Cartesio e cogito

Il dubbio metodico cerca un fondamento indubitabile, non conclude che nulla sia conoscibile.

Nelle Meditazioni metafisiche (1641) Cartesio usa un dubbio metodico: sospende temporaneamente credenze che ammettono un motivo di dubbio per cercare una certezza salda. Non conclude che nulla sia conoscibile. La Prima meditazione considera l’incertezza dei sensi, il sogno e l’ipotesi dell’ingannatore; sono strategie di prova, non affermazioni che il mondo sia davvero un sogno o che esista realmente un genio maligno.

Nella Seconda meditazione, anche supponendo di essere ingannato, l’atto stesso di pensare o dubitare implica che io esista mentre lo compio. La formulazione del testo è “io sono, io esisto”, vera ogni volta che è pronunciata o concepita mentalmente. “Penso, dunque sono” è formula celebre anche del Discorso sul metodo (1637); nelle Meditazioni la certezza è colta nell’atto presente e non dipende da una lunga deduzione da premesse esterne. Il risultato immediato è l’esistenza del soggetto come cosa pensante in quell’atto.

Il cogito non prova immediatamente l’esistenza del corpo, del mondo esterno o l’infallibilità dei sensi: la ricostruzione cartesiana prosegue con altri argomenti. Gli interpreti discutono se sia un’inferenza o un’intuizione autoevidente; in ogni caso non va ridotto semplicemente al sillogismo “chi pensa esiste”. Nel quiz la risposta corretta è indice 2: l’esistenza dell’atto di pensare e del soggetto pensante in quel momento, non l’immediata realtà esterna, i sensi infallibili o la falsità matematica. “Prova” ha dunque qui questo limite preciso.

  • Il dubbio metodico cerca un fondamento indubitabile, non conclude che nulla sia conoscibile.
  • Anche se dubito, penso: il cogito attesta il soggetto pensante nel momento dell’atto.
  • Nelle Meditazioni la ricostruzione prosegue con ulteriori argomenti; il cogito non esaurisce la filosofia cartesiana.

Metti alla prova quello che hai letto

Che cosa prova il cogito?

  1. Mondo esterno immediato
  2. Infallibilità dei sensi
  3. Esistenza dell’atto di pensare
  4. Falsità matematica
Soluzione e spiegazione

Esistenza dell’atto di pensare. Esistenza dell’atto di pensare. Anche se dubito, penso: il cogito attesta il soggetto pensante nel momento dell’atto.

Fonti

  1. Descartes’ Epistemology — Stanford Encyclopedia of Philosophy
  2. Meditationes de prima philosophia, Meditation II — Project Gutenberg, testo primario di Cartesio

Nota editoriale

Confronto assistito documentato; revisione docente necessaria

Spinoza e Leibniz assenti, ricostruzione cartesiana incompleta. Proposta editoriale, non prescrizione del syllabus.