Stesso re, nuove regole? Continuità e trasformazioni in Francia, 1789–1792

Nucleo: storia-n04 — Confrontare continuità e trasformazioni. Destinazione proposta: seconda media, a.s. 2026/27; scelta editoriale, non annualità ministeriale. Il caso riprende la Francia del 1789–1792, ma qui si confrontano indicatori prima/dopo, non si ricostruiscono le periodizzazioni della lezione n03.

Spiegazione

Per stabilire se una società è cambiata, non basta osservare che una persona o una parola è rimasta la stessa. Occorre precisare che cosa confrontiamo, fra quali momenti e per quali gruppi. Nel giugno 1789 il Terzo stato si dichiara Assemblea nazionale. Nel 1791 Luigi XVI è ancora re, ma la Costituzione organizza una monarchia costituzionale: l’assemblea legislativa e le regole costituzionali definiscono un assetto diverso. Dire «c’è ancora lo stesso re, dunque non è cambiato nulla» scambia la continuità della persona con quella dei suoi poteri. La permanenza di un elemento può convivere con una trasformazione importante di altri elementi. [F01, F03]

Allarghiamo poi l’osservazione fino al settembre 1792. La Convenzione abolisce la monarchia e si passa alla repubblica: il re non è più parte dell’ordinamento come monarca. Il confronto giugno 1789–1791 evidenzia la costruzione di regole costituzionali con permanenza del re; il confronto 1791–settembre 1792 evidenzia invece la fine della monarchia. Sono due intervalli di scala pluriennale o annuale, scelti per rispondere a una domanda istituzionale. Non dimostrano che ogni aspetto del governo sia identico in tutti i momenti intermedi o che l’intera Rivoluzione sia contenuta in questi tre anni. [F03–F04]

Il caso sociale riguarda invece l’accesso diseguale ai diritti politici. Prima del 1789 l’ordine giuridico francese riconosceva privilegi collegati agli ordini e ad appartenenze particolari. La Dichiarazione dell’agosto 1789 afferma l’uguaglianza nei diritti e davanti alla legge. Questo è un mutamento del principio dichiarato, non la prova della scomparsa delle differenze di ricchezza. Nel sistema del 1791 il voto è riservato ai cittadini «attivi», con requisiti che comprendono il pagamento di imposte; le donne non hanno accesso al suffragio nazionale. È dunque sbagliato sia dire «i privilegi sono finiti, tutti hanno lo stesso potere», sia dire «restano esclusioni, quindi l’uguaglianza proclamata non introduce alcuna novità». Cambiano i criteri dell’ordinamento, mentre l’accesso ai poteri politici continua a essere diseguale. Non sono però gli stessi identici criteri di esclusione di prima. [F02, F06–F07, F09]

Una scala più breve fa vedere un’altra cosa. Nell’ottobre 1789, nell’arco della marcia da Parigi a Versailles e del ritorno del re a Parigi, le donne intervengono pubblicamente negli eventi. Questo episodio di pochi giorni non equivale a una conquista del voto. Su una scala di anni, dalla mobilitazione del 1789 alla rivendicazione di Gouges del 1791 e al limite del dossier nel 1792, osserviamo insieme iniziativa pubblica ed esclusione dal suffragio nazionale. La continuità riguarda quell’indicatore preciso, non una pretesa immobilità della vita femminile in ogni ambito. Gouges chiede uguali diritti: la presenza della richiesta documenta un conflitto, non il successo della riforma. [F05, F07–F08]

Il metodo operativo del nostro confronto è quindi questo: fissiamo un indicatore, scegliamo una scala e scriviamo una conclusione che non sia più larga dei dati. «Il re rimane nel 1791» è compatibile con «cambiano le regole del potere»; «le donne partecipano a una mobilitazione» è compatibile con «non hanno il voto nazionale». Non possiamo invece dedurre da queste pagine come cambino il reddito di ogni famiglia, tutte le condizioni nelle campagne o la situazione nelle colonie. Le due domande, sociale e istituzionale, si incontrano, ma non hanno necessariamente gli stessi tempi o lo stesso esito.

Due confronti prima/dopo

Caso e indicatorePrimaDopoContinuità o cambiamento dimostrabile
Istituzionale: presenza del re e regole del governoGiugno 1789: l’Assemblea nazionale sfida l’ordine politico precedente. [F01]1791: il re resta; l’assetto è una monarchia costituzionale. [F03]Permane il monarca; cambia l’assetto dei poteri. Non si può riassumere tutto con «stesso re».
Istituzionale: monarchia nell’ordinamento1791: monarchia costituzionale. [F03]Settembre 1792: abolizione della monarchia e passaggio alla repubblica. [F04]Cambia la forma di governo: il monarca non ne fa più parte come re.
Sociale: criteri dichiarati dell’ordine giuridico e accesso politicoPrima del 1789: ordine giuridico con privilegi di ordini e appartenenze. [F09]Agosto 1789: uguaglianza dichiarata; nel 1791: accesso al voto limitato dai requisiti per i cittadini attivi. [F02, F06]Cambia il principio giuridico; non si produce un accesso politico eguale per tutti. Non significa che le esclusioni siano rimaste identiche.
Sociale: partecipazione delle donne e suffragio nazionaleOttobre 1789: mobilitazione femminile pubblica. [F05]1791: rivendicazione di Gouges; fino al limite del 1792: esclusione dal suffragio nazionale. [F07–F08]Si documentano azione pubblica e rivendicazione; non una conquista del voto. Questo non misura tutti i diritti civili o tutta la vita sociale.

Esempio svolto: scegliere la scala giusta

Domanda: il trasferimento del re a Parigi prova che le donne diventano elettrici? No. Con la scala dell’episodio, pochi giorni nell’ottobre 1789, possiamo riconoscere un risultato della mobilitazione: il re lascia Versailles per Parigi. Con la scala di alcuni anni, ottobre 1789–settembre 1792, confrontiamo il fatto di intervenire pubblicamente con l’indicatore «avere il voto nazionale»: la partecipazione non elimina quella esclusione. Il 1791 offre un passaggio intermedio importante, perché il testo di Gouges rende esplicita la richiesta di pari cittadinanza. [F05, F07–F08]

Conclusione proporzionata: «Nell’episodio le donne contribuiscono a modificare la situazione politica; nel periodo studiato non ottengono il suffragio nazionale». Non: «le donne non hanno nessun ruolo», né «le donne ottengono tutti i diritti». La scala breve è adatta all’esito di una mobilitazione; quella di anni è adatta al confronto fra partecipazione e regole di accesso. Non chiamiamo questo secondo intervallo “lunga durata” in senso storiografico: rimane una finestra breve rispetto a processi secolari.

Esercizi

  1. Completa due frasi, citando anni e indicatore: «Fra giugno 1789 e il 1791 permane…, mentre cambia…»; «Fra il 1791 e il settembre 1792 cambia…». Non usare «tutto» o «niente».
  2. Per ciascuna domanda scegli episodio di pochi giorni oppure confronto di alcuni anni, e giustifica: a) il re viene trasferito dopo la marcia? b) la partecipazione delle donne coincide con l’accesso al suffragio nazionale? c) la monarchia costituzionale del 1791 rimane l’assetto del settembre 1792?
  3. Correggi: «L’uguaglianza dichiarata nell’agosto 1789 significa che nel 1791 ogni abitante può votare». Distingui principio giuridico e requisito politico; cita il caso dei cittadini attivi e quello delle donne.
  4. Una compagna dice: «Le donne non votano, quindi fra 1789 e 1792 non cambia nulla nella loro presenza pubblica». Quale episodio e quale testo le opporresti? Quale conclusione generale devi comunque evitare?
  5. Scrivi un confronto di 70–100 parole sul caso istituzionale e uno di 70–100 parole sul caso sociale. Per ciascuno includi: due momenti, un indicatore, una permanenza o trasformazione e un limite dell’evidenza. I modelli di risposta sono esempi, non formule da copiare.

Risposte

  1. Esempio: «Fra giugno 1789 e il 1791 permane Luigi XVI come re, mentre cambia l’assetto costituzionale dei poteri»; «fra il 1791 e il settembre 1792 cambia la forma di governo, perché la monarchia viene abolita». La prima frase non dice che l’autorità del re sia identica nei due momenti.
  2. a) Episodio di pochi giorni: serve a osservare l’esito della marcia dell’ottobre 1789. b) Confronto di alcuni anni: mobilitazione del 1789, rivendicazione del 1791 e permanenza dell’esclusione nel periodo fino al 1792. c) Confronto di anni, con attenzione al settembre 1792: si confrontano monarchia costituzionale e repubblica. Gli intervalli non provano che nulla avvenga fra un estremo e l’altro.
  3. La Dichiarazione afferma diritti e uguaglianza davanti alla legge; non assegna per questo il voto a ogni abitante. Nel sistema del 1791 il suffragio dipende dai requisiti dei cittadini attivi, anche fiscali, e le donne sono escluse dal suffragio nazionale. Non bisogna tradurre automaticamente «persona titolare di diritti» con «elettore».
  4. La marcia verso Versailles dell’ottobre 1789 e la Dichiarazione di Gouges del 1791 documentano intervento pubblico e rivendicazione. Non possiamo però sostenere che tutte le donne abbiano gli stessi obiettivi, che Gouges le rappresenti tutte o che tali azioni abbiano già prodotto il voto nazionale. L’assenza del suffragio non è assenza di azione.
  5. Modello istituzionale: «Confronto il giugno 1789 con il 1791 e poi con il settembre 1792. L’indicatore è la presenza del re nell’ordinamento. Nel 1791 Luigi XVI resta monarca, ma l’assetto costituzionale non coincide con quello precedente: la permanenza della persona non prova l’identità dei poteri. Nel settembre 1792 la monarchia è abolita e il quadro diventa repubblicano. Il confronto mostra quindi continuità personale e trasformazioni istituzionali. Non descrive però tutte le decisioni dei governi, né dimostra che l’esito repubblicano fosse inevitabile.»

Modello sociale: «Confronto la mobilitazione femminile dell’ottobre 1789 con la rivendicazione di Gouges del 1791, entro il limite del settembre 1792. L’indicatore è il rapporto fra azione pubblica e accesso al suffragio nazionale. La marcia e il testo documentano forme diverse di intervento pubblico e di rivendicazione; nel periodo studiato rimane invece l’esclusione dal voto nazionale. Non posso dedurne che tutta la vita delle donne resti immobile o che tutte condividano Gouges. Distinguere questi aspetti evita di scambiare una permanenza specifica con immobilità generale.»

Fonti, locatori e cautele

I codici rinviano al registro dei claim e alla matrice verificabile; il doppio riscontro è attribuito ai singoli nuclei, non al semplice numero totale di siti.

  • Peter McPhee, «French Revolution», prima voce firmata: «the revolution of 1789», paragrafo «Some 208»; «the reconstruction of france, 1789–1791», paragrafi «From the outset» e «On 14 September»; «a second revolution, 1792», paragrafo «About two weeks».
  • OpenStax, Kordas, Lynch, Nelson, Tatlock e collaboratori, World History, vol. 2, §7.3, «The French Revolution», paragrafi «In a position of strength», «Despite its progressive reforms» e «The French revolutionaries failed».
  • Encyclopaedia Britannica, Restructuring France, primo paragrafo e paragrafi «The revolutionaries took civil equality seriously» e «Predictably, the franchise»; Dichiarazione del 1789, paragrafi sui diritti e sul precedente regime; cronologia, giugno 1789 e settembre 1792.
  • Liberty, Equality, Fraternity, dossier universitario CHNM, Social Causes of the Revolution, paragrafi «In addition to economic differences» e «For all its momentousness»; Women and the Revolution, paragrafi sulla marcia, su Gouges e «Women never gained full political rights».

Limiti: il caso sociale è circoscritto all’accesso politico e alle forme di intervento pubblico documentate, non alla misura della ricchezza o a tutti i rapporti di genere. Il caso istituzionale non contiene una ricostruzione completa della crisi monarchica. Non si estendono automaticamente i risultati alle colonie o a ogni comunità francese. Gli indicatori, gli esempi svolti e i giudizi didattici sono scelte editoriali, non leggi generali sul cambiamento storico.

Norma e scelta editoriale. Il DM 254/2012, Storia, pp. 42, 44–45, definisce quadro del grado e obiettivi terminali di comprensione dei processi, organizzazione delle informazioni e argomentazione. La seconda del 2026/27 resta nel regime 2012 secondo gli artt. 1 e 5 del DM 221/2025; ciò non prescrive questo caso in seconda. Le etichette storia-n03 e storia-n04 appartengono all’indice editoriale. La pagina è un apporto mirato, non una certificazione di copertura del nucleo o di apprendimenti.