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Scienze motorie · Scuola media · Classi prima, seconda e terza, con adattamento del docente
Scheda in breve
La domanda: basta rispettare il regolamento per giocare in modo corretto?
L’idea da ricordare: il fair play comprende le regole, ma anche il rispetto delle persone. In un gioco cooperativo il gruppo cerca un risultato comune; nessuno deve diventare l’ostacolo da eliminare.
Tre parole utili: fair play significa gioco leale; cooperare significa lavorare per un obiettivo condiviso; adattare una regola significa cambiarla apertamente per rendere praticabile il gioco, non di nascosto per favorire qualcuno.
Che cosa impari: riconoscere un comportamento leale, proporre una regola che allarghi la partecipazione e gestire un disaccordo senza insulti o pressioni.
Che cosa serve: il testo e un foglio. Per il laboratorio facoltativo servono anche un tavolo stabile e accessibile e un oggetto morbido, leggero e abbastanza grande da essere maneggiato senza difficoltà, scelto dal docente. Non si fanno test fisici e non si raccolgono informazioni sulla salute.
«Ma non era vietato!»
Durante un gioco a squadre, due compagni si passano sempre la palla. Il regolamento non obbliga a coinvolgere gli altri. Quando qualcuno protesta, rispondono: «Non abbiamo fatto niente di vietato».
Sul regolamento potrebbero avere ragione. Ma la domanda della lezione è un’altra: quel modo di giocare lascia davvero spazio agli altri?
Il Consiglio d’Europa descrive il fair play come qualcosa che va oltre il rispetto delle regole: comprende amicizia, rispetto e senso di appartenenza. UNESCO richiama la partecipazione senza discriminazioni e la tutela della dignità. Non basta, quindi, cercare ciò che il regolamento non proibisce. Conta anche come trattiamo le persone. [1, art. 8.1.b; 2, artt. 1.1 e 9.1]
Leale non significa lasciar vincere
Si può cercare di vincere senza umiliare chi perde. Si può contestare una decisione senza insultare chi arbitra. E si può ammettere un proprio errore anche quando nessuno se n’è accorto.
Immagina che la palla esca dal campo dopo aver toccato la tua mano. L’arbitro non ha visto. Dire «L’ho toccata io» è una scelta leale: non stai regalando la partita, stai contribuendo a un risultato credibile.
Il fair play non richiede di essere sempre d’accordo. Un dissenso può essere espresso così: «Io ho visto il tocco prima dell’uscita. Possiamo chiarire?». Descrivi un fatto e chiedi una verifica; non assegni un’etichetta alla persona.
Questa distinzione fra regole, onestà e rispetto è coerente con l’educazione all’etica sportiva indicata dal Consiglio d’Europa e con la tutela dei valori dello sport richiamata da UNESCO. Gli esempi sono inventati per questa lezione. [1, art. 7.1–3; 2, art. 10.1]
Cooperare cambia l’obiettivo
In un gioco competitivo, squadre o partecipanti cercano di prevalere secondo regole condivise. In un gioco cooperativo, come quello proposto qui, il risultato è comune: costruire una sequenza alla quale tutti possano contribuire. Sono due organizzazioni diverse del gioco; non due classifiche di persone «buone» e «cattive».
Anche un gruppo cooperativo può escludere qualcuno. Succede, per esempio, quando una sola persona decide tutto «per fare prima». Dire che siamo una squadra non dimostra che tutti abbiano potuto scegliere.
Stessa possibilità, non per forza stesso gesto
Una regola uguale per tutti può essere poco accessibile: «Tutti devono afferrare la palla al volo» esclude chi non può o non vuole farlo. Nel nostro laboratorio il contributo può essere spostare un oggetto appoggiato, scegliere a chi proporre il turno oppure comunicare una decisione con il proprio canale abituale.
L’obiettivo comune è organizzare la partecipazione, non confrontare abilità fisiche. Le modalità non richiedono lo stesso lavoro motorio e non dimostrano capacità motorie equivalenti. Le opportunità adattate e inclusive sono un principio UNESCO e del Consiglio d’Europa. La scelta concreta degli adattamenti spetta al docente. [2, art. 1.3; 1, art. 10.3.c–d]
Laboratorio: il passaggio è una proposta
Obiettivo del gruppo: costruire una sequenza di turni nella quale ogni partecipante riceva una proposta e possa accettare, scegliere un altro contributo oppure passare. Non si contano velocità, passaggi riusciti o errori. Non ci sono eliminazioni.
È una proposta didattica originale, non un protocollo sanitario né un’attività validata come priva di rischio. Si svolge solo con la supervisione del docente, che decide se il contesto la rende praticabile. I principi di ambiente sicuro, accessibilità e personale qualificato sono richiamati da entrambe le fonti. Le precauzioni operative qui sotto sono scelte prudenziali della proposta, non prescrizioni ricavate parola per parola dalle Carte. [2, artt. 7.1, 8.1 e 9.1–4; 1, artt. 1.1.b, 15.1–3 e 16.2]
Prima di iniziare
Il docente controlla stabilità del tavolo e delle eventuali sedute, superficie libera, pavimento asciutto e sgombro, accessi e uscite liberi. Ogni persona deve poter usare la propria postazione senza urtare altri o dover allungarsi, piegarsi per recuperare oggetti o cambiare posizione. Non sono richiesti trasferimenti dalla postazione abituale. Non si fissano distanze standard: la disposizione va provata sul posto.
L’oggetto resta appoggiato sul tavolo: non si lancia, non si fa rimbalzare e non si spinge verso un bordo. Si sposta soltanto nella zona facilmente raggiungibile e controllata dal docente. Per cambiare zona lo riposiziona il docente, con il gruppo fermo. Se cade, nessuno lo insegue o si china per recuperarlo: si interrompe e interviene il docente quando è sicuro farlo.
Se il tavolo, l’oggetto o le postazioni non sono accessibili, si sceglie la versione su carta, senza passaggi fisici. Se non è possibile garantire supervisione e partecipazione accessibile, il laboratorio non parte: si lavora soltanto sugli esempi scritti.
Una regola che vale sempre
Chiunque può chiedere una pausa con la parola o la modalità concordata, senza spiegare al gruppo le proprie condizioni. In caso di dolore, malessere, disagio o problema si interrompe e si avvisa il docente: non si continua per «aiutare la squadra». Il docente applica le procedure della scuola e le eventuali indicazioni individuali già formalizzate. Questa scheda non le sostituisce e non dà consigli medici personali.
Come si gioca
1. Rendiamo chiara la consegna. Il docente legge e presenta la proposta nel modo accessibile concordato. Ogni partecipante può chiedere un chiarimento. Il gruppo non parte finché non sono chiari il turno, le alternative e il modo di chiedere una pausa.
2. Proviamo le scelte. Nel proprio turno si può spostare di poco l’oggetto appoggiato nella zona autorizzata, senza dover raggiungere una meta. In alternativa si può scegliere a chi proporre il turno successivo, confermare una proposta oppure passare. La risposta può essere orale, scritta, indicata o comunicata con il canale abituale; il docente può leggere le opzioni e raccogliere una conferma. Non occorre eseguire un gesto per far valere la scelta.
3. Invitiamo, senza obbligare. Il gruppo tiene traccia, su un foglio, dei turni proposti, non degli errori o delle ragioni di una pausa. Ogni partecipante deve poter ricevere una proposta prima che si ricominci. Passare il turno è una scelta valida: non si insiste e non si chiede di giustificarla. Chi passa può rientrare in seguito, se lo desidera e se il docente conferma le condizioni.
4. Cerchiamo il problema nella regola. Il docente propone un caso inventato: «Con la regola “risponde chi parla per primo”, una persona non riesce mai a scegliere. Che cosa cambiereste?». Il gruppo formula una modifica: per esempio, proporre un turno alla volta e attendere la risposta senza sovrapporsi. Non si indica un compagno reale come “il problema”.
5. Verifichiamo la modifica. Prima di riprovare, il docente approva la nuova regola per sicurezza e accessibilità e la rende comprensibile a tutti. Non si aggiungono corse, lanci, ostacoli, prove di forza o penalità fisiche. L’attività termina quando il docente lo ritiene opportuno o quando occorre fermarsi; non c’è un numero obbligatorio di giri.
La stessa domanda, su carta
Con quattro personaggi inventati, scrivete una sequenza di inviti. Uno passa, uno chiede che le opzioni siano lette, uno propone di cambiare una regola. Fate proseguire la sequenza senza cancellare nessuna scelta. È un’alternativa per ragionare su turni e partecipazione, non un sostituto equivalente dell’esperienza motoria.
Che cosa osserviamo alla fine?
Non «chi è più bravo», ma quali fatti mostrano che la regola funziona: tutti hanno ricevuto una proposta? Una scelta di passare è stata rispettata? La modifica era nota prima di riprendere? Il docente descrive episodi concreti, senza ricavare diagnosi, giudizi sul carattere o voti alla disponibilità a muoversi.
Esercizi
Puoi rispondere per iscritto, oralmente o con il canale concordato. Usa i casi inventati: non servono informazioni personali tue o dei compagni.
1. Una scelta leale. Sai di aver toccato la palla per ultimo. L’arbitro assegna il possesso alla tua squadra. Quale risposta è coerente con il fair play?
A. Taci perché nessuno ha visto. B. Dici che l’ultimo tocco è tuo. C. Accusi l’arbitro di non capire niente. Spiega la scelta in una frase.
2. Vero o falso? Correggi le frasi false.
- a. Se un comportamento non è vietato, è sempre anche leale.
- b. Cooperare significa che nessuno può esprimere un disaccordo.
- c. Una modifica alle regole del laboratorio va chiarita e approvata dal docente prima di essere applicata.
- d. Chi passa il turno deve raccontare al gruppo perché lo fa.
3. Osserva il fatto, non etichettare la persona. Riscrivi «Sei egoista, fai sempre tutto tu» come una frase che descriva un comportamento e proponga una soluzione.
4. Cambia la regola. Nel gioco vale «decide chi risponde più in fretta». Tre personaggi non riescono mai a intervenire. Proponi una regola diversa e spiega come controllare se funziona.
5. Un adattamento o un trucco? Prima del gioco, il docente approva per tutti la possibilità di comunicare una scelta a voce oppure su una carta. A metà gioco, invece, una squadra si attribuisce di nascosto un turno in più. Qual è la differenza fra i due casi?
6. Se l’oggetto cade. Nel laboratorio l’oggetto finisce sul pavimento. Che cosa fai? A. Ti chini subito. B. Lo insegui prima degli altri. C. Interrompi e avvisi il docente.
7. Scrivi un piccolo patto. Formula tre regole per il laboratorio: una sui turni, una sul dissenso e una sulla pausa. Devono descrivere comportamenti riconoscibili, non limitarsi a «siate bravi».
8. Dimostra, non supporre. Un gruppo afferma: «Abbiamo collaborato tutti». Quali due fatti osserveresti per capire se la frase è sostenuta? Non usare come prova la velocità o il numero di movimenti.
Spazio di lavoro: annota su un foglio le risposte 3, 4, 7 e 8. Nella stampa puoi usare il retro o un foglio aggiuntivo. Non scrivere dati sanitari.
Soluzioni e risposte possibili
1. B. Riconosci il tuo ultimo tocco anche se la decisione iniziale ti favorisce. Il fair play comprende l’onestà, non soltanto l’assenza di una sanzione.
2. a. Falso: una scelta può rispettare il testo della regola e lasciare comunque fuori gli altri. b. Falso: il dissenso si può esprimere senza offendere, descrivendo un fatto e chiedendo un chiarimento. c. Vero, per questo laboratorio. d. Falso: passare è una scelta ammessa e non richiede spiegazioni sulle proprie condizioni.
3. Una possibilità: «Negli ultimi turni hai scelto senza chiedere agli altri. Proponiamo un turno a ciascuno prima di ricominciare?». La frase descrive un episodio e una modifica verificabile; non definisce la persona. Sono valide altre formulazioni rispettose con questi due elementi.
4. Per esempio: «Il turno viene proposto a una persona alla volta, che può rispondere con il canale concordato oppure passare. Non si decide in base a chi arriva prima». Per verificarlo, osserviamo se tutti hanno ricevuto una proposta e se la risposta è stata attesa e rispettata. Non imponiamo lo stesso tempo di risposta a tutti.
5. Nel primo caso l’adattamento è dichiarato prima, approvato dal docente e disponibile secondo la regola condivisa. Serve ad accedere alla stessa decisione. Nel secondo una squadra cambia di nascosto le proprie possibilità per ottenere un vantaggio. Una regola accessibile non è un favore segreto.
6. C. Si interrompe e si avvisa il docente. Nessuno insegue o recupera l’oggetto durante il gioco; il docente gestisce il recupero in sicurezza.
7. Un possibile patto: «Proponiamo un turno a ciascuno prima di ricominciare. Se non siamo d’accordo, descriviamo il fatto senza insultare e chiediamo al docente di chiarire. Quando qualcuno chiede una pausa, fermiamo l’attività senza domandargli di spiegarsi». Sono valide regole diverse se accessibili, concrete e approvate dal docente.
8. Per esempio: tutte le persone hanno ricevuto una proposta di turno; chi ha passato non è stato incalzato; una modifica è stata spiegata prima di riprendere; una persona ha potuto usare il canale di risposta concordato. Bastano due fatti pertinenti. Non è sufficiente dire «sembravano contenti»: non possiamo dedurre l’esperienza di tutti dall’aspetto.
Da portare con te
Quando un gioco non funziona per qualcuno, chiediti quale regola si può discutere. Non occorre decidere che quella persona «non è portata». Una proposta chiara, un turno davvero disponibile e una pausa rispettata sono fatti piccoli, ma si possono vedere.
Fonti per approfondire
[1] Consiglio d’Europa — Revised European Sports Charter, raccomandazione CM/Rec(2021)5, adottata il 13 ottobre 2021; edizione 2022. Il testo distingue i valori dalle sole regole e richiama accessibilità, sicurezza e supervisione qualificata.
https://rm.coe.int/revised-european-sports-charter-web-a6/1680a7534b
Locatori: art. 1.1.b, p. 11 (ambiente sicuro); art. 7.1–3, pp. 18–19 (etica e apprendimento dei valori); art. 8.1.b, p. 19 (fair play oltre le regole); art. 10.3.c–d, p. 23 (opportunità adattate e accesso effettivo); art. 15.1–3, p. 27 (impianti e sicurezza); art. 16.2, p. 28 (qualifica e tutela di chi partecipa). I numeri di pagina sono quelli stampati nel documento.
[2] UNESCO — International Charter of Physical Education, Physical Activity and Sport, testo riveduto del 2015. Il testo integrale ufficiale è disponibile con paragrafi numerati.
Locatori: artt. 1.1 e 1.3 (non discriminazione e opportunità inclusive, adattate e sicure); art. 7.1 (personale qualificato); art. 8.1 (spazi e attrezzature adeguati e sicuri); artt. 9.1–4 (dignità, gestione dei rischi e pressioni inappropriate); art. 10.1 (protezione dei valori educativi).
Le due fonti sono pubblicate da istituzioni diverse. Sostengono i principi generali della lezione, non certificano la sicurezza del singolo laboratorio o i suoi risultati. I casi, il gioco e le risposte possibili sono proposte didattiche originali. Non sono formulate promesse di benefici sanitari o di prevenzione degli infortuni.
Nota per il docente
Materiale da sottoporre a revisione docente prima dell’uso. Vanno confermati organizzazione, accessibilità, spazi, materiali e adeguatezza per la classe, nel rispetto delle procedure scolastiche. La collocazione nelle tre classi delle medie è una proposta editoriale, non una dichiarazione di copertura completa del curricolo.
Il lavoro richiesto riguarda scelte, regole e partecipazione. Non è una verifica delle capacità fisiche, un allenamento o una valutazione della salute. La mancata esecuzione di un movimento non va usata per dedurre scarsa collaborazione; si osservano soltanto i contributi effettivamente espressi con le modalità accessibili concordate.