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Educazione civica · Scuola secondaria di primo grado · Seconda e terza media
Scheda breve
Quando una decisione riguarda bambini e ragazzi, la loro opinione non è un dettaglio da raccogliere per cortesia. L’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce il diritto di esprimerla liberamente e di vederla presa seriamente in considerazione, tenendo conto dell’età e della maturità. Questo non significa ottenere sempre ciò che si chiede, né poter bloccare ogni decisione. Significa poter capire il problema, esprimersi senza pressioni e sapere che cosa è successo alle proprie proposte.
La domanda guida: come riconosciamo un ascolto reale, anche quando la decisione finale è diversa dalla nostra preferenza?
Tre parole da distinguere: esprimersi è comunicare un’opinione; essere ascoltati comporta che quell’opinione venga considerata; decidere significa assumere una scelta e la relativa responsabilità. Il veto è invece il potere di impedire una decisione: non deriva automaticamente dal diritto all’ascolto.
Che cosa saprai fare: leggere un articolo della Convenzione, riconoscere una consultazione solo di facciata, proporre modalità accessibili per esprimersi e scrivere una restituzione motivata. Il caso della biblioteca è inventato: non descrive un regolamento scolastico vigente.
Spiegazione completa
1. Una biblioteca, due proposte
Nella scuola immaginaria di Vallechiara si vuole sperimentare un nuovo uso dell’aula biblioteca. Alcuni ragazzi chiedono più tempo per leggere in silenzio; altri vorrebbero uno spazio per presentare libri a voce. Gli adulti responsabili hanno chiarito che l’aula può essere utilizzata soltanto quando è disponibile la sorveglianza e che il corridoio di accesso deve restare libero.
«Chiediamo le opinioni», propone la referente. Un collega risponde: «Ma se poi non possiamo fare tutto quello che chiedono, a che serve?». È una domanda utile: ascoltare non equivale a promettere che ogni richiesta sarà accolta. Serve a conoscere bisogni, ragioni e conseguenze che chi decide potrebbe non vedere. Una decisione diversa da quella preferita dai ragazzi non prova, da sola, che nessuno li abbia ascoltati. Nemmeno un sondaggio molto partecipato prova, da solo, il contrario.
2. Il diritto non aspetta la maggiore età
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è un trattato adottato nel 1989. Non è la stessa cosa della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Nel suo articolo 1, il termine tradizionale «fanciullo» indica, in generale, chi ha meno di diciotto anni, salvo il caso di maggiore età raggiunta prima secondo la legge applicabile. Quindi il documento riguarda anche gli adolescenti. [F1, introduzione e art. 1]
L’articolo 12 riconosce al minore capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la propria opinione sulle questioni che lo interessano. Chiede inoltre che le sue opinioni siano debitamente prese in considerazione, tenendo conto dell’età e del grado di maturità. Il secondo paragrafo riguarda in particolare la possibilità di essere ascoltati nei procedimenti giudiziari e amministrativi che lo concernono, secondo le regole applicabili. La nostra attività scolastica non riproduce un procedimento di quel tipo. [F1, art. 12, primo e secondo paragrafo]
Un piccolo estratto da leggere con attenzione è:
«le opinioni del fanciullo devono essere debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità».
La frase è riportata dal testo italiano pubblicato da UNICEF Italia. «Prese in considerazione» non significa messe automaticamente in pratica; nemmeno significa raccolte e poi ignorate. [F1, art. 12]
3. Non è un premio per chi parla meglio
«Capace di discernimento» può sembrare una formula che consente di ascoltare soltanto chi supera un esame. Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia chiarisce invece che non bisogna presumere in partenza l’incapacità del minore: occorre riconoscere la possibilità di formarsi opinioni. L’articolo 12 non stabilisce una soglia minima d’età per essere ascoltati. Età e maturità non sono la stessa cosa, e l’età da sola non determina quanto sia significativa un’opinione. [F2, parr. 20–21 e 28–30]
Non serve saper usare parole difficili. Nel caso della biblioteca, «quando parlano tutti insieme non riesco a leggere» è un’osservazione pertinente, anche senza un discorso lungo. Un adulto può aiutare a chiarirla senza riscriverla per far dire al ragazzo ciò che desidera lui.
Per questo un’unica assemblea, in cui parlano soltanto i più sicuri, può lasciare fuori molte voci. Si possono offrire un foglio, un breve colloquio o una modalità espressiva adatta alla persona. Non sono ricette obbligatorie identiche in ogni scuola: sono proposte didattiche per ridurre ostacoli alla partecipazione. Il Consiglio d’Europa indica la scuola, la famiglia e la comunità fra gli ambiti in cui rendere effettivo il diritto all’ascolto. [F3, paragrafi iniziali sotto «Child participation»]
4. Un diritto, non un obbligo di raccontarsi
Il Comitato ONU precisa che esprimere le proprie opinioni è un diritto, non un obbligo. Si può scegliere di non esercitarlo. La partecipazione deve essere volontaria e non deve esporre a pressioni o rischi. [F2, par. 16 e par. 134, lettere b e h]
In classe questo significa, per esempio, non chiedere a un compagno di raccontare una vicenda familiare per rendere più interessante la discussione. Nel nostro laboratorio si usano soltanto personaggi e problemi inventati. Si può lavorare analizzando i documenti senza dichiarare preferenze personali. La valutazione riguarda la comprensione delle fonti, non la disponibilità a parlare di sé.
5. Ascolto, consultazione, decisione e veto
Qui usiamo «ascolto» in senso ampio per il processo: distinguiamo l’opportunità di esprimersi dalla successiva considerazione dell’opinione.
Ascolto: si mette la persona nelle condizioni di esprimersi e si considera ciò che comunica. Non basta aspettare in silenzio che finisca di parlare.
Consultazione: si raccolgono opinioni su una questione. Per essere utile occorre chiarire prima che cosa è ancora aperto, chi valuterà le proposte e chi avrà la responsabilità di decidere. Un questionario è uno strumento possibile, non una garanzia automatica di ascolto.
Decisione: si sceglie che cosa fare. Nel nostro caso inventato spetta agli adulti responsabili dell’organizzazione, entro i limiti dichiarati. Nella scuola reale competenze e procedure dipendono dalle norme e dall’organizzazione dell’istituto: questa lezione non assegna nuovi poteri a studenti o docenti.
Veto: è il potere di impedire una decisione. Dal solo articolo 12 non discende un veto generalizzato; eventuali poteri o garanzie specifici dipendono anche dalle altre regole applicabili e dal contesto. Allo stesso tempo, l’articolo non autorizza chi decide a trattare l’ascolto come una gentilezza facoltativa. La distinzione è una spiegazione didattica del rapporto fra espressione, considerazione e responsabilità, non una citazione letterale della Convenzione. [F1, art. 12; F2, parr. 15 e 44–45]
Anche una votazione non sostituisce ogni forma di ascolto. Contare quante persone preferiscono un’opzione non dice necessariamente perché la preferiscano o quali difficoltà incontrino le altre. Nella consultazione della biblioteca, una difficoltà di accesso non diventa irrilevante soltanto perché la segnala una persona.
6. Il passaggio che spesso manca: la restituzione
Dopo avere raccolto le opinioni, occorre spiegare l’esito e come siano state considerate. Il Comitato ONU chiama questo passaggio «feedback», cioè restituzione. Serve a evitare un ascolto soltanto formale. [F2, par. 45]
Confrontiamo due messaggi inventati:
Messaggio A: «Grazie delle idee. La decisione è presa. Non faremo altre comunicazioni».
Messaggio B: «Avete segnalato due esigenze: silenzio per leggere e occasioni per presentare libri. Nella prova organizzeremo momenti distinti, senza parlare e leggere in silenzio nello stesso spazio. Non possiamo aggiungere un’apertura senza sorveglianza. Dopo la prova raccoglieremo osservazioni sulle difficoltà rimaste».
Il secondo rende visibili proposte, ragioni e limiti. Non prova che ogni altro aspetto della consultazione sia stato corretto: se prima si fosse costretto qualcuno a parlare, il messaggio finale non cancellerebbe il problema. Un ascolto reale è un processo, non una bella frase alla fine. [F2, parr. 132–134]
7. Un controllo in cinque domande
Prima di chiamare «partecipazione» un’iniziativa, chiediamo: il problema era spiegato in modo comprensibile? C’erano modalità adatte a chi partecipava? Era possibile non esprimere un’opinione senza pressioni? Le opinioni potevano influire su qualcosa ancora aperto? È stata data una restituzione che spiegasse come erano state considerate?
Queste domande sono una sintesi didattica, non una procedura legale universale. Aiutano a collegare il diritto riconosciuto dalla Convenzione alla qualità concreta di una consultazione. [F2, parr. 45 e 132–134; F3, presentazione della raccomandazione e dello strumento di valutazione]
Fonti per orientarsi
F1 · Il testo del diritto. ONU, Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, 20 novembre 1989, testo italiano nell’edizione web UNICEF Italia «Gli articoli della Convenzione», senza numero di edizione o data di aggiornamento esposti. Localizzatori: introduzione; «Art. 1»; «Art. 12», primo e secondo paragrafo. URL: unicef.it/convenzione-diritti-infanzia/articoli/. Si usa come riproduzione del testo del trattato, non come seconda opera indipendente dal trattato stesso.
F2 · Il chiarimento interpretativo. Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, Commento generale n. 12: Il diritto del bambino e dell’adolescente di essere ascoltato, 2009, documento CRC/C/GC/12, edizione italiana PDF ospitata dal Gruppo CRC. Localizzatori: parr. 15–16 (diritto e non obbligo); 20–21 (capacità e assenza di soglia minima d’età); 28–30 (età e maturità); 44–45 (peso delle opinioni e restituzione); 132–134 (partecipazione non simbolica, volontaria, inclusiva e sicura). URL: Commento generale n. 12, PDF. È un’interpretazione del Comitato, non un nuovo articolo della Convenzione.
F3 · Un’opera di un’istituzione distinta. Consiglio d’Europa, Child participation, edizione web in inglese senza data di aggiornamento esposta. Localizzatori: sotto il titolo «Child participation», paragrafo che inizia «Children have the right to be heard» (ambiti); paragrafo che inizia «The Council of Europe Recommendation» (raccomandazione CM/Rec(2012)2); paragrafo che inizia «The Council of Europe Child Participation Assessment Tool» (strumento di valutazione). URL: coe.int/en/web/children/participation. È una presentazione autonoma di raccomandazione e strumenti europei: conferma gli ambiti dell’ascolto e l’importanza di renderlo effettivo. Il Consiglio d’Europa è distinto dall’ONU e non è l’Unione europea. Le formulazioni italiane della lezione relative a questa pagina sono parafrasi didattiche, non citazioni ufficiali tradotte.
Le fonti appartengono ad almeno due sistemi istituzionali indipendenti: ONU e Consiglio d’Europa. F1 e F2 sono testi diversi, ma non vengono conteggiati come due riscontri istituzionali indipendenti. I casi e i messaggi di Vallechiara sono stati costruiti per questa attività e non sono ricavati dalle fonti.
Attività ed esercizi
Le consegne riguardano solo situazioni inventate. Per rispondere puoi usare la spiegazione e le fonti. Non devi raccontare esperienze personali.
1. Leggi le parole decisive
Rileggi l’estratto dell’articolo 12 nella sezione 2. Individua: a) che cosa deve accadere alle opinioni; b) i due elementi da considerare nel dare loro peso. Spiega poi perché «essere ascoltato significa ottenere sempre ragione» non è una riscrittura corretta.
2. Vero o falso? Correggi e indica la fonte
A. La Convenzione riguarda soltanto i bambini della scuola primaria.
B. Il diritto all’ascolto obbliga ogni ragazzo a esprimere pubblicamente la propria opinione.
C. Il solo numero di questionari raccolti dimostra che l’ascolto è stato reale.
D. Una decisione diversa dalla mia proposta può essere compatibile con un ascolto serio.
Per ogni risposta indica F1, F2 o F3 e almeno un articolo o paragrafo pertinente.
3. Quattro azioni diverse
Associa ciascuna frase a espressione, considerazione, decisione, veto. Usa ogni termine una volta.
A. «Propongo di separare i momenti di lettura da quelli di presentazione».
B. «Confrontiamo questa proposta con le esigenze segnalate e con la disponibilità dell’aula».
C. «Nella sperimentazione adotteremo momenti distinti».
D. «Ho il potere di impedire che questa scelta venga adottata».
Quale di queste azioni non deriva automaticamente dal diritto dell’articolo 12?
4. Ripara una consultazione di facciata
La scuola inventata scrive: «Abbiamo già scelto di usare la biblioteca solo per presentazioni. Domani i tre studenti più bravi a parlare leggeranno un testo preparato dagli adulti. Chiameremo l’incontro “La scelta degli studenti”. Non saranno raccolte altre osservazioni».
Individua tre problemi distinti. Per ciascuno proponi una correzione concreta. Non basta cambiare il titolo dell’incontro: spiega che cosa deve cambiare nel processo.
5. Laboratorio: il foglio di ascolto
Progetta una consultazione sull’uso della biblioteca di Vallechiara. Nel caso inventato gli adulti restano responsabili della decisione; sono aperte le modalità d’uso durante gli accessi sorvegliati, non l’abolizione della sorveglianza.
Prepara un foglio con cinque campi: questione aperta; informazioni e limiti; modi per esprimersi; chi considera le opinioni e decide; come verrà comunicato l’esito. Aggiungi una frase che permetta di non esprimere una preferenza personale e una modalità alternativa all’intervento davanti alla classe. Il foglio è una proposta didattica, non un modulo ufficiale della scuola.
6. Scrivi una restituzione onesta
Sono arrivate due proposte: lettura silenziosa e presentazioni di libri. La sorveglianza è disponibile solo negli accessi già previsti. La decisione inventata consiste nel provare momenti distinti, mantenendo quegli accessi. Scrivi una restituzione di 70–100 parole che nomini entrambe le proposte, spieghi che cosa cambia, chiarisca il limite e preveda una raccolta di osservazioni dopo la prova. Non attribuire l’unanimità agli studenti: il caso non la documenta.
7. Quale fonte sostiene la frase?
A. «Il testo della Convenzione prevede di considerare età e maturità».
B. «La restituzione deve spiegare come le opinioni sono state considerate».
C. «Il Consiglio d’Europa presenta la partecipazione anche nella scuola e nella famiglia».
D. «A Vallechiara si separano lettura silenziosa e presentazioni».
Per ciascuna indica fonte e localizzatore, oppure scrivi «caso inventato». Spiega perché il nome di un sito, senza articolo o sezione, aiuta poco a verificare un’affermazione.
Soluzioni commentate
1. Le parole decisive
Le opinioni devono essere «debitamente prese in considerazione»; gli elementi espliciti sono età e grado di maturità. Considerare seriamente una posizione non obbliga ad accoglierla sempre: la fonte riguarda espressione e peso dell’opinione, non un potere automatico di imporre l’esito. È insufficiente rispondere soltanto «bisogna ascoltare»: manca il passaggio dalla possibilità di parlare alla considerazione di ciò che è stato detto. [F1, art. 12]
2. Vero e falso motivati
A: falso. Il termine comprende in generale chi non ha ancora diciotto anni, con l’eccezione indicata dalla fonte, non soltanto gli alunni della primaria. [F1, art. 1]
B: falso. Esprimersi è un diritto, non un obbligo; non si può dedurne l’obbligo di un intervento pubblico. [F2, par. 16; par. 134, lettera b]
C: falso. Il numero non mostra se vi fossero libertà, informazioni, inclusione, reale considerazione e restituzione. Un questionario può essere utile, ma può anche accompagnare una scelta già chiusa. [F2, parr. 132–134]
D: vero, con una precisazione. L’opinione deve avere il giusto peso; chi decide deve spiegare come l’ha considerata. Un semplice «abbiamo deciso altro» non è una spiegazione sufficiente del processo. [F1, art. 12; F2, parr. 44–45]
3. Le quattro azioni
A–espressione; B–considerazione; C–decisione; D–veto. Il veto non è attribuito automaticamente dall’articolo 12. Anche il potere di decidere non viene trasferito automaticamente al ragazzo: nel caso resta agli adulti responsabili. L’esercizio distingue funzioni, non descrive i poteri di un organo scolastico reale. [F1, art. 12]
4. Tre problemi e possibili correzioni
Scelta già chiusa: non si può presentare l’incontro come una scelta degli studenti. Se esistono aspetti ancora modificabili vanno dichiarati e sottoposti a consultazione; se non ne esistono, si deve dire onestamente che si sta informando, senza chiamarlo potere di scelta.
Voci selezionate soltanto per abilità oratoria: offrire anche contributi scritti o altre modalità adatte, senza identificare sicurezza nel parlare e capacità di avere un’opinione. La rappresentanza di pochi non dimostra da sola che siano state raccolte le voci degli altri.
Testo imposto e nessuna ulteriore osservazione: consentire opinioni formulate liberamente, chiarire chi le valuterà e prevedere una restituzione. Far leggere parole degli adulti non equivale a raccogliere il punto di vista dei ragazzi. Sono accettabili altre risposte se distinguono tre problemi e li correggono concretamente. [F2, parr. 20, 45 e 132–134]
5. Un modello possibile
Questione aperta: come alternare lettura silenziosa e presentazioni durante gli accessi sorvegliati?
Informazioni e limiti: non sono previsti nuovi accessi; va mantenuta la sorveglianza e libero il corridoio. Si discutono le modalità d’uso, non questi vincoli.
Modi per esprimersi: foglio scritto, intervento breve oppure contributo comunicato al docente con una modalità concordata. Non si raccolgono vicende personali o nomi di altri studenti. Si può analizzare una proposta senza dichiarare una propria preferenza.
Considerazione e decisione: gli adulti responsabili confrontano i contributi, spiegano quali esigenze emergono e assumono la decisione organizzativa nel caso inventato.
Esito: comunicazione comprensibile con proposte considerate, scelta, motivi e un momento successivo per le osservazioni sulla prova.
Il modello non è l’unica soluzione. È importante che il foglio non prometta agli studenti un potere che non hanno e non trasformi il silenzio in una colpa. [F2, parr. 16, 45 e 134]
6. Un esempio di restituzione
«Avete proposto sia momenti di lettura silenziosa sia presentazioni di libri. Per tenere conto delle due esigenze proveremo a organizzarli in momenti distinti, evitando di svolgerli contemporaneamente nella stessa aula. Non aggiungeremo accessi, perché la sorveglianza è disponibile soltanto in quelli già previsti. Questo limite non rende inutili le vostre proposte: ha aiutato a definire come usare il tempo disponibile. Dopo la prova raccoglieremo osservazioni, anche scritte, su che cosa ha funzionato e su quali difficoltà restano. Comunicheremo poi se e come modificare l’organizzazione».
È una risposta possibile: non afferma che tutti siano d’accordo, non promette nuove aperture e collega opinioni ed esito. Non si valuta l’adesione alla scelta, ma la chiarezza della spiegazione. [F2, par. 45]
7. Prove e localizzatori
A: F1, art. 12, primo paragrafo. B: F2, par. 45. C: F3, primi due paragrafi sotto «Child participation». D: caso inventato. Un sito può ospitare molti testi: articolo, paragrafo o sezione consentono di ritrovare la frase e verificare che non sia stata allargata oltre il suo ambito. Un esercizio non diventa un fatto documentato solo perché compare accanto a una fonte autorevole.
Guida essenziale per il docente
Il percorso è proposto per seconda e terza media. Si può dividere in due lezioni da circa 50 minuti: nella prima leggere il caso e l’articolo 12 e svolgere le attività 1–3; nella seconda confrontare consultazione di facciata e processo corretto e svolgere il laboratorio e la restituzione. I tempi sono indicativi, non verificati in classe. L’esercizio 7 può chiudere il lavoro sulle fonti.
Prerequisiti: distinguere opinione, ragione e decisione; riconoscere articolo e paragrafo di un documento. Non è richiesta una conoscenza dei procedimenti giudiziari. Il secondo paragrafo dell’articolo 12 serve a mostrare l’ampiezza del diritto, non a simulare un processo o fornire consulenza.
Accessibilità: leggere ad alta voce i brani se utile, anticipare il lessico e consentire risposte scritte, orali o dettate secondo i bisogni didattici. Non chiedere a chi incontra una barriera di descriverla pubblicamente. L’analisi dei personaggi può sostituire la dichiarazione di opinioni personali. Per una consultazione reale servono il controllo delle competenze, delle procedure e delle tutele dell’istituto: il laboratorio non le sostituisce.
Valutazione formativa proposta: considerare quattro indicatori: lettura del documento; distinzione ascolto/decisione/veto; correzione concreta di un problema; uso di una prova localizzata. Per ogni indicatore descrivere il lavoro come «da riprendere», «in sviluppo» o «autonomo e motivato». Un livello autonomo richiede una spiegazione corretta e una prova pertinente, non soltanto le parole-chiave. La griglia non è uno strumento validato e non misura quanto uno studente sia disposto a esporsi.
Errore da discutere: «Se non scelgono la mia proposta, non mi hanno ascoltato». Chiedere quali informazioni sul processo mancano prima di concludere. Affiancare l’errore opposto: «Abbiamo raccolto idee, dunque abbiamo rispettato il diritto». Una raccolta senza considerazione e restituzione può restare solo simbolica.
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