L’infinito e il participio greci sono forme verbali non finite: il primo completa diversi verbi e può avere un soggetto in accusativo; il secondo conserva tratti verbali ma si accorda come un aggettivo. Forma, reggente e contesto guidano l’analisi e la traduzione.
In greco l’infinito è una forma verbale non finita: non porta una persona autonoma, ma la sua funzione dipende dalla costruzione. Può completare verbi che esprimono volontà, come βούλομαι («volere»). In «οἱ πολῖται βούλονται μένειν», οἱ πολῖται è il soggetto, nominativo maschile plurale; βούλονται è la terza persona plurale del presente indicativo medio (verbo deponente); μένειν è l’infinito presente attivo di μένω («rimanere»). La traduzione è «I cittadini vogliono rimanere». Il soggetto sottinteso di μένειν coincide qui con quello di βούλονται.
In altre costruzioni, soprattutto nel discorso indiretto, l’infinito può avere un soggetto espresso in accusativo: «ὁ διδάσκαλος λέγει τοὺς παῖδας γράφειν» significa «Il maestro dice che i ragazzi scrivono». τοὺς παῖδας è accusativo maschile plurale e funge da soggetto dell’infinito γράφειν, presente attivo di γράφω («scrivere»). Non si deve quindi applicare a ogni frase la stessa traduzione: si riconoscono reggente e costruzione e poi si formula un italiano naturale.
Il participio è invece una forma verbale che si declina: esprime tempo/aspetto e diatesi come il verbo, e concorda con il nome cui si riferisce in genere, numero e caso. In «οἱ μαθηταὶ γράφοντες τὰ γράμματα χαίρουσιν», οἱ μαθηταί è nominativo maschile plurale, soggetto; γράφοντες è participio presente attivo, nominativo maschile plurale, concordato con μαθηταί; τὰ γράμματα è accusativo neutro plurale, oggetto di γράφοντες; χαίρουσιν è terza persona plurale del presente indicativo attivo di χαίρω. «Gli allievi, mentre scrivono le lettere, sono contenti». A seconda del contesto il participio può essere reso anche con una relativa o con una subordinata causale, temporale o concessiva: il valore non si decide dalla sola desinenza.
Un participio attributivo identifica o descrive un nome; un participio circostanziale aggiunge un’informazione sull’azione principale. Anche l’aoristo participiale non va trasformato meccanicamente in un passato italiano: presenta di norma l’azione nel suo insieme e la relazione temporale con la reggente si ricava dal contesto. Per analizzare ogni forma, individua prima il tema e le desinenze, poi controlla accordo, caso, reggente e rapporto logico; solo alla fine scegli una resa idiomatica. Gli esempi greci di questa scheda sono originali e didattici, non citazioni antiche.
- L’infinito completa una reggente; in alcune costruzioni ha un soggetto espresso in accusativo.
- Il participio è una forma verbale declinabile e concorda con il nome in genere, numero e caso.
- La traduzione del participio e il rapporto temporale dell’aoristo dipendono dalla costruzione e dal contesto.
Metti alla prova quello che hai letto
Nella frase «οἱ μαθηταὶ γράφοντες τὰ γράμματα χαίρουσιν», quale analisi di γράφοντες è corretta?
- Participio presente attivo, nominativo maschile plurale, concordato con οἱ μαθηταί
- Infinito presente attivo con soggetto in accusativo
- Participio aoristo attivo, accusativo neutro plurale, concordato con τὰ γράμματα
- Indicativo presente attivo, terza persona plurale
Soluzione e spiegazione
Participio presente attivo, nominativo maschile plurale, concordato con οἱ μαθηταί. γράφοντες è il participio presente attivo di γράφω, nominativo maschile plurale: concorda con οἱ μαθηταί, soggetto di χαίρουσιν. τὰ γράμματα è invece l’oggetto accusativo neutro plurale del participio.
Fonti
- 37.5–37.6 Greek Participles — Dickinson College Commentaries, Ancient Greek for Everyone
- Appendix I: Case and Function Chart; Module 35: The Participle Cont.: The Supplementary Participle — Open Book Publishers, Ancient Greek II: A 21st-Century Approach, Philip S. Peek (2025)
Nota editoriale
Confronto assistito documentato; revisione docente necessaria