I Ciompi nel 1378: lavorare a Firenze senza contare nel governo

Scarica lezione ed esercizi (PDF) · Scarica le soluzioni commentate (PDF)

Scheda breve

Materia e livello: Storia, scuola secondaria di secondo grado. Percorso sulle città italiane e sui conflitti sociali del tardo Medioevo; anno di corso da adattare all’indirizzo.

Domanda guida: perché chi lavorava per la ricchezza di Firenze poteva restare escluso dalle decisioni della città?

Nel luglio 1378 una rivolta portò al governo di Firenze anche rappresentanti di lavoratori che prima non disponevano di una propria corporazione riconosciuta. La creazione di tre nuove Arti aprì uno spazio politico a gruppi fino ad allora esclusi. L’alleanza che aveva reso possibile il cambiamento si spezzò però rapidamente: alla fine di agosto i Ciompi furono sconfitti. L’episodio aiuta a capire il rapporto tra lavoro e rappresentanza, senza trasformare il comune medievale in una democrazia contemporanea o i rivoltosi in un gruppo sociale uniforme.

Prerequisiti: conoscere il significato di comune medievale e corporazione; collocare Firenze nel Trecento; distinguere un evento dalla sua ricostruzione storiografica.

Obiettivi: collegare organizzazione del lavoro e accesso alle magistrature; ricostruire le fasi del conflitto; spiegare perché cambiarono le alleanze; valutare termini come «democratico» e «traditore»; distinguere le testimonianze dell’epoca dalle interpretazioni successive.

Durata orientativa: due lezioni di 50–60 minuti. Prima: contesto e cronologia; seconda: dossier, esercizi e discussione. Sono disponibili otto attività e soluzioni commentate.

1. Una città ricca non è una città politicamente aperta

La manifattura della lana aveva un ruolo importante nella vita economica fiorentina. Dietro il prodotto finito vi erano molte lavorazioni e posizioni sociali differenti: mercanti, responsabili delle attività, piccoli artigiani e prestatori d’opera. Questa varietà conta per capire la rivolta: non possiamo immaginare semplicemente due blocchi compatti, tutti i ricchi da una parte e tutti i poveri dall’altra. [1, apertura della voce]

Le Arti erano corporazioni di mestiere, ma nella Firenze del Trecento avevano anche un ruolo nell’accesso al governo. La distinzione tra Arti maggiori e minori non corrisponde a quella moderna tra grandi e piccoli sindacati. Si trattava di organismi con funzioni economiche, giuridiche e politiche, inseriti nell’ordinamento cittadino.

Molti lavoratori, pur dipendendo dalle regole di un’Arte, non disponevano di una propria corporazione capace di rappresentarli. Erano «sottoposti»: il loro lavoro contribuiva alla vita della città, senza garantire loro un accesso autonomo alle sue magistrature. Il conflitto sulle condizioni materiali si intrecciava così con un problema istituzionale: chi poteva essere riconosciuto come soggetto politico? [1, «Il governo dei Ciompi» e «Il tumulto nelle Istorie Fiorentine»]

Non dobbiamo ricavarne che tutta la popolazione iscritta alle Arti esercitasse un potere uguale. Il comune aveva selezioni, gerarchie e rapporti di forza: non era un sistema fondato sul voto universale dei residenti.

2. Chi erano i Ciompi?

Il nome indicava in origine addetti alle fasi meno specializzate della lavorazione della lana, come battitori e pettinatori. Poteva però essere usato più largamente per gli strati popolari inferiori. Secondo la ricostruzione di Carlo Varotti, era un termine dispregiativo, non il nome con cui gli insorti definivano sé stessi. [1, paragrafo che comincia «Il termine ciompi»]

Neppure «salariati» esaurisce l’identità di tutti i partecipanti. Accanto a lavoratori dipendenti le ricerche hanno individuato artigiani indipendenti e piccolissimi imprenditori. «Ciompi» non è quindi una fotografia precisa di una classe omogenea.

Questa cautela non cancella la disuguaglianza. Serve a descriverla meglio: persone con situazioni economiche differenti potevano condividere una richiesta di riconoscimento, senza avere gli stessi interessi su ogni questione. È una delle ragioni per cui le alleanze potevano cambiare nel corso della mobilitazione.

3. Dalla crisi di giugno all’insurrezione di luglio

La rivolta non nacque nel vuoto. Negli anni Settanta del Trecento la politica cittadina era attraversata da scontri fra gruppi dirigenti, Arti maggiori e minori e istituzioni come la parte guelfa. Quest’ultima poteva usare l’esclusione dai pubblici uffici contro avversari accusati di ghibellinismo: le appartenenze politiche erano anche strumenti di controllo del governo. La guerra contro il papato, fra il 1375 e il 1378, aveva accentuato le tensioni. [1, «Cronologia del tumulto. Le premesse»]

Nel giugno 1378 il tentativo di limitare il potere della parte guelfa contribuì a innescare proteste e violenze. Parteciparono anche lavoratori non iscritti alle Arti. Nelle settimane successive questi gruppi non rimasero soltanto sostenitori delle lotte altrui: formularono proprie richieste, fra cui la possibilità di costituire corporazioni e una politica fiscale più equa. Le rivendicazioni materiali e quelle politiche non erano due storie separate. [1, «La fase moderata»; 2, secondo paragrafo]

Tra il 20 e il 22 luglio gli insorti occuparono il centro del potere cittadino. Il 22 luglio Michele di Lando fu acclamato gonfaloniere di giustizia, una delle principali cariche del governo. Non era un «presidente eletto da tutti i fiorentini»: il cambiamento avvenne in una situazione insurrezionale, entro un sistema di magistrature diverso da quello contemporaneo. [1, «L’insurrezione dei Ciompi»; 2, secondo paragrafo]

4. Perché creare tre nuove Arti era una scelta politica

Furono riconosciute tre nuove corporazioni, indicate nella ricostruzione di Varotti come quelle dei Tintori, dei Farsettai e del Popolo minuto. Costituire un’Arte significava rendere riconoscibile un gruppo nell’ordinamento cittadino e aprirgli canali di rappresentanza.

Alle nuove Arti era assegnata complessivamente una quota di tre dei nove membri della Signoria. Il dato è significativo, ma va letto correttamente: tre su nove è un terzo, non la maggioranza; inoltre i tre posti riguardavano insieme le nuove Arti, non soltanto i Ciompi. Gli altri gruppi non erano scomparsi dal governo. [1, «L’insurrezione dei Ciompi» e «Il governo dei Ciompi»]

Il cambiamento ampliava l’accesso alle istituzioni, ma continuava a utilizzare forme e procedure del comune. Per esempio, l’inserimento dei nuovi eleggibili si collegava allo scrutinio e al sorteggio per le magistrature. Non era stata introdotta una cittadinanza politica uguale per ogni persona, né una democrazia parlamentare.

Perché gli insorti chiedevano un’Arte anziché un’istituzione completamente nuova? Perché in quel contesto una corporazione costituiva una via concreta per diventare interlocutori riconosciuti e partecipare alle decisioni. Per comprendere una rivendicazione bisogna chiedersi quali possibilità offrisse l’ordinamento dell’epoca, non soltanto quali soluzioni immaginiamo oggi.

5. Il successo divide gli alleati

Una coalizione può accordarsi contro un avversario senza condividere un programma durevole. Dopo luglio emersero divergenze tra i Ciompi e gruppi delle Arti minori che avevano sostenuto il mutamento. Le difficoltà economiche non erano state risolte e non tutte le richieste avevano trovato applicazione. [2, terzo paragrafo]

Alla fine di agosto una componente più radicale dei Ciompi chiese un organismo di otto membri con poteri di controllo sulla Signoria. La proposta incontrò l’opposizione dello stesso Michele di Lando e contribuì a ricomporre contro i radicali un fronte che comprendeva Arti maggiori e minori. Gli scontri del 30–31 agosto portarono alla sconfitta dei Ciompi. [1, «La svolta radicale e la reazione»]

La loro Arte fu soppressa. Non è però corretto comprimere ogni conseguenza nella stessa giornata: la restaurazione del predominio delle Arti maggiori si consolidò entro il 1382. Occorre distinguere la breve esperienza insurrezionale e di governo dell’estate 1378 dall’assestamento politico degli anni successivi. [2, terzo paragrafo; 1, apertura e cronologia]

Non basta dunque dire «i poveri persero contro i ricchi». Per spiegare l’esito bisogna considerare l’eterogeneità dei partecipanti, le diverse richieste e la rottura delle alleanze.

6. Michele di Lando: né eroe automatico né traditore dimostrato

La figura di Michele di Lando rende visibile il problema delle interpretazioni. Fu protagonista dell’ascesa politica di luglio e poi si oppose alla componente radicale. Le ricostruzioni delle sue scelte sono state influenzate anche dai giudizi dei cronisti e degli storici successivi.

La voce biografica di Franca Ragone documenta la circolazione di sospetti e accuse dopo il tumulto, ma avverte anche del carattere partigiano di alcune testimonianze. Un’accusa riportata da una fonte non equivale automaticamente a un fatto accertato. Dire che fu «considerato un traditore da alcuni» è diverso da presentare «traditore» come descrizione neutrale. [3, paragrafi successivi alla repressione, da «Dopo la fine del tumulto»]

Anche il ritratto eroico richiede attenzione. Varotti mostra come Machiavelli esalti Michele di Lando nelle Istorie fiorentine: è una costruzione storiografica con una propria lettura politica, non una valutazione che il lettore debba accogliere senza discuterla. [1, «Il tumulto nelle Istorie Fiorentine», analisi di III, XVII]

7. Come leggere le ricostruzioni: due cautele

«Democratico» rispetto a che cosa? Britannica definisce l’esperienza uno dei governi più democratici della storia fiorentina. L’espressione segnala un ampliamento relativo della partecipazione rispetto ad altri governi della città. Non autorizza a immaginare elezioni universali, diritti politici uguali o istituzioni contemporanee. Il carattere innovativo della rappresentanza e i suoi limiti possono essere veri insieme. [2, primo paragrafo; 1, «Il governo dei Ciompi»]

Chi sta parlando, e quando? Le voci di Treccani e Britannica sono ricostruzioni storiografiche contemporanee: sono entrambe fonti secondarie per gli avvenimenti del 1378. Machiavelli scrisse molto dopo il tumulto; il celebre discorso dell’anonimo Ciompo, nel libro III, capitolo XIII delle Istorie, è una costruzione retorica. Non possiamo usarlo come trascrizione di parole realmente pronunciate da un insorto. È invece una fonte per studiare come Machiavelli interpreta la politica e rappresenta il conflitto. [1, parte finale della sezione sulle Istorie]

Queste cautele non rendono inutile il racconto. Ci aiutano a fare domande più precise: che cosa la fonte ci permette di conoscere? Che cosa interpreta? Che cosa non può provare da sola?

Cronologia essenziale

Quando Che cosa accade Perché conta
Giugno 1378 Crisi politica e mobilitazioni cittadine Il conflitto coinvolge anche gruppi non iscritti alle Arti
20–22 luglio Insurrezione; il 22 Michele di Lando è acclamato gonfaloniere Si apre una fase di partecipazione dei gruppi prima esclusi
Luglio–agosto Tre nuove Arti e nuova ripartizione della rappresentanza L’innovazione utilizza le strutture del comune
30–31 agosto Scontri e sconfitta dei Ciompi Le alleanze di luglio si sono spezzate
Entro il 1382 Consolidamento del predominio delle Arti maggiori L’assestamento non coincide con un solo giorno del tumulto

Da ricordare

Il nodo del 1378 non è soltanto la povertà: è anche il rapporto tra posizione nel lavoro e possibilità di essere rappresentati. I Ciompi non erano un gruppo sociale perfettamente uniforme. L’esperimento ampliò l’accesso al governo, ma non introdusse la democrazia contemporanea. La sconfitta si comprende seguendo la rottura delle alleanze. Le interpretazioni di «rivoluzione proletaria», «governo democratico», «eroe» o «traditore» richiedono contesto e argomenti, non possono sostituire la ricostruzione.

Piccolo glossario

Arte: corporazione di mestiere dotata, nel comune fiorentino, anche di funzioni politiche e giuridiche. Sottoposti: lavoratori dipendenti dalla disciplina di un’Arte senza disporre di una propria corporazione autonoma riconosciuta. Signoria: principale organo esecutivo cittadino. Gonfaloniere di giustizia: importante magistratura del governo fiorentino. Oligarchia: predominio politico di un gruppo ristretto. Anacronismo: attribuzione al passato di istituzioni, significati o categorie proprie di un altro tempo. Fonte secondaria: studio che ricostruisce e interpreta un argomento utilizzando altre fonti.


I Ciompi a Firenze (1378)

Tema: conflitto sociale, rappresentanza politica e uso critico delle fonti
Destinatari: scuola secondaria di secondo grado
Durata: 2 lezioni da circa 60 minuti
Revisione docente e prova in classe: aperte.

Obiettivi

Al termine del percorso, la classe saprà ricostruire le principali fasi del tumulto dei Ciompi; distinguere interessi e alleanze dei gruppi coinvolti; collegare organizzazione del lavoro e accesso alle istituzioni; leggere con cautela una sintesi storiografica e riconoscere anacronismi; sostenere un’interpretazione con dati e argomenti.

Dossier didattico: Firenze e il tumulto

Il testo seguente è una parafrasi originale a fini didattici, non una trascrizione di fonti medievali. Non riporta parole dirette di cronisti o rivoltosi.

La produzione della lana era centrale nell’economia fiorentina e coinvolgeva persone con condizioni diverse: lavoratori salariati, artigiani e altri operatori. Non costituivano un gruppo sociale omogeneo. “Ciompi” era un termine dispregiativo, non un’autodefinizione condivisa da tutti. Le persone sottoposte e prive di rappresentanza nelle Arti – le corporazioni che regolavano mestieri e partecipazione politica – contestavano la propria esclusione e chiedevano una rappresentanza più ampia, oltre a una distribuzione fiscale ritenuta più equa.

Nel giugno 1378 le tensioni coinvolsero le Arti minori e le élite cittadine. Il 20-22 luglio si verificò l’insurrezione: Michele di Lando divenne gonfaloniere di giustizia. Furono istituite tre nuove Arti, quelle dei Tintori, dei Farsettai e del Popolo minuto. Alle nuove Arti furono assegnati complessivamente tre posti su nove nella Signoria. Il dato non significa che tutti e tre rappresentassero esclusivamente i Ciompi: le nuove Arti comprendevano componenti differenti.

Le alleanze non rimasero stabili. Il 27 agosto una componente radicale propose di affidare a un gruppo di Otto il controllo della Signoria. Michele di Lando si oppose alla proposta e Arti maggiori e minori si schierarono contro i radicali. Il 30-31 agosto questi ultimi furono sconfitti e la loro Arte venne poi abolita. Il predominio delle Arti maggiori si consolidò entro il 1382: la sconfitta immediata e il successivo assestamento politico sono due momenti distinti.

Le interpretazioni richiedono cautela. Una sintesi enciclopedica definisce il governo nato dalla rivolta «uno dei più democratici» della storia fiorentina: è un giudizio relativo, riferito a quel contesto, non l’affermazione che Firenze avesse una democrazia moderna. Un’altra ricostruzione insiste sulla composizione eterogenea dei lavoratori e sulle divergenze fra i Ciompi e le Arti minori. Anche la figura di Michele di Lando è discussa: accuse di tradimento presenti in alcune letture non vanno scambiate per un verdetto oggettivo.

Riferimenti per il dossier (opere secondarie):

  1. Carlo Varotti, «Tumulto dei Ciompi», Enciclopedia machiavelliana, 2014, Treccani.
  2. «Revolt of the Ciompi», Encyclopaedia Britannica, Britannica (pagina indicata come aggiornata il 24 agosto 2026).
  3. Franca Ragone, «Michele di Lando», Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 74, 2010, Treccani.

Le tre opere sono ricostruzioni storiografiche: nessuna delle due enciclopedie è una fonte primaria. Il dossier ne rielabora i contenuti e non sostituisce la verifica sulle opere citate.

Lezione 1 – Lavoro, esclusione e insurrezione (60 minuti)

1. Avvio (8 min). Domanda-stimolo: chi può essere escluso dalla rappresentanza in una città organizzata per corporazioni? Raccogliere ipotesi senza anticipare le risposte.

2. Lettura guidata del dossier (15 min). In coppia, sottolineare in un colore i gruppi sociali, in un altro le istituzioni e in un terzo le date. Chiarire il significato di Arte e Signoria.

3. Esercizi 1-4 (27 min). Lavoro individuale e confronto a coppie: cronologia, nessi economico-politici, gruppi e rappresentanza.

4. Restituzione (10 min). Costruire alla lavagna una mappa: esclusione → rivendicazioni → mobilitazione → nuove istituzioni. Evidenziare che non si tratta di una sequenza inevitabile né di un unico blocco sociale.

Lezione 2 – Fonti, interpretazioni e argomentazione (60 minuti)

1. Ripresa (5 min). Ricostruire oralmente tre passaggi del 1378 e un esito del 1382.

2. Esercizi 5-7 (25 min). Analisi delle fonti secondarie, linguaggio interpretativo e verifica degli anacronismi. Confrontare risposte e motivazioni.

3. Esercizio 8: testo argomentato (25 min). Stesura individuale di 120-160 parole; usare la rubrica in calce. Specificare almeno due elementi del dossier e formulare una conclusione proporzionata alle prove.

4. Chiusura (5 min). Exit ticket: una cosa che il dossier permette di affermare e una che, da solo, non permette di concludere.

Esercizi

  1. Cronologia. Riordina gli eventi e abbina a ciascuno la data: sconfitta della componente radicale; insurrezione e ascesa di Michele di Lando; proposta degli Otto; consolidamento oligarchico; conflitto fra Arti minori ed élite.

  2. Nessi economico-politici. Completa la catena con almeno tre passaggi, usando parole tue: organizzazione della produzione della lana → … → … → … . Poi spiega in due frasi perché la questione del lavoro poteva diventare una questione politica.

  3. Gruppi e alleanze mobili. Indica due ragioni per cui è scorretto descrivere la vicenda come uno scontro compatto fra «Ciompi» e «élite». Cita un passaggio del dossier che mostri che le alleanze o le posizioni cambiarono.

  4. Rappresentanza e aritmetica. Le nuove Arti ottennero complessivamente tre posti in una Signoria di nove membri. Calcola la frazione e la percentuale. Spiega perché non è corretto dire che quei posti fossero tutti «dei Ciompi».

  5. Fonte primaria o secondaria? Classifica le tre opere elencate nei riferimenti. Che cosa potrebbe offrire una fonte primaria sul 1378? Perché non bisogna attribuire a queste enciclopedie il valore di testimonianze dirette?

  6. Linguaggio e confronto. Interpreta l’espressione «uno dei governi più democratici» distinguendo il confronto relativo nel contesto fiorentino dall’idea di democrazia moderna. Scrivi una frase che mantenga questa distinzione.

  7. Fact-check degli anacronismi. Correggi ciascuna affermazione, motivando brevemente: a) «La rivolta fu una rivoluzione industriale»; b) «I Ciompi ottennero il suffragio universale»; c) «Gli artigiani erano un blocco sociale omogeneo»; d) «Michele di Lando fu certamente un traditore».

  8. Testo argomentato (120-160 parole). Rispondi alla domanda: In che misura il tumulto dei Ciompi ampliò la rappresentanza politica e perché tale cambiamento rimase fragile? Sostieni la tesi con almeno due dati del dossier e considera la varietà dei gruppi coinvolti. Consulta la rubrica riportata qui sotto.

Rubrica per l’esercizio 8 (10 punti)

  • Tesi e risposta alla domanda (0-2): posizione chiara e pertinente.
  • Uso delle prove (0-3): almeno due dati corretti e collegati alla tesi.
  • Ragionamento storico (0-3): nessi fra lavoro, esclusione, istituzioni e fragilità; attenzione alla pluralità sociale.
  • Forma e misura (0-2): 120-160 parole, testo comprensibile e lessico adeguato.

Soluzioni commentate – I Ciompi a Firenze (1378)

Le risposte aperte sono esempi possibili: sono corrette anche formulazioni diverse, se coerenti con il dossier e sorrette da argomenti. Il dossier è una parafrasi didattica, non una fonte primaria.

1. Cronologia

  1. Giugno 1378: conflitto fra Arti minori ed élite cittadine.
  2. 20-22 luglio 1378: insurrezione; Michele di Lando diventa gonfaloniere di giustizia e vengono istituite tre nuove Arti.
  3. 27 agosto 1378: una componente radicale propone gli Otto per controllare la Signoria.
  4. 30-31 agosto 1378: sconfitta dei radicali.
  5. 1382: consolidamento oligarchico.

Commento: occorre distinguere la fase di insurrezione e riorganizzazione di luglio dalla successiva proposta radicale di agosto. L’esito del 1382 è un processo di consolidamento, non un evento da confondere con la sconfitta di agosto.

2. Nessi economico-politici

Esempio di catena: produzione della lana articolata fra lavoratori e operatori con condizioni diverse → organizzazione del settore attraverso le Arti → alcuni gruppi restano sottoposti ed esclusi dalla rappresentanza → rivendicazioni di accesso politico e di maggiore equità fiscale → conflitto e mobilitazione.

Commento: non è necessario sostenere che la struttura economica determinasse automaticamente la rivolta. La risposta migliore mostra il nesso: il modo in cui il lavoro era organizzato e regolato influiva sull’accesso alle istituzioni e sulla possibilità di far valere interessi e richieste.

3. Gruppi e alleanze mobili

Possibile risposta: È scorretto parlare di due blocchi compatti perché i lavoratori legati alla produzione laniera avevano condizioni diverse e «Ciompi» era una definizione dispregiativa, non un’identità condivisa da tutti. Inoltre, le tre nuove Arti comprendevano componenti differenti; i loro tre posti nella Signoria non erano perciò rappresentanza esclusiva dei Ciompi. Il dossier mostra il mutamento quando le Arti minori, coinvolte nella mobilitazione di giugno, si schierarono poi con le Arti maggiori contro i radicali, mentre Michele di Lando si oppose alla proposta degli Otto.

Commento: è sufficiente indicare due elementi precisi, non genericamente affermare che «la situazione era complessa». Distinguere gruppi, istituzioni e momenti evita una narrazione binaria.

4. Rappresentanza e aritmetica

Calcolo: 3/9 = 1/3. In percentuale, 1/3 × 100 = 33,3% circa (o 33⅓%).

Spiegazione: i tre posti erano assegnati complessivamente alle tre nuove Arti, non a una categoria esclusiva dei Ciompi. Le nuove Arti comprendevano componenti diverse. Il calcolo descrive una quota di seggi, non prova che tutti i rappresentati condividessero la stessa identità o posizione.

Commento: il dato aritmetico è corretto solo se accompagnato dalla cautela su chi quei seggi rappresentavano.

5. Fonte primaria o secondaria?

Le tre opere citate – le voci di enciclopedia e il contributo del Dizionario biografico – sono fonti secondarie, perché ricostruiscono e interpretano gli avvenimenti sulla base di ricerche e testimonianze. Una fonte primaria potrebbe essere, per esempio, un atto istituzionale, un registro, una cronaca coeva o una lettera del periodo, sottoposti a verifica e contestualizzazione. Le enciclopedie non sono testimonianze dirette del 1378: sono testi posteriori che sintetizzano conoscenze storiche.

Commento: «primaria» non significa automaticamente imparziale o vera; anche una testimonianza coeva va esaminata per autore, scopo, pubblico e contesto. Analogamente, una fonte secondaria può essere autorevole, ma non va presentata come voce diretta di un rivoltoso o di un cronista.

6. Linguaggio e confronto

Esempio di frase: «Il governo nato dalla rivolta è stato definito uno dei più democratici rispetto ad altre esperienze fiorentine del suo tempo, ma ciò non equivale a una democrazia moderna né al suffragio universale».

Commento: «uno dei più democratici» esprime un paragone relativo e va attribuito alla sintesi che lo formula. Non cancella i limiti della partecipazione, né autorizza a trasferire al Trecento istituzioni e diritti politici contemporanei.

7. Fact-check degli anacronismi

a. Da correggere: non fu una rivoluzione industriale. La vicenda riguardò conflitti sociali e politici nella produzione laniera medievale; l’etichetta «rivoluzione industriale» applica un fenomeno storico di altra epoca.

b. Da correggere: il dossier documenta nuove forme di rappresentanza e una quota di tre seggi su nove assegnata alle nuove Arti, non il suffragio universale. Non è corretto equiparare quell’assetto a un diritto moderno di voto per tutti.

c. Da correggere: gli artigiani e le persone coinvolte nella produzione non formavano un blocco omogeneo. Il dossier sottolinea condizioni diverse e divergenze fra Ciompi e Arti minori.

d. Da correggere: non si può affermare come fatto certo che Michele di Lando fosse un traditore. La sua figura è discussa e alcune accuse riflettono letture di parte; bisogna distinguere l’interpretazione dal dato accertato.

Commento: per ogni affermazione la correzione deve spiegare quale elemento del dossier la smentisce o quale cautela manca. Un’etichetta contemporanea non va proiettata sul passato senza dimostrazione.

8. Testo argomentato: esempio

Il tumulto dei Ciompi ampliò la rappresentanza politica, ma solo in misura circoscritta e per un periodo breve. Nel luglio 1378, dopo l’insurrezione, furono create le Arti dei Tintori, dei Farsettai e del Popolo minuto. Alle nuove Arti furono assegnati complessivamente tre posti su nove nella Signoria: un terzo dei seggi, un cambiamento significativo rispetto all’esclusione denunciata da gruppi sottoposti. Tuttavia, quei posti non erano tutti riservati ai Ciompi, perché le nuove Arti riunivano componenti diverse. Inoltre, le alleanze erano mobili: in agosto una componente radicale propose gli Otto e fu sconfitta il 30-31 del mese. Alla sconfitta seguì la soppressione dell’Arte dei Ciompi. Il consolidamento del predominio oligarchico maturò invece entro il 1382. La vicenda mostra quindi un’apertura istituzionale reale, ma non una democrazia moderna né una trasformazione irreversibile: la fragilità dipese dai conflitti fra gruppi e dal successivo recupero del potere da parte delle élite.

Commento sulla rubrica: il modello formula una tesi calibrata, usa più di due dati, collega rappresentanza e instabilità e riconosce la pluralità sociale. Rispetta l’intervallo richiesto di 120–160 parole; non è l’unica risposta accettabile. La valutazione deve privilegiare correttezza e ragionamento, non l’adesione letterale al modello.


Fonti e letture guidate

Le spiegazioni e le schede degli esercizi sono testi didattici originali. Le parafrasi sono segnalate come tali e non vengono presentate come parole pronunciate dai protagonisti.

1. Una ricostruzione approfondita e una guida alle interpretazioni

Carlo Varotti, «Ciompi, tumulto dei», in Enciclopedia machiavelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2014, edizione digitale Treccani.

URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/tumulto-dei-ciompi_(Enciclopedia-machiavelliana)/

Localizzatori: apertura della voce, prima di «Cronologia del tumulto», per la complessità sociale e il significato del nome; «Cronologia del tumulto. Le premesse», «La fase moderata», «L’insurrezione dei Ciompi», «La svolta radicale e la reazione», per fasi e alleanze; «Il governo dei Ciompi», per le tre nuove Arti, la quota complessiva di tre su nove nella Signoria e la continuità delle procedure; «Il tumulto nelle Istorie Fiorentine», per l’interpretazione di Machiavelli, soprattutto i riferimenti a III, XII, XIII e XVII.

Che cosa sostiene: la spiegazione degli attori, la cronologia articolata, i limiti di una lettura che identifichi automaticamente il tumulto con una lotta operaia industriale, il carattere retorico del discorso dell’anonimo Ciompo nelle Istorie fiorentine.

2. Una sintesi indipendente per confrontare partecipazione ed esito

The Editors of Encyclopaedia Britannica, «Revolt of the Ciompi», Encyclopaedia Britannica, edizione digitale, aggiornamento indicato 24 agosto 2026.

URL: https://www.britannica.com/event/Revolt-of-the-Ciompi

Localizzatori: il corpo della voce comprende tre paragrafi, qui contati dopo il titolo e le informazioni editoriali, escludendo menu e riquadri. Primo paragrafo, incipit «Revolt of the Ciompi, (1378)», per il giudizio relativo sul carattere democratico; secondo, incipit «A struggle between factions», per le petizioni, l’accesso alla corporazione e il 22 luglio; terzo, incipit «But the ciompi were soon disillusioned», per le divergenze con le Arti minori, il 31 agosto, la soppressione dell’Arte dei Ciompi e il successivo ritorno del predominio delle Arti maggiori.

Che cosa sostiene: il collegamento fra richieste materiali e rappresentanza; il confronto fra l’ampliamento della partecipazione e i suoi limiti; la distinzione tra sconfitta immediata e assestamento successivo.

Treccani e Britannica sono due realtà editoriali indipendenti. Il loro accordo sui nuclei principali non annulla le differenze di ampiezza e linguaggio: il termine «democratico» va letto nel confronto interno alla storia fiorentina, non come equivalenza con una democrazia contemporanea.

3. Un approfondimento su Michele di Lando

Franca Ragone, «MICHELE di Lando», Dizionario Biografico degli Italiani, volume 74, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2010, edizione digitale Treccani.

URL: https://www.treccani.it/enciclopedia/michele-di-lando_(Dizionario-Biografico)/

Localizzatori: paragrafo che inizia «Il cronista Marchionne di Coppo Stefani», per il ritratto del personaggio e gli eventi di luglio; paragrafi da «Il 24 luglio nel pubblico parlamento» ai successivi sul finire di agosto, per le funzioni di governo e lo scontro; paragrafo «Dopo la fine del tumulto», per accuse, carattere partigiano di alcune testimonianze e procedimento successivo.

Che cosa sostiene: la cautela necessaria nel giudicare Michele di Lando e nel trattare le accuse come testimonianze da analizzare, anziché come verdetti già acquisiti. Questa terza voce è un approfondimento, non viene contata come un terzo editore indipendente da Treccani.

Collegare spiegazioni e riscontri

Nucleo della lezione Riscontro principale
Varietà dei lavoratori e uso del termine Ciompi [1], apertura e paragrafo «Il termine ciompi»
Crisi di giugno, luglio e creazione delle Arti [1], cronologia; [2], secondo paragrafo
Tre nuove Arti e tre posti su nove complessivi [1], «L’insurrezione dei Ciompi» e «Il governo dei Ciompi»
Rottura delle alleanze e sconfitta di agosto [1], «La svolta radicale e la reazione»; [2], terzo paragrafo
Consolidamento oligarchico entro il 1382 [1], apertura; [2], terzo paragrafo
Accuse a Michele e letture non neutrali [3], «Dopo la fine del tumulto»; [1], sezione sulle Istorie
Discorso dell’anonimo Ciompo come invenzione retorica [1], sezione sulle Istorie, parte relativa a III, XIII

Le opere antiche e gli studi citati nelle bibliografie di queste voci non sono qui presentati come letture integrali effettuate direttamente. I riferimenti a Machiavelli sono mediati dall’analisi di Varotti; il percorso non riproduce un documento medievale integrale e non usa il suo discorso come testimonianza letterale del 1378.

Revisione docente e prova in classe: aperte