in evidenza proprio la partitura dialogica del componimento. [1]
Il testo può essere letto a voci distinte, come mostra anche la proposta del Mystery Cycle di St Edmund Hall, University of Oxford. Questa possibilità non dimostra da sola come la lauda fosse rappresentata nel Medioevo. Non la definiremo quindi «il primo testo teatrale italiano» e non inventeremo una messinscena originaria. [2]
Nell’estratto lavorano due voci parlanti: il messaggero, chiamato anche Nunzio nella lettura didattica, e Maria. Maddalena e Pilato sono chiamati in causa, ma qui non rispondono. Il messaggero è spesso identificato con Giovanni; nei versi iniziali, però, il suo nome non è dichiarato. Useremo dunque l’etichetta funzionale «messaggero». [2, sezione “Summary of the Play”]
Che cosa impariamo a fare
Ricostruiremo i cambi di voce, distingueremo chi parla da chi è nominato e collegheremo un’interpretazione a parole precise. Impareremo anche a non scambiare una grafia medievale per un errore e a separare la parafrasi dal commento. Il contenuto religioso è affrontato in chiave storico-letteraria; non è richiesta un’adesione religiosa.
Il testo: ascoltare prima di interpretare
Jacopone da Todi, Donna de Paradiso, vv. 1–27. Testo italiano riprodotto da St Edmund Hall e dichiarato dalla pagina come «Ed. Franco Mancini (1974)». Numeri di verso aggiunti qui contando le righe poetiche; le etichette dei parlanti sono didattiche, non versi dell’opera. [2]
Messaggero — vv. 1–7
1 · «Donna de Paradiso,
2 · lo tuo figliolo è preso
3 · Iesù Cristo beato.
4 · Accurre, donna e vide
5 · che la gente l’allide;
6 · credo che lo s’occide,
7 · tanto l’ho flagellato»
Maria — vv. 8–11
8 · «Como essere porria,
9 · che non fece follia,
10 · Cristo, la spene mia,
11 · om l’avesse pigliato?».
Messaggero — vv. 12–15
12 · «Madonna, ello è traduto,
13 · Iuda sì ll’à venduto;
14 · trenta denar’ n’à auto,
15 · fatto n’à gran mercato».
Maria — vv. 16–19
16 · «Soccurri, Madalena,
17 · ionta m’è adosso piena!
18 · Cristo figlio se mena,
19 · como è annunzïato».
Messaggero — vv. 20–23
20 · «Soccurre, donna, adiuta,
21 · cà ’l tuo figlio se sputa
22 · e la gente lo muta;
23 · òlo dato a Pilato».
Maria — vv. 24–27
24 · «O Pilato, non fare
25 · el figlio meo tormentare,
26 · ch’eo te pòzzo mustrare
27 · como a ttorto è accusato».
La fonte prosegue oltre questo punto: la battuta collettiva «Crucifige, crucifige!» comincia al v. 28. Non appartiene al brano assegnato.
Dal volgare al senso: una parafrasi guidata
La parafrasi seguente è di nuova redazione. Non sostituisce il testo: rende espliciti i passaggi necessari alla comprensione.
Versi 1–7. Il messaggero dice a Maria: «Donna del Paradiso, tuo figlio, Gesù Cristo benedetto, è stato catturato. Corri e guarda: la gente lo percuote. Credo che lo uccideranno, tanto l’hanno flagellato».
Versi 8–11. Maria risponde: «Come potrebbe essere accaduto che abbiano catturato Cristo, la mia speranza, che non ha commesso alcuna colpa?». La frase è spezzata dall’inserimento del richiamo all’innocenza e alla speranza di Maria. Per capirla, ricostruiamo il nesso tra la possibilità incredibile e la cattura.
Versi 12–15. Il messaggero precisa: «Madonna, è stato tradito: Giuda lo ha venduto, ricavandone trenta denari; ne ha fatto un grande affare». L’espressione commerciale, riferita alla consegna di una persona, rende più amaro il tradimento.
Versi 16–19. Maria invoca Maddalena: «Aiutami: una piena di dolore mi è piombata addosso! Cristo, mio figlio, viene condotto via, come è stato annunciato». «Piena» trasferisce al dolore l’immagine di un’inondazione: è una metafora, non una notizia sulle condizioni del luogo.
Versi 20–23. Il messaggero incalza Maria: «Accorri, donna, aiuta: sputano su tuo figlio e la gente lo porta via; lo hanno consegnato a Pilato».
Versi 24–27. Maria si rivolge a Pilato: «Non fare tormentare mio figlio: posso dimostrarti che è accusato ingiustamente». Dal chiedersi come sia potuto accadere, passa a un tentativo diretto di intervento. [2, testo italiano, vv. 1–27]
Piccolo glossario contestuale
Allide significa «percuote»; porria, «potrebbe»; follia, qui, «colpa», non una diagnosi di malattia; spene, «speranza»; traduto, «tradito»; auto, «avuto»; ionta, «giunta»; cà, «perché»; meo, «mio»; mustrare, «mostrare». Le equivalenze servono a leggere questo passo: non sono sostituzioni automatiche valide in ogni testo medievale.
Attenzione al v. 7: «l’ho flagellato» va inteso nel contesto come «l’hanno flagellato», non come una confessione del messaggero («io l’ho flagellato»). Al v. 23 anche «òlo dato» vale «lo hanno dato». La grafia antica non coincide con quella italiana attuale. [2, testo e traduzione inglese, battute iniziali del messaggero]
Come il dialogo costruisce il dolore
La notizia non arriva tutta insieme
Il primo annuncio è breve e decisivo: «lo tuo figliolo è preso». Il messaggero non offre una spiegazione completa; aggiunge subito la violenza che vede o riferisce. Maria, invece, non reagisce come chi deve soltanto registrare un fatto. La sua domanda collega la cattura all’innocenza: come può essere stato preso chi «non fece follia»?
La battuta successiva del messaggero introduce Giuda e i denari. Il lettore viene informato per gradi insieme a Maria. Le sue risposte scandiscono la sequenza: prima l’incredulità, poi la richiesta di aiuto a Maddalena, infine l’appello a Pilato. Non è dunque soltanto un racconto di azioni già avvenute: il testo mette davanti a noi il reagire di un personaggio alle notizie. [2, vv. 1–27]
Parlare non equivale a essere nominati
«Soccurri, Madalena» ci dice a chi Maria si rivolge, ma non contiene una risposta di Maddalena. Lo stesso vale per Pilato. Un nome dentro una battuta non basta a creare un nuovo parlante. Questa distinzione è essenziale per distribuire correttamente le voci e non trasformare il testo in un copione inventato.
I vocativi sono espressioni usate per chiamare il destinatario: qui «Donna de Paradiso», «donna», «Madonna», «Madalena», «O Pilato». Un nome può invece essere soggetto o complemento: «Iuda» al v. 13 indica chi ha venduto Cristo; «el figlio meo» al v. 25 indica chi non deve essere tormentato. Non sono chiamate rivolte a loro.
Ordini, richieste e protesta
Gli imperativi sollecitano un’azione: «Accurre» e «vide» invitano Maria a correre e guardare; «Soccurri» chiede aiuto a Maddalena; «Soccurre» e «adiuta» incalzano Maria. Ma la medesima forma grammaticale può assumere una diversa funzione: «non fare […] tormentare» è una richiesta pressante a Pilato, non un ordine pronunciato da una posizione di potere.
Anche «como» va interpretato dentro la frase. Nei vv. 8–11 introduce la domanda incredula di Maria. Nel v. 27, invece, «como a ttorto è accusato» completa ciò che Maria afferma di poter mostrare: non apre una seconda domanda. Leggere significa seguire i nessi, non classificare isolatamente una parola.
Affetto e violenza nella stessa scena
«Figliolo», «la spene mia» e «figlio meo» fanno sentire la relazione con Maria; «preso», «flagellato», «venduto» e «tormentare» costruiscono il campo della violenza e della coercizione. Il contrasto rende personale ciò che altrimenti potrebbe restare una successione di eventi. È una lettura sostenuta da questi indizi, non una misura obbligatoria dell’emozione di ogni lettore.
La lingua delle laude di Jacopone unisce componenti umbre e altri apporti: Treccani ne sottolinea la varietà. Non chiameremo quindi il testo «italiano sbagliato», né attribuiremo ogni singola forma al solo umbro senza una verifica specifica. [1, sezione “Le laude di Iacopone”]
Laboratorio: una lettura a due voci
Tempo proposto: 15 minuti. In coppia, assegnate le battute del messaggero e quelle di Maria. Una prima lettura silenziosa serve a segnare i passaggi di voce; la seconda può essere ad alta voce, con una pausa tra le battute. Non occorre imitare il dolore né recitare la violenza. Chi preferisce non leggere ad alta voce annota pause, destinatari e parole da mettere in risalto: svolge lo stesso lavoro di analisi.
Individuate poi un punto in cui si aggiunge un’informazione e uno in cui cambia la reazione di Maria. Spiegate la scelta con una parola o un nesso del testo. Il confronto riguarda la motivazione, non la bravura nell’interpretazione orale.
Esercizi
1. Sei battute, due parlanti
Attribuisci ogni intervallo al messaggero oppure a Maria: vv. 1–7; 8–11; 12–15; 16–19; 20–23; 24–27. Per i vv. 20–23 spiega anche quale indizio impedisce di attribuire la battuta a Maria.
Spazio per la risposta:
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2. Chiamare qualcuno o parlare di qualcuno?
Tra «Donna de Paradiso» (v. 1), «Iuda» (v. 13), «Madalena» (v. 16), «O Pilato» (v. 24), «el figlio meo» (v. 25), individua i vocativi. Per ciascuno indica chi chiama e chi è chiamato. Spiega perché gli altri due elementi non sono vocativi.
Spazio per la risposta:
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3. Una forma, funzioni diverse
Scegli quattro espressioni imperative. Per ciascuna indica parlante, destinatario e azione richiesta. Poi confronta «Accurre» con «non fare […] tormentare»: quale differenza c’è nella situazione e nella funzione della richiesta?
Spazio per la risposta:
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4. Due «como», una sola domanda
Leggi i vv. 8–11 e 24–27. Quale battuta è interrogativa? Parafrasa entrambe e spiega, in due frasi, perché non esprimono lo stesso atto comunicativo.
Spazio per la risposta:
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Dal dettaglio all’interpretazione
5. Due campi di parole
Forma due piccoli gruppi di espressioni: uno sul legame affettivo, uno sulla violenza e la coercizione. Scegli almeno due esempi per gruppo. Spiega in tre o quattro frasi come il loro accostamento contribuisca alla scena. Non basta dire che «il testo è triste»: mostra come funziona.
Spazio per la risposta:
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6. Correggere un’interpretazione
Un lettore scrive: «All’inizio Maria racconta di avere flagellato Cristo. Maddalena e Pilato rispondono alle sue domande. Il messaggero si limita ad ascoltare». Correggi i tre errori con riferimenti ai versi. Poi aggiungi una frase che descriva il ruolo effettivo del messaggero. Non introdurre battute esterne ai vv. 1–27.
Spazio per la risposta:
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7. Scrittura: sostenere una lettura
Scrivi 100–130 parole per rispondere alla domanda: «Come fa una notizia a diventare una scena dialogica nei vv. 1–27?». Presenta un’idea centrale; richiama almeno due brevi espressioni del testo; spiega il valore di un vocativo, di un imperativo e della domanda di Maria. Non aggiungere risposte di Maddalena o Pilato. Concludi collegando le osservazioni alla tua idea iniziale.
Puoi partire da questa traccia, senza doverla copiare: «Il messaggero non racconta tutto in una volta: … Maria risponde … L’espressione … mostra … Perciò …».
Spazio per la risposta:
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Rileggi prima di consegnare: hai distinto chi parla da chi viene chiamato? Le citazioni sostengono davvero ciò che affermi? Hai contato le parole con lo stesso criterio usato dall’insegnante?
Soluzioni commentate · esercizi 1–4
1. Sei battute, due parlanti
La sequenza è: messaggero; Maria; messaggero; Maria; messaggero; Maria. Nei vv. 20–23 il messaggero si rivolge alla «donna» e dice «il tuo figlio»: parla quindi a Maria del figlio di lei. Nell’ultima battuta, invece, «figlio meo» identifica la prospettiva della madre.
Il punto non è memorizzare le etichette aggiunte nel foglio. Bisogna imparare a ritrovarne la ragione nel testo: destinatario, pronomi e contenuto possono segnalare il cambio di voce anche senza un nome stampato prima della battuta.
2. Chiamare qualcuno o parlare di qualcuno?
Sono vocativi «Donna de Paradiso», con cui il messaggero chiama Maria; «Madalena», chiamata da Maria; «O Pilato», destinatario dell’appello di Maria. «Iuda» è invece il soggetto di «à venduto»: indica chi compie l’azione. «El figlio meo» indica la persona che Pilato non deve fare tormentare, non qualcuno chiamato direttamente in quella frase.
Non ogni nome o appellativo è un vocativo. Anche l’affetto di «figlio meo» non ne cambia automaticamente la funzione sintattica. Per distinguere bisogna chiedersi: «Il parlante sta chiamando questa persona, oppure sta dicendo qualcosa di lei?».
3. Una forma, funzioni diverse
Quattro risposte possibili: «Accurre», dal messaggero a Maria, perché corra; «vide», ancora dal messaggero a Maria, perché guardi; «Soccurri», da Maria a Maddalena, per ottenere aiuto; «non fare […] tormentare», da Maria a Pilato, perché impedisca il tormento. Sono validi anche «Soccurre» e «adiuta» al v. 20, purché attribuiti al messaggero e rivolti a Maria.
«Accurre» mette in movimento chi riceve la notizia. «Non fare […] tormentare» cerca invece di fermare una violenza tramite l’intervento di chi può impedirla. La forma imperativa non prova che Maria abbia autorità su Pilato: può esprimere una supplica o una protesta pressante. Non contare due volte la medesima espressione come se fossero due esempi distinti.
4. Due «como», una sola domanda
È interrogativa la battuta dei vv. 8–11: Maria si domanda come sia possibile che abbiano catturato Cristo, che non ha commesso una colpa. La domanda manifesta incredulità e sgomento; non serve soltanto a ottenere un dato nuovo.
Nei vv. 24–27 Maria chiede invece a Pilato di non fare tormentare il figlio e sostiene di potergli mostrare che è accusato ingiustamente. «Como» al v. 27 dipende da «mustrare»: in questa battuta non introduce una domanda diretta. La risposta corretta ricostruisce il senso complessivo, non applica l’equazione meccanica «como = domanda».
Soluzioni commentate · esercizi 5–7
5. Due campi di parole
Per il legame affettivo: «lo tuo figliolo», «la spene mia», «figlio meo». Per la violenza e la coercizione: «preso», «flagellato», «venduto», «tormentare». Sono sufficienti due esempi per gruppo.
Un commento possibile: il testo continua a indicare la persona colpita come figlio di Maria, mentre comunica ciò che gli viene fatto. «La spene mia» mostra quanto la notizia tocchi la sua vita. L’affetto non interrompe la sequenza delle violenze: dà a quella sequenza una prospettiva personale. Sono ammesse altre osservazioni, purché collegate a indizi precisi; il nome «Madalena», da solo, non dimostra un registro affettivo.
6. Correggere un’interpretazione
La prima battuta è del messaggero, non di Maria (vv. 1–7). «L’ho flagellato» va compreso qui come «l’hanno flagellato»: il messaggero non si dichiara autore della violenza. Maddalena e Pilato sono destinatari di appelli, ma nei vv. 1–27 non pronunciano risposte (vv. 16 e 24). Infine il messaggero informa e incalza: annuncia cattura, tradimento e consegna a Pilato, e sollecita Maria ad agire (vv. 1–7, 12–15, 20–23).
La correzione mostra tre operazioni utili: controllare il parlante, interpretare una forma antica nel contesto e distinguere un destinatario da una voce effettivamente presente.
7. Scrittura: un esempio possibile
Nei primi ventisette versi la notizia della cattura diventa dialogo perché ogni annuncio provoca una risposta di Maria. Il messaggero comunica fatti e la incalza: «Accurre» la invita a muoversi, non soltanto ad ascoltare. Maria domanda come sia possibile che abbiano preso chi «non fece follia»: la domanda esprime incredulità davanti all’ingiustizia. Poi chiama Maddalena e si rivolge a Pilato. Il vocativo «O Pilato» segna un nuovo destinatario, ma non introduce una sua risposta. «Non fare» è una richiesta di intervento, non la prova di un potere della madre. Le due voci intrecciano così informazione e reazione: il lettore conosce gli eventi mentre ascolta i tentativi di Maria di opporvisi.
Il modello non è l’unica soluzione: un testo diverso è valido se rispetta il passo e sostiene una tesi. Non si valuta l’adesione religiosa o l’intensità dell’emozione personale.
Criteri proposti, 12 punti: aderenza al testo e corretta attribuzione delle voci, 0–3; prove testuali spiegate, 0–3; analisi di vocativo, imperativo e domanda, 0–3; chiarezza e coerenza, 0–2; rispetto delle 100–130 parole, 0–1. L’insegnante può adattarli prima dell’uso.
Fonti e nota sul testo
Due riferimenti indipendenti
[1] Treccani, «Iacopone da Todi e la poesia religiosa», in Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco. Localizzatore: sezione «Le laude di Iacopone», passaggi sulla lingua composita delle laude e sulla partitura dialogica di Donna de Paradiso. Sostiene l’inquadramento storico-letterario e linguistico, non la trascrizione dei versi. La pagina non ha paginazione stabile: si cita la sezione, non un numero di pagina presunto.
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[2] St Edmund Hall, University of Oxford, «Lamentation», Mystery Cycle. Localizzatori: «Summary of the Play» per messaggero e vicenda; «The Text and Translation», testo italiano da «Donna de Paradiso» a «como a ttorto è accusato», vv. 1–27 nella numerazione progressiva qui aggiunta; traduzione inglese, corrispondenti battute iniziali. La pagina riporta «Ed. Franco Mancini (1974)». È la fonte digitale adottata per il testo e il riscontro del significato contestuale delle battute.
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Si tratta di due enti editoriali indipendenti, con funzioni complementari: Treccani per l’inquadramento; St Edmund Hall per il testo, la sua resa e la proposta di lettura dialogica. Non si contano come fonti indipendenti due pagine della stessa enciclopedia.
Edizione dichiarata e limiti della trascrizione
L’edizione indicata dalla fonte digitale è Jacopone da Todi, Laude, a cura di Franco Mancini, Bari, Laterza, 1974. I dati sono riportati anche nel PDF bibliografico collegato da St Edmund Hall, sezione «Editions of the Lauds»:
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La lezione segue la riproduzione italiana web, non dichiara una collazione diretta sull’edizione cartacea. Mantiene le grafie del brano; aggiunge numeri di verso ed etichette dei parlanti. Non assegna un numero di lauda valido per tutte le edizioni e non mescola numerazioni editoriali diverse. L’esatta veste di un testo medievale dipende dalle scelte dell’edizione: per un approfondimento filologico si torni all’edizione critica.
Il testo medievale è in pubblico dominio. Le spiegazioni, la parafrasi, gli esercizi e le soluzioni sono di nuova redazione. Non sono riprodotti apparati critici moderni né inclusi PDF editoriali altrui.
Indicazioni per l’uso didattico
Una possibile scansione dei 90 minuti è: 15 per contesto e testo, 20 per parafrasi e lettura ravvicinata, 15 per il laboratorio, 25 per gli esercizi, 15 per confronto e restituzione. La scrittura può proseguire a casa se i tempi della classe lo richiedono. È una proposta organizzativa, non un tempo sperimentato.
Revisione docente aperta. Prova in classe aperta. La lezione è preparata per revisione editoriale, non validata dall’uso in classe.
Revisione docente: APERTA. Prova in classe: APERTA.