Una rete vaccinale tra oceani: la spedizione Balmis (1803–1806)

Scuolagram · Storia · Scuola Media

Storia – scuola secondaria di primo grado · circa 2 lezioni / 90 minuti

Nel 1803 la monarchia spagnola organizzò una spedizione sanitaria per portare il vaccino contro il vaiolo dai territori europei ai domini americani e asiatici. La lezione ricostruisce la rete di persone, navi, autorità locali e luoghi che rese possibile la circolazione del vaccino: dal porto di A Coruña attraverso l’Atlantico, poi verso i Caraibi, il Messico e, attraverso il Pacifico, le Filippine; altre équipe percorsero itinerari sudamericani. La conservazione del materiale vaccinale dipese anche da bambini vaccinati, impiegati come passaggio vivente da un braccio all’altro. Questa pratica va descritta senza trasformarla in racconto eroico: le fonti attestano il loro coinvolgimento, ma non autorizzano a inventare esperienze individuali. La spedizione offre quindi una domanda storica e civica: chi decideva, chi beneficiava e quali tutele mancavano?

Una risposta alla paura del vaiolo

All’inizio dell’Ottocento il vaiolo era una malattia temuta e spesso mortale. Dopo gli esperimenti di Edward Jenner, si diffuse il vaccino basato sul vaiolo bovino. Nel 1803 la Corona spagnola finanziò la Real Expedición Filantrópica de la Vacuna, diretta dal medico Francisco Xavier de Balmis. Il progetto intendeva portare il vaccino nei territori americani e asiatici della monarchia. La durata dei viaggi e l’assenza di refrigerazione rendevano difficile conservarlo. Era anche un’iniziativa imperiale. Non partiva da zero: in diversi territori medici e chirurghi locali avevano già avviato vaccinazioni prima dell’arrivo della spedizione.

Il trasporto del vaccino

Il vaccino non viaggiava in fiale refrigerate. Per mantenerne la trasmissibilità si ricorreva a inoculazioni successive: il materiale passava da una persona vaccinata a un’altra. La spedizione portò bambini provenienti da orfanotrofi, vaccinati in successione durante il viaggio. Erano minori affidati ad adulti, senza le garanzie di protezione che oggi giudichiamo necessarie. Le fonti menzionano anche casi locali in cui persone schiavizzate furono usate per trasportare il vaccino. Non si deve confondere ogni bambino della spedizione con una persona schiavizzata, né cancellare i casi specifici documentati.

Una rete di rotte

La nave María Pita partì da A Coruña nel novembre 1803. Attraversò l’Atlantico con tappe alle Canarie, a Porto Rico e in Venezuela. La missione si divise in équipe. Il vicedirettore José Salvany e i collaboratori percorsero aree dell’attuale Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Patagonia cilena. Balmis diresse un altro ramo verso Cuba e la Nuova Spagna, cioè il Messico. Nel 1805 raggiunse Acapulco e attraversò il Pacifico fino a Manila, nelle Filippine. Nel settembre 1805 raggiunse Macao e portò il vaccino anche a Canton, in Cina; nel 1806 rientrò in Europa. Non fu un viaggio lineare: le diverse équipe operarono fino al 1813.

Fatti e questioni etiche

Le fonti attestano l’organizzazione pubblica, le rotte, la catena di inoculazioni e il coinvolgimento di bambini. Non permettono di ricostruire uniformemente le loro emozioni, le condizioni personali o il destino di ciascuno. La storiografia discute anche narrazioni contemporanee che assimilano tutti gli orfani alla schiavitù: uno studio critico contesta tale generalizzazione, ma menziona casi specifici di persone schiavizzate impiegate nel trasporto. Occorre distinguere dato, interpretazione e ignoto.

La diffusione vaccinale non impone una celebrazione senza riserve. Chi decideva? Quali benefici e rischi ricadevano sulle comunità e sui minori? Quali tutele mancavano? Sono domande da porre con consapevolezza che nel 1803 non vigevano le norme odierne, senza però attribuire ai bambini scelte o esperienze non documentate. Il caso permette di studiare insieme efficacia sanitaria, potere imperiale e protezione delle persone.

Attività

  1. Mappa della rete. Su una carta muta colloca A Coruña, Canarie, Porto Rico, Venezuela, Cuba, Acapulco, Manila e Macao/Canton. Traccia in blu le tappe dell’équipe di Balmis e in verde i rami sudamericani affidati a Salvany. Aggiungi frecce e legenda, segnalando Atlantico e Pacifico.
  2. Catena e tecnologia. Spiega in 3–4 frasi perché la propagazione da persona a persona era una soluzione logistica dell’epoca e perché non equivale ai metodi di conservazione moderni.
  3. Fatto o domanda? Classifica: (a) la María Pita partì da A Coruña nel novembre 1803; (b) tutti i bambini furono trattati allo stesso modo; (c) Balmis raggiunse Manila nel 1805; (d) i bambini poterono dare un consenso informato come richiesto oggi. Usa “documentato”, “non dimostrato/generalizzazione” o “questione etica”.
  4. Discussione breve. In coppia, scrivi due colonne: benefici collettivi documentabili e problemi di tutela. Concludi con una domanda che le fonti disponibili non permettono di risolvere.

Soluzioni e guida alla discussione

  1. Itinerario di Balmis: A Coruña – Canarie – Porto Rico – Venezuela, poi ramificazioni per Cuba e Nuova Spagna; da Acapulco attraversamento del Pacifico verso Manila, quindi Macao/Canton e rientro. Salvany e collaboratori operarono lungo rotte sudamericane. Le carte scolastiche possono semplificare le tappe purché distinguano le due équipe.
  2. Il vaccino veniva mantenuto attraverso inoculazioni successive; la successione permetteva di trasportare materiale attivo prima della refrigerazione moderna. Non era un prodotto in fiala stabile né una procedura equivalente alla vaccinazione contemporanea.
  3. (a) Documentato; (b) generalizzazione non dimostrata: le fonti non attestano condizioni identiche per tutti; c) documentato, il viaggio verso Manila avvenne nel 1805; (d) questione etica: non si può attribuire un consenso informato secondo standard attuali. Separare il fatto storico dal giudizio normativo.
  4. Benefici: organizzazione di vaccinazioni e diffusione di una pratica preventiva. Problemi: coinvolgimento di minori, asimmetria di potere, limiti di scelta e tutela secondo criteri attuali; responsabilità delle autorità e dei responsabili della spedizione. Sono accettabili domande aperte su esperienze e destini individuali perché la documentazione non consente conclusioni uniformi.

Non esiste una risposta unica alla valutazione etica. Gli studenti devono motivare distinguendo contesto storico e criteri contemporanei.

Fonti e localizzatori

  1. Catherine Mark e José G. Rigau-Pérez, “The World’s First Immunization Campaign: The Spanish Smallpox Vaccine Expedition, 1803–1813”, Bulletin of the History of Medicine 83(1), 2009, pp. 63–94. PubMed, record PMID 19329842: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19329842/ — abstract consultato: partenza da Coruña nel novembre 1803, tappe, diramazioni di Salvany e Balmis, tratta asiatica e questioni di protezione dei soggetti.
  2. Antonio Pérez Pérez e José Ramón Vallejo, “The Smallpox Vaccine in Latin America: A New Approach (1801–1804)”, 2023, Vaccines (testo in PubMed Central): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10302900/ — sezioni 4.5–4.6 per Acapulco, traversata verso Manila, arrivo nell’aprile 1805, Macao/Canton e rientro. Fonte scientifica consultata integralmente nelle sezioni pertinenti.
  3. José Tuells e Carlos Franco-Paredes, “Deconstructing Balmis: a distorted story of enslaved orphans”, Gaceta Sanitaria 37 (2023), 102258: https://www.scielosp.org/pdf/gs/2023.v37/102258/en — lettera scientifica consultata: controversia storiografica, distinzione tra orfani e schiavitù e menzione di casi specifici di trasporto del vaccino; da leggere come contributo argomentativo, non come prova neutrale di ogni esperienza individuale.

Materiali da scaricare

Lezione e attività (PDF) · Soluzioni (PDF)

Revisione docente e prova in classe: aperte

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