Arte e immagine · classe proposta: seconda media · nucleo arte-immagine-06, «Spazio, volume e tecniche plastiche». Bozza didattica originale, separata dal corpus pubblicato. Attività da svolgere e adattare: non si dichiara che elaborati siano stati prodotti o valutati.
La sfida
Progetta un piccolo rilievo temporaneo con due fogli piegati e parzialmente sovrapposti su un foglio-base. Osservalo con una luce laterale in due posizioni; poi disegnalo da un punto di vista scelto, distinguendo la carta dall’ombra. Conserva un bozzetto e documenta una revisione. Il titolo può suggerire una lettura, ma nessuna interpretazione estetica è obbligatoria.
Materiali comuni: un foglio A4 come base, due rettangoli di carta già disponibili più piccoli della base (per esempio fogli A5 o pagine di recupero pulite), un foglio per progetto e disegno, un pastello a cera scuro a estremità arrotondata. I rettangoli possono avere dimensioni diverse: non occorre ritagliarli. Facoltativo: un pezzetto di nastro di carta per bloccare i piedi. Per la luce: finestra oppure piccola torcia LED già disponibile, tenuta dall’adulto. Non è necessario acquistare materiali, fotografare o usare telefoni.
Regole della proposta: niente taglierini, colla a caldo, forbici, punteruoli, graffette metalliche, matite appuntite o altri oggetti appuntiti. Si piega solo con i polpastrelli, senza incidere. Non si usano fiamme, laser o lampade calde; non si guarda il sole e non si punta la torcia negli occhi. La classe resta illuminata e il piano libero. Il docente controlla materiali, appoggi e condizioni effettive: queste precauzioni non certificano rischio zero né sostituiscono le regole della scuola. Se il nastro non è adatto alla superficie, non usarlo.
Tempo suggerito: 100 minuti, eventualmente in due incontri: avvio 10, prove e progetto 15, costruzione 20, osservazione 15, disegno 20, confronto e revisione 15, autovalutazione 5. Tempi e collocazione sono scelte editoriali, non prescrizioni ministeriali.
Cornice curricolare: seconda proposta, non programma annuale ministeriale
Per le seconde e terze dell’a.s. 2026/27 continua il DM 254/2012 fino a conclusione del rispettivo corso: DM 221/2025, art. 5, comma 1. L’avvio delle nuove Indicazioni dalle prime è all’art. 1, comma 2. Non trasferiamo il regime della prima alla seconda.
Il raccordo è con DM 254/2012, allegato, «Arte e immagine», «Obiettivi di apprendimento al termine della scuola secondaria di primo grado», pp. stampate 61–62 / pagine PDF 61–62 della copia locale MIM: «Esprimersi e comunicare», ideazione e progettazione, uso di tecniche grafiche e plastiche e scelta di materiali; «Osservare e leggere le immagini», osservazione e descrizione degli elementi formali. Sono obiettivi di fine triennio, non un elenco ministeriale di lezioni da svolgere obbligatoriamente in seconda. Il codice 06, il titolo, la seconda proposta, i tempi e la costruzione di carta sono scelte editoriali. Questa prova circoscritta non esaurisce gli obiettivi triennali e non attesta il loro raggiungimento.
Confine con il laboratorio di prima: il workstream school-middle-arte-laboratorio-n01-n03-v1 introduce osservazione, segno, composizione e matita. Qui tali conoscenze possono essere richiamate senza ripetere campionari di segni, palette fisse o due composizioni piane. Il nuovo problema è costruire sporgenze reali, riconoscere sovrapposizioni e ombre e tradurre un rilievo in un disegno.
Spiegazione: dal foglio quasi piano allo spazio reale
Un foglio disteso ha già un piccolo spessore: non è un piano geometrico senza spessore. In questo laboratorio, però, lo usiamo come riferimento quasi piano. Piegandolo, alcune sue parti si sollevano rispetto alla base: non stiamo soltanto disegnando un’illusione di profondità, ma disponendo il materiale nello spazio reale. Una forma piana si descrive con altezza e larghezza; una forma tridimensionale anche con la profondità. La forma piana è descritta da NGA come area piatta. La distinzione fra due e tre dimensioni è sostenuta da Getty, «Elements of Art», sezione «Shape and form» e, come opera indipendente, da National Gallery of Art, «The Elements of Art: Form», «Background», apertura. Il Met, «American Relief Sculpture», capoverso iniziale descrive il rilievo come scultura sporgente da un fondo; Getty, «Low-Relief Sculpture», «Lesson Overview» documenta una pratica di bassorilievo in schiuma, non una definizione della nostra costruzione. Non costituiscono un doppio riscontro diretto per la carta piegata: questa applicazione resta una proposta operativa da osservare, non una tecnica storica attestata qui. Qui «volume» non significa calcolare quanti centimetri cubi di carta abbiamo: ci interessa l’ingombro tridimensionale delle pieghe e lo spazio lasciato sotto di esse.
Chiamiamo operativamente piccolo rilievo di carta una costruzione nella quale le parti emergono da un fondo che resta riconoscibile. Non è una classificazione storico-artistica del nostro manufatto né una richiesta di imitare una scultura famosa. Una piega a colmo crea una sporgenza; i lembi distesi che chiamiamo «piedi» la tengono in rapporto con la base. Quando il piede del foglio B viene appoggiato sopra un tratto del piede A, abbiamo una sovrapposizione reale: un materiale ne copre localmente un altro. Da dove guardiamo, però, non vediamo ogni superficie. Possiamo descrivere ciò che è visibile e segnalare ciò che resta nascosto, senza inventare contorni che non osserviamo.
La luce rende alcune differenze più facili da cercare, ma non garantisce ombre nette. Per questa prova useremo due etichette operative: ombra propria, la parte della piega non raggiunta direttamente dalla sorgente; ombra portata, una zona d’ombra che la piega proietta sulla base o su un’altra parte della carta. La distinzione terminologica trova riscontro in Treccani, «Ombra», sezione «Fisica», frasi «Si dice o. propria…» e successive; la voce distingue anche l’ombra autoportata, quando una parte del corpo proietta ombra su un’altra parte dello stesso corpo. La nostra scheda può registrarla nella colonna delle ombre su altra carta, annotando «autoportata». APERTO: secondo riscontro terminologico indipendente non raccolto; non attribuiamo queste parole alle fonti sperimentali sulle luci. Un’area scura dovuta alla stampa sul foglio non diventa per questo un’ombra. Se illuminiamo da un lato e poi dall’altro, lasciando fermi costruzione e osservatore, confrontiamo le zone che cambiano. Scriviamo ciò che succede davvero: con una finestra ampia, più luci o carta traslucida le differenze possono risultare poco leggibili. Non ricaviamo una legge universale dalla nostra sola prova; la possibilità di variazioni delle ombre al variare della posizione della luce è riscontrata in Science Learning Hub, «Light and shadows», «Changing shapes and sizes» e indipendentemente in Exploratorium, «Light and Shadow Explorations», «Bring Your Own Light», Step 1.
Il disegno resta su un altro foglio: rappresenta la costruzione, non ne possiede la stessa sporgenza. Non serve una sfumatura perfetta: bastano contorni osservati, tre zone distinte e una legenda. Separiamo in modo esplicito il bordo materiale dall’estensione dell’ombra. Potrai pensare a dune, tetti, onde o pagine che si aprono; un compagno potrà leggere altro negli stessi dettagli. «Due colmi emergono dalla base» è una descrizione da controllare; «mi sembrano onde» è un’interpretazione. APERTO: non assumiamo che ogni piega o ogni ombra provochi la stessa emozione in tutti, né che questa specifica lezione produca automaticamente un miglioramento misurabile.
Lessico per parlare del proprio progetto
| Termine | Uso in questa attività |
|---|---|
| Base o fondo | Foglio di appoggio che resta visibile attorno alle pieghe. |
| Rilievo | Qui: costruzione di carta che emerge rispetto a un fondo; definizione operativa, non attribuzione storica. |
| Sporgenza | Parte che si alza rispetto al foglio-base. |
| Profondità | Terza dimensione da distinguere dalle due dimensioni della rappresentazione piana [Getty e NGA, locatori sopra]. |
| Ingombro | Spazio complessivo occupato dalla costruzione; qui lo descriviamo senza calcolarlo. |
| Colmo e valle | Piega che, nel profilo scelto, appare rispettivamente alta o rientrante. |
| Piede | Lembo disteso usato come appoggio: nome operativo della consegna. |
| Sovrapposizione | In questa costruzione, una parte di B poggia sopra una parte di A. |
| Ombra propria / portata | Etichette operative per distinguere zona meno illuminata sul corpo e ombra proiettata su una superficie ricevente; non qualunque macchia scura. |
| Punto di vista | Posizione dalla quale osservo e disegno: qui la mantengo durante il confronto delle luci. |
| Bozzetto | Progetto iniziale anche schematico, da conservare. |
| Revisione | Modifica documentata del progetto o della costruzione, con un motivo. |
Diagramma testuale accessibile
Il diagramma descrive un esempio costruttivo originale, non una soluzione estetica da copiare. Le lettere sostituiscono il colore e non richiedono una lettura visiva dello schema.
PROFILO DI UN MODULO, guardato dal lato delle quattro bande:
P1 piede sinistro — P2 sale — COLMO — P3 scende — P4 piede destro
P1 e P4 appoggiati al fondo; P2 e P3 sollevati.
STRATI NEL SOLO PUNTO DI SOVRAPPOSIZIONE S:
Sopra: piede sinistro del modulo B
Sotto: un tratto del piede destro del modulo A
Ancora sotto: foglio-base F
DUE OSSERVAZIONI, con costruzione e osservatore fermi:
L1: luce laterale da sinistra -> osserva e annota ombre reali
L2: luce laterale da destra -> osserva e annota cosa cambia
Non sono indicate ombre obbligatorie: registra il risultato locale.
Descrizione lineare equivalente: ogni modulo ha quattro bande consecutive. La prima e la quarta sono piedi distesi; la seconda sale verso il colmo e la terza ridiscende. In A e B i piedi si appoggiano alla base, salvo il piccolo tratto S in cui il piede sinistro di B poggia sul piede destro di A. Il resto dei due fogli non deve necessariamente sovrapporsi. Si può sfalsare B anche verso il retro per lasciare visibili entrambi i colmi. Il punto S non rappresenta una terza sporgenza da costruire. Il disegno delle luci indica due posizioni della sorgente, non due sorgenti accese insieme. Non serve riprodurre misure, angoli o simmetrie perfette.
Passaggi del laboratorio
- Esplora e fai un bozzetto. Indica sul progetto base F, moduli A e B, colmi e punto di contatto S. Scrivi un intento provvisorio, anche soltanto «voglio far distinguere due altezze». Disegna dove pensi di guardare il rilievo; non disegnare ancora un’ombra come se l’avessi osservata.
- Prepara quattro bande. Su un rettangolo avvicina due lati opposti e piega a metà, poi ancora a metà nello stesso verso. Riapri: ottieni quattro bande delimitate da tre pieghe parallele. Con le dita orienta le tre pieghe affinché il profilo segua piede, salita, discesa, piede: piega interna bassa, colmo alto, piega interna bassa. Ripeti con B. Non passare strumenti sui bordi.
- Prova l’appoggio. Distendi i piedi sulla base e lascia alzate le due bande centrali come un piccolo tetto aperto alle estremità. Non comprimere il colmo in una piega verticale. Se si affloscia, abbassa il colmo allontanando un poco i piedi; se scivola, prova carta meno liscia o, se ammesso, un breve nastro sui piedi. Sono tentativi da verificare sul materiale, non garanzie di stabilità. Se i moduli escono dalla base, scegli rettangoli già più piccoli o ripiega all’indietro le sole estremità che eccedono; annota la variazione rispetto allo schema.
- Sovrapponi senza nascondere tutto. Sistema A a sinistra e B più a destra, eventualmente sfalsato verso il retro. Appoggia soltanto una parte del piede sinistro di B su una parte del piede destro di A: è S. Lascia riconoscibili base e due colmi. Se non riesce con quei fogli, riduci la sovrapposizione e registra il problema; non tagliare e non forzare il materiale. Prima di illuminarlo annota quali parti sono sopra e sotto.
- Osserva la luce, non indovinarla. Scegli un posto dal quale vedere un po’ il sopra e un po’ il fianco. Il docente dispone la torcia LED lateralmente a sinistra, senza abbagliare, e poi a destra, mantenendo approssimativamente la stessa altezza e distanza. Costruzione e osservatore restano fermi. Compila due righe L1/L2 nella scheda. Se la sorgente è la sola finestra e non è spostabile, mantieni la luce e ruota con cautela l’intera base: segnala che hai cambiato anche l’orientamento dell’oggetto, quindi il confronto non è equivalente al primo protocollo. Se le ombre non sono distinguibili, scrivi «non distinguibile» e chiedi un diverso appoggio o posizione: non inventare dati.
- Disegna un piccolo rilievo osservato. Torna a L1 e al punto di vista iniziale. Su un foglio distinto abbozza il fondo visibile, i due colmi e i bordi di carta che riesci a vedere. Non disegnare come visibili i tratti coperti in S. Con il pastello arrotondato indica una zona chiara lasciando il foglio libero, una zona meno illuminata con pochi segni e l’ombra portata con una campitura riconoscibile; puoi usare etichette invece delle campiture. Segna in legenda quale convenzione hai scelto e indica la posizione della luce. Non trasformare automaticamente ogni bordo della carta nel bordo di un’ombra. Non si richiede di ripetere una tecnica di matita o un campionario di tratteggi.
- Confronta e revisiona. A coppie, uno descrive un dettaglio costruito e uno rappresentato, poi propone una lettura personale sostenuta da un indizio. L’autore confronta la ricezione con l’intento, senza correggere il gusto altrui. Fai una piccola modifica reale: abbassa un colmo, sposta la zona S o riduci una sovrapposizione. Conserva il bozzetto iniziale. Ripeti un’osservazione a L1 e annota prima, dopo, motivo e limiti: non attribuire tutto alla sola altezza se hai cambiato anche posizione o pieghe. Aggiungi un piccolo disegno aggiornato, non cancellare la prima traccia.
- Consegna le tracce, non una dichiarazione di bravura. Raccogli progetto, tabella L1/L2, primo disegno con legenda, nota di revisione e schizzo aggiornato. Il rilievo è smontabile: non occorre conservarlo o fotografarlo. Le risposte possono essere dettate o registrate dal docente senza pubblicazione.
Scheda di progetto e osservazione da compilare
- Titolo provvisorio: __. Intendo suggerire o rendere visibile: ____.
- Materiali effettivi; eventuali scritte, trasparenze o differenze della carta: ______.
- Nel bozzetto: F base; A e B moduli; S sovrapposizione; posto dell’osservatore: ______.
- Prima della luce, costruzione prevista e problema di appoggio da controllare: ______.
- Un punto in cui la carta si solleva davvero: __. Un punto coperto da altra carta: ____.
| Condizione | Sorgente e orientamento | Zona meno illuminata sulla piega | Ombra sulla base o su altra carta | Incertezza o interferenza |
|---|---|---|---|---|
| L1 | ______ | ______ | ______ | ______ |
| L2 | ______ | ______ | ______ | ______ |
- Ho tenuto fermi __; ho cambiato _. Se ho usato la variante finestra: ___.
- Nel disegno il bordo materiale è __; l’ombra portata è indicata con ____.
- Dato osservato: __. La mia interpretazione: _ perché noto ___.
- Lettura alternativa di un compagno, senza graduatoria: __; dettaglio citato: ____.
- Revisione: prima __; dopo _; motivo . Ho cambiato anche ___.
- Dopo la revisione a L1 osservo __ / non distinguo ____.
- Da questa sola prova non posso concludere che ______.
Esercizi e risposte possibili
1. Reale o rappresentato?
A: il colmo di carta si alza rispetto alla base. B: sul disegno una zona scura suggerisce una piega. Quale ha una sporgenza reale? In che senso entrambi i fogli hanno spessore?
Risposta possibile: A presenta una sporgenza costruita; B rappresenta il rilievo senza riprodurre quel colmo materiale. Anche il foglio del disegno ha spessore, ma non è questo l’ingombro che il disegno rappresenta. Non serve un calcolo del volume.
2. Leggi il diagramma senza guardarlo
Descrivi dal basso verso l’alto gli strati nel punto S e spiega dove si trovano i due colmi rispetto ai piedi.
Risposta possibile: prima la base F, poi il tratto del piede destro di A, poi il tratto del piede sinistro di B. I colmi sono sollevati; i piedi restano appoggiati, salvo il piccolo dislivello dovuto alla sovrapposizione. Non si richiede che tutti gli altri tratti di B siano sopra A.
3. Tre zone scure, tre ipotesi
Su un foglio di recupero vedo una lettera stampata nera, una faccia della piega meno illuminata e una sagoma scura sulla base vicina alla piega. Sono tutte ombre portate? Come controlli senza strappare la costruzione?
Risposta possibile: no. La lettera può essere inchiostro; la faccia meno illuminata rientra nell’etichetta «ombra propria»; la sagoma sulla base potrebbe essere un’ombra portata. Cambio posizione della luce mantenendo l’oggetto fermo e osservo se cambia, senza supporre che ogni zona risponda allo stesso modo. Se le luci diffuse impediscono il controllo, scrivo «da verificare».
4. Il dato non è un risultato già ottenuto
Completa: «Con la luce da sinistra l’ombra sul fondo __; spostando la luce ____». Puoi usare il diagramma per riempire gli spazi come dati certi?
Risposta possibile: no, il diagramma non contiene misure o osservazioni già svolte. La frase si completa soltanto dopo la prova, anche con «non distinguibile». Esempio ipotetico, non dato raccolto: «si estende a destra; spostando la luce a destra noto una zona scura a sinistra». Non è la risposta da imporre in ogni condizione di illuminazione.
5. Due letture possono convivere
Un osservatore dice «mi sembrano tetti» e un altro «mi sembrano onde». Scrivi una risposta che accolga entrambe e chieda un indizio. Puoi concludere che il primo ha compreso meglio?
Risposta possibile: «Quale colmo o successione di pieghe ti fa pensare ai tetti? Quale parte ti ricorda un’onda?». Nessuna delle due letture è superiore per definizione; chiediamo coerenza con dettagli e chiarezza della motivazione, non un significato unico. «Le pieghe comunicano sempre tranquillità» resta APERTO, non assunto.
6. Progetta una revisione controllabile
Vuoi rendere più riconoscibile una sporgenza nel tuo disegno. Proponi una modifica e una verifica, senza promettere che funzionerà.
Risposta possibile: riduco la sovrapposizione che nasconde il colmo di A, osservo di nuovo con L1 e confronto il bordo visibile prima e dopo. Registro se è più riconoscibile per me e se il compagno individua lo stesso tratto. Se cambio contemporaneamente luce e struttura non posso attribuire il risultato alla sola struttura. È ammissibile una soluzione diversa motivata e verificabile.
Accesso alla prova e riscontro del docente
Per difficoltà di piegatura si possono offrire moduli già piegati: lo studente decide disposizione, sovrapposizione e revisione, dichiarando l’aiuto ricevuto. Il diagramma ha una descrizione lineare; nessun’informazione dipende dal colore. Il modello, senza punte, può essere esplorato delicatamente con le mani prima dell’osservazione, se appropriato alla persona. Per chi non accede visivamente alle ombre, un compagno può descriverne posizione e cambiamenti; la scheda distingue osservazioni proprie e informazioni riferite. Questa variante non attesta una prestazione autonoma di riconoscimento visivo. Il disegno può essere sostituito da una descrizione spaziale guidata quando necessario, registrando che si tratta di un adattamento e non della stessa evidenza grafica.
Il docente potrà annotare: distinzione tra costruito e rappresentato; chiarezza di sopra/sotto in S; registrazione delle condizioni di luce e delle incertezze; corrispondenza dichiarata tra legenda e disegno; revisione motivata; capacità di separare dato e lettura. Sono criteri prospettici, non voti assegnati né risultati accertati. Nessun voto al «più bello», alla sola precisione manuale o all’interpretazione preferita dal docente.
Ciò che resta APERTO
Non documentati: efficacia sperimentale di questa sequenza; miglioramenti già ottenuti; stabilità identica per ogni carta; angoli e dimensioni obbligatori delle ombre; emozione universale associata al rilievo. Le risposte esemplificative non sono lavori di alunni. La bozza non autorizza aggiornamenti di indice, candidata, release, sito o master.