Matisse e La chiocciola: una spirale fatta di forme angolari

Storia dell’arte · Scuola secondaria di primo grado
Seconda e terza media; adattabile alla prima con lettura guidata. Due incontri da 50 minuti, riducibili a un incontro selezionando le attività.
Revisione docente e prova in classe: aperte

La domanda da cui partire

Una chiocciola ha un guscio curvo. Si può suggerire quel movimento usando pezzi di carta dai bordi quasi rettilinei? Henri Matisse ci invita a provare un modo diverso di guardare: non soltanto riconoscere un oggetto, ma osservare come sono disposte le forme.

In questa lezione incontriamo una sola opera, The Snail, che in italiano chiameremo La chiocciola, del 1953. Il nostro problema non è ricopiare ogni pezzo: è capire come elementi separati possano costruire insieme un percorso per lo sguardo.

Prima di osservare: tre parole utili

Una forma è una porzione di superficie delimitata da un contorno: può avere bordi curvi, angoli, oppure entrambi. La composizione è il modo in cui le forme sono organizzate nello spazio dell’opera. Una spirale è un andamento che gira attorno a un centro mentre si allontana o si avvicina a esso. Non coincide con una serie di cerchi chiusi e separati.

Qui useremo “movimento dello sguardo” per indicare il percorso che possiamo seguire osservando il quadro. Non significa che la carta si muova davvero o che tutti debbano guardarla nello stesso ordine.

Un artista che lavora anche con la carta

Henri Matisse (1869–1954) è un artista francese attivo fra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Nella fase tarda del suo lavoro sperimenta ampiamente le gouaches découpées: carte dipinte a gouache, una pittura ad acqua coprente, poi ritagliate e organizzate in composizioni. Gli assistenti collaboravano alla preparazione dei fogli dipinti e alla collocazione delle forme.

Il colore non serve soltanto a riempire un disegno già pronto. Il pezzo di carta porta insieme un colore e un contorno: spostarlo significa cambiare contemporaneamente la distribuzione del colore e la struttura dell’immagine. Prima del fissaggio definitivo, la disposizione poteva essere ripensata.

Non bisogna però ridurre tutte queste opere alla formula “forbici e colla”. Per La chiocciola il commento educativo del MoMA segnala anche l’uso dello strappo per ottenere le forme. La tecnica specifica va verificata sull’opera, non dedotta automaticamente dal nome generale del procedimento.

Guardiamo La chiocciola

Apri con l’insegnante la scheda dell’opera della Tate oppure il commento per ragazzi del MoMA, che presenta l’opera. Il materiale resta leggibile anche senza una riproduzione incorporata: nel laboratorio useremo forme inventate, non una copia del quadro.

Comincia senza leggere il titolo. Individua alcune forme: quali hanno angoli evidenti? Quali sono vicine? Dove vedi spazi chiari fra i pezzi? Poi leggi il titolo e chiediti se riesci a seguire un percorso che gira attorno a una zona centrale.

Il contrasto interessante è proprio questo: le singole parti possono apparire angolari, mentre la loro disposizione complessiva suggerisce un avvolgimento. Una curva non deve per forza essere disegnata con una linea continua: può essere suggerita dalle relazioni fra elementi separati.

Il titolo orienta la nostra interpretazione verso una chiocciola, ma non trasforma il quadro in un’illustrazione scientifica dell’animale. Matisse seleziona alcuni aspetti dell’esperienza e li riorganizza. Possiamo parlare di semplificazione e astrazione: ci allontaniamo dalla descrizione minuziosa senza dover rinunciare a ogni legame con qualcosa che conosciamo.

Osservare non è la stessa cosa che interpretare

“Vedo un pezzo con quattro angoli” è una descrizione controllabile, se quel pezzo è effettivamente visibile. “Mi sembra che i pezzi girino” è una lettura della loro relazione. “Il quadro mi comunica allegria” è una risposta personale: è legittima, ma non basta a dimostrare che quella fosse l’unica intenzione dell’artista.

Per discutere bene possiamo usare tre inizi di frase: vedo…, penso che… perché…, mi fa sentire…. Servono a distinguere i piani, non a vietare le interpretazioni. Se due compagni propongono percorsi diversi, possono indicare sull’immagine quali distanze, orientamenti o contrasti li hanno guidati.

Non occorre assegnare a ogni colore un significato fisso. È più utile chiedersi come una forma risalta accanto a un’altra, come cambia il rapporto con il fondo e quale zona attira l’attenzione.

Laboratorio: stessi pezzi, due composizioni

Materiali: un foglio per il fondo, otto pezzi di carta di recupero, matita e, soltanto alla fine, colla facoltativa. Per preparare i pezzi si possono usare strappi oppure forbici a punta arrotondata sotto la supervisione dell’insegnante. Non occorrono tempere, sostanze fotografiche o materiali da acquistare.

  1. Prepara otto forme prevalentemente angolari, non tutte uguali. Se vuoi, scrivi piccoli numeri da 1 a 8 su ciascuna: aiutano a descrivere le posizioni senza dipendere dai nomi dei colori.
  2. Disponile su un fondo cercando di suggerire un andamento che gira attorno a una zona centrale. Non disegnare prima una linea a spirale: prova a suggerirla con distanze e orientamenti. Lascia visibile anche una parte del fondo.
  3. Descrivi la composizione A: “Il pezzo 1 è vicino a…; dal pezzo… il mio sguardo passa a…”. Fai uno schizzo rapido prima di spostare i pezzi.
  4. Con gli stessi otto pezzi crea una composizione B organizzata in due file. Non aggiungere né eliminare elementi.
  5. Confronta A e B con un compagno: che cosa è rimasto uguale? Che cosa è cambiato? Quale disposizione suggerisce meglio l’avvolgimento, e quali indizi lo fanno pensare?
  6. Scegli se incollare una versione. Scrivi una didascalia di quattro righe che spieghi una scelta e una modifica fatta durante il lavoro.

Questa è un’esperienza didattica ispirata a un problema compositivo, non una riproduzione di Matisse. Se il percorso non risulta leggibile al compagno, non è un fallimento: è un dato utile per provare uno spostamento e motivarlo.

Partecipare in modi diversi

Si possono utilizzare forme già preparate e più grandi, carta in toni chiari e scuri, numeri ben visibili o una descrizione orale delle posizioni. Chi trova difficile tagliare può dirigere gli spostamenti di un compagno. Per una variante tattile si possono esplorare pezzi di cartoncino con contorni riconoscibili: questa attività riguarda la composizione inventata, non sostituisce una descrizione accessibile dell’opera storica. Non valutiamo la precisione del taglio né la capacità di distinguere specifiche coppie di colori.

Esercizi

1. Scheda in tre righe. Indica artista, titolo e anno dell’opera studiata. Aggiungi una frase che spieghi perché il titolo non obbliga a vedere un animale rappresentato in modo realistico.

2. Parti e insieme. Un compagno dice: “Se i pezzi hanno angoli, non possono suggerire una spirale”. Sei d’accordo? Rispondi distinguendo forma del singolo elemento e organizzazione complessiva.

3. Quale affermazione possiamo sostenere? Per ciascuna frase indica se è corretta oppure da correggere, e spiega perché: a) tutte le opere dei ritagli furono eseguite con una procedura identica; b) la gouache è una pittura ad acqua coprente; c) il fondo è soltanto una parte inutile rimasta vuota; d) un’opera astratta non può mai richiamare qualcosa di reale.

4. Tre piani del discorso. Classifica come osservazione, interpretazione o reazione personale: a) “Qui vedo uno spazio chiaro fra due pezzi”; b) “Secondo me queste posizioni suggeriscono un giro”; c) “Questa immagine mi mette di buonumore”. Poi aggiungi un indizio a sostegno della frase b.

5. Un esperimento controllato. Nel laboratorio A e B hai usato gli stessi otto pezzi. Quale aspetto hai cambiato? Indica almeno due caratteristiche rimaste uguali e spiega perché il confronto è utile.

6. Il titolo cambia lo sguardo. Prima di conoscere il titolo, Giulia vedeva soltanto “forme sparse”; dopo averlo letto segue un percorso a spirale. Il titolo prova che esiste un unico percorso obbligatorio? Motiva in tre o quattro righe.

7. Spiegare senza nominare colori. Descrivi una delle tue composizioni usando almeno tre parole fra: sopra, sotto, vicino, lontano, angolo, centro, margine, inclinato. Non usare nomi di colori. Un compagno riesce a riconoscere la versione A o B?

8. Rivedere una scelta. Scrivi una didascalia per il tuo lavoro: titolo inventato, materiali, una scelta compositiva e una modifica che hai fatto o vorresti provare. Evita “è bello” come unica spiegazione.

Soluzioni commentate

1. Henri Matisse, The Snail (La chiocciola), 1953. Un esempio di spiegazione: “Il titolo suggerisce un riferimento, ma l’artista non descrive ogni parte del corpo: il richiamo passa soprattutto dall’organizzazione delle forme”. Il titolo italiano è usato qui per agevolare la lettura; quello della scheda museale è in inglese.

2. No. Il contorno del singolo pezzo e la disposizione dei pezzi sono due livelli diversi. Elementi angolari possono essere collocati in modo da suggerire un andamento che gira. Non basta però usare rettangoli perché compaia una spirale: contano le relazioni spaziali.

3. a) Da correggere: una famiglia di procedimenti non rende identiche tutte le opere; il commento del MoMA segnala lo strappo per La chiocciola. b) Corretta. c) Da correggere: gli intervalli del fondo separano e mettono in rapporto gli elementi; cambiarli può cambiare l’equilibrio della composizione. d) Da correggere: l’astrazione può semplificare o trasformare un riferimento reale senza cancellarlo del tutto.

4. a) Osservazione, purché controllabile sull’immagine. b) Interpretazione. c) Reazione personale. Un sostegno possibile per b è indicare una successione di forme che cambia direzione intorno a una zona centrale. Non basta dire “lo so dal titolo”: occorre tornare a ciò che si vede.

5. È cambiata la disposizione sul fondo. Sono rimasti uguali, per esempio, il numero dei pezzi, i loro contorni e i loro colori. Il confronto aiuta a capire il ruolo della composizione senza attribuire ogni differenza a nuovi materiali. È un confronto didattico: non misura in modo universale le reazioni di tutti gli osservatori.

6. No. Il titolo offre una chiave di lettura, non comanda un’unica traiettoria dello sguardo. Giulia può proporre un percorso e mostrarne gli indizi; un compagno può notarne un altro e motivarlo. Neppure qualsiasi risposta vale automaticamente: va confrontata con le forme effettivamente presenti.

7. Risposta aperta. Esempio per una composizione inventata: “Il pezzo 2 è inclinato sopra il centro; il pezzo 3 è vicino al suo angolo destro; il pezzo 4 è più in basso, verso il margine”. Il docente controlla che le relazioni descritte corrispondano al lavoro reale, non che la frase ripeta questo modello. L’esercizio mostra che si può parlare di composizione anche senza basarsi soltanto sul colore.

8. Risposta aperta. Esempio: “Giro interrotto. Carta di recupero su foglio. Ho lasciato uno spazio più largo vicino al centro per rendere visibile la pausa. Dopo il confronto ho ruotato il pezzo 6, perché sembrava indicare un percorso verso l’esterno”. La soluzione è adeguata se identifica materiali, scelta e revisione con motivi comprensibili. Non esiste un solo elaborato corretto da copiare.

Per l’insegnante: conduzione e riscontro

Nel primo incontro si possono dedicare circa 10 minuti al contesto, 15 all’osservazione e alla distinzione fra descrizione e interpretazione, 20 alla composizione A e 5 allo schizzo. Nel secondo: 15 minuti alla composizione B e al confronto, 20 agli esercizi selezionati, 15 alla restituzione. Sono tempi di progetto, non una sperimentazione già svolta.

Prima del laboratorio verificare che almeno una risorsa museale sia accessibile dal dispositivo di classe. Se manca la connessione, l’attività con forme inventate resta praticabile, ma non va presentata come osservazione diretta dell’opera: rinviare quel passaggio o predisporre un’immagine utilizzabile con diritti verificati.

Per un riscontro formativo osservare tre aspetti: distingue pezzo e composizione; sostiene un’interpretazione con un indizio; descrive una modifica intenzionale. Le risposte emotive non si giudicano giuste o sbagliate. La restituzione può essere scritta, orale o mediata da un compagno. Non è necessario assegnare un voto all’elaborato.

Fonti per approfondire e controllare

L’opera

Tate, Henri Matisse, The Snail, 1953. Scheda della collezione, T00540. Localizzatore stabile: numero d’inventario T00540. Per i materiali, record del catalogo Tate Images, T00540, campi identificativi e tecnica: gouache su carta, ritagliata e incollata su carta montata su tela. La scheda Tate principale può non esporre tutti i metadati nella sola estrazione testuale. Il catalogo Tate Images appartiene allo stesso ente: non viene contato come seconda istituzione indipendente.

Museum of Modern Art (MoMA), Henri Matisse. The Snail. 1953. Kids Tour, audio 8/8 con trascrizione. Localizzatori nella trascrizione: il passaggio che descrive le forme rettangolari del corpo; quello che invita a seguire i blocchi di colore lungo la spirale del guscio; il confronto fra forbici e carte strappate per quest’opera. È la fonte puntuale per non affermare che ogni pezzo sia stato tagliato con le forbici. Risorsa in inglese: l’insegnante può accompagnarne la lettura e usare le domande italiane della lezione.

Il procedimento generale

MoMA, Henri Matisse: The Cut-Outs (2014). Pagina “The Cut-Outs”. Localizzatori: sezioni “What is a Cut-Out?” e “Why Cut-Outs?”; passaggi sulla preparazione dei fogli con gouache da parte degli assistenti, sul taglio e sulla disposizione delle forme. Sostiene la spiegazione generale del procedimento: non documenta ogni fase specifica di The Snail.

Grand Palais, Drawing with scissors: Henri Matisse’s cut-out gouache technique. Articolo istituzionale. Localizzatore: corpo dell’articolo, passaggi sulla carta colorata con gouache, sul ritaglio diretto e sul lavoro con gli assistenti. Offre un terzo riferimento istituzionale, indipendente da Tate e MoMA, per contestualizzare la tecnica; non viene usato come fonte specifica sullo strappo nella singola opera.

Le fonti appartengono ad almeno due istituzioni museali indipendenti: Tate e MoMA; il Grand Palais è un ulteriore appoggio. Le attività, le composizioni inventate e le soluzioni commentate sono proposte didattiche originali, non esercizi attribuiti ai musei.

Non sono incorporate riproduzioni dell’opera: si rimanda alle risorse museali. Le composizioni richieste agli alunni sono autonome. Eventuali immagini aggiunte in seguito richiedono controllo dei diritti e didascalie accurate.

Revisione docente e prova in classe: aperte