Leggere le fonti: persecuzione e Shoah — letture guidate, esercizi e soluzioni

Leggere le fonti: persecuzione e Shoah

Scheda collegata alla lezione storia-n32 · Terza media · 13–14 anni.

Lettura guidata A — Un ordine e la sua ricostruzione

Documento A. Ordinanza di polizia n. 5 del 30 novembre 1943, emanata dal ministro dell’Interno della RSI. Breve estratto dalla trascrizione pubblicata dal Museo della Padova Ebraica, punto 1:

Tutti i loro beni, mobili ed immobili, debbono essere sottoposti ad immediato sequestro

Il pronome «loro» rimanda agli ebrei indicati nella frase precedente dell’ordinanza, che disponeva il loro invio in campi di concentramento. Il documento è un ordine dei persecutori, non la descrizione imparziale delle persone colpite. La parola «razza» che ricorre nel documento intero appartiene alla classificazione razzista del regime, non a una realtà scientifica. La fonte qui consultata è una trascrizione museale online del documento storico: non un originale d’archivio esaminato direttamente. 1

Ricostruzione B. Parafrasi didattica, non citazione: secondo la Fondazione CDEC, l’ordinanza fu diretta ai capi delle province e trasmessa alle questure e ad altre forze dell’ordine dell’Italia centro-settentrionale controllata dalla RSI. Dispose arresti, concentramento in campi e sequestro dei beni. Il provvedimento contribuì alla persecuzione e alle successive deportazioni effettuate dalle autorità tedesche. 2

Come leggere. Scrivi sul quaderno autore, data e destinatari dell’ordine. Cerchia il verbo che impone l’azione nel breve estratto. Distingui ciò che l’ordine prescrive da ciò che la ricostruzione storica spiega sulle autorità coinvolte. Per sapere che cosa accadde a una specifica famiglia, quali documenti ulteriori servirebbero?

Indicazioni per il confronto. L’autore istituzionale è il ministro dell’Interno della RSI; il destinatario è l’apparato amministrativo e di polizia, non una libera assemblea di cittadini. «Debbono» esprime un obbligo imposto. L’ordine documenta una decisione del potere: non dimostra da solo ogni singola esecuzione. Per una famiglia servirebbero, per esempio, atti di arresto, inventari dei beni, registri di trasporto o testimonianze autentiche da confrontare. Non si presume di possedere questi documenti e non se ne inventano contenuti.

Lettura guidata B — Due istituzioni, una cronologia

I due brani seguenti sono parafrasi originali di ricostruzioni istituzionali, non parole di testimoni e non citazioni letterali.

Brano C, da USHMM. La persecuzione nazista degli ebrei si sviluppò dal 1933 al 1945. Dal 1941 il regime attuò il progetto di uccisione sistematica degli ebrei d’Europa. La guerra e le conquiste estesero il numero di persone sotto il suo controllo. 3

Brano D, da Yad Vashem. Con l’invasione dell’Unione Sovietica del giugno 1941, le uccisioni di massa si estesero. Nel gennaio 1942 la conferenza di Wannsee coordinò l’attuazione della cosiddetta «soluzione finale». 4

Come leggere. Sottolinea un periodo lungo e due momenti specifici. Spiega perché 1933, 1941 e 1942 non sono tre risposte incompatibili alla stessa domanda. Formula una domanda che queste brevi ricostruzioni non permettono di risolvere.

Indicazioni per il confronto. Il 1933 riguarda l’inizio della persecuzione sotto il potere nazista; il 1941 la svolta dello sterminio sistematico; il 1942 un coordinamento amministrativo di un processo già in corso. Nessun brano dice che prima del 1941 non fosse stato ucciso alcun ebreo. La storia di una persona particolare o la data precisa di un suo arresto resta APERTO senza documenti specifici. Non si presenta questa mancanza locale come incertezza sull’esistenza documentata della Shoah.

Il docente usa i brani qui selezionati. Il link 4 è riservato al suo riscontro: la pagina originale si apre con una testimonianza grafica, esclusa dall’attività.

Cinque esercizi

Esercizio 1 — Mettere in relazione date e luoghi

Riordina questi eventi e indica il contesto geografico di ciascuno: ordinanza di arresto della RSI; arrivo dei nazisti al potere; conferenza di Wannsee; norme antiebraiche del fascismo italiano; invasione tedesca dell’URSS. Spiega in due frasi perché la cronologia italiana non basta a raccontare la Shoah.

Esercizio 2 — Distinguere senza separare artificialmente

Correggi questa frase: «Deportazione e sterminio sono la stessa cosa: tutte le vittime furono mandate ad Auschwitz». Usa le due definizioni e almeno un fatto della lezione. Evita descrizioni dei metodi di uccisione.

Esercizio 3 — Che cosa prova una fonte?

Uno studente afferma: «L’ordinanza del 1943 prova da sola che tutti gli arresti furono eseguiti nello stesso giorno e allo stesso modo». La conclusione è sostenibile? Spiega che cosa prova il documento, che cosa aggiunge CDEC e quale dato manca per ricostruire un arresto individuale.

Esercizio 4 — Leggere resistenza e soccorso

Scegli due casi fra rivolta del ghetto di Varsavia, archivio Oneg Shabbat, iniziative di Gisi Fleischmann e attività dell’OSE. Per ciascuno indica luogo, azione e fonte istituzionale. Spiega perché questi casi non autorizzano a giudicare chi non riuscì a resistere o a fuggire. Non inventare il numero di persone salvate.

Esercizio 5 — Riscrivere una sintesi errata

Riscrivi in 70–100 parole questo testo: «La Shoah cominciò in Italia con una legge del 1938. A Wannsee nel 1942 avvenne la prima violenza contro gli ebrei. Dopo il 1943 agirono solo i tedeschi. I soccorsi dimostrano che salvarsi era possibile per tutti». Nella tua risposta cita almeno due istituzioni, distingui contesto europeo e italiano e mantieni visibili le responsabilità.

Risposte motivate

Risposta 1

1933: nazisti al potere in Germania. 1938: norme antiebraiche nell’Italia fascista. Giugno 1941: invasione tedesca dell’URSS e svolta delle uccisioni di massa. Gennaio 1942: conferenza di Wannsee presso Berlino. Novembre 1943: ordinanza della RSI nei territori italiani sotto il suo controllo. La persecuzione nazista era iniziata prima del 1938 e lo sterminio di massa era in corso in Europa prima dell’occupazione tedesca dell’Italia del 1943. Perciò una legge italiana non rappresenta l’intera vicenda europea. 2 4

Risposta 2

La deportazione è un trasferimento forzato; lo sterminio è l’uccisione sistematica e di massa. Le deportazioni furono parte del processo persecutorio e in molti casi condussero ai centri di sterminio, ma i termini non sono sinonimi. Molti ebrei furono assassinati nei territori dove vivevano; esistevano inoltre altri centri di sterminio, fra cui Treblinka. La frase iniziale cancella sia queste vittime sia la pluralità dei luoghi. Non tutti i deportati ebbero lo stesso destino. 3

Risposta 3

No. Un ordine prova che un’autorità impose una misura; la sua data non è automaticamente la data di tutti gli atti successivi. CDEC ricostruisce la trasmissione dell’ordine e il contributo degli apparati italiani alla persecuzione e alle deportazioni tedesche. Per stabilire data e modalità di un arresto individuale occorre un riscontro specifico, per esempio un verbale d’arresto autentico confrontato con altri documenti. Quel dato qui è APERTO: non può essere riempito con una scena immaginaria. 1

Risposta 4

Una risposta possibile confronta Varsavia e Francia. Nell’aprile-maggio 1943, nel ghetto di Varsavia, gruppi ebraici si opposero con le armi ai tedeschi: il riscontro è USHMM, “Jewish Resistance”. In Francia l’OSE aiutò bambini e adulti a uscire da campi di internamento e a trovare nascondigli: il riscontro è Yad Vashem, “Rescue by Jews during the Holocaust”. Sono opposizione armata e soccorso, non azioni identiche. Persecuzione, isolamento e rischi limitavano drasticamente le scelte: non riuscire a reagire non rende una vittima responsabile del crimine subito. Sono accettabili gli altri due casi se luogo e azione corrispondono alla lezione e alle fonti, senza successi o numeri inventati. 7

Risposta 5

Possibile riscrittura (non unica): «La persecuzione nazista degli ebrei iniziò in Germania nel 1933 e si estese in Europa. Secondo USHMM e Yad Vashem, dal 1941 si sviluppò lo sterminio sistematico; Wannsee ne coordinò l’attuazione nel 1942. In Italia le norme antiebraiche del 1938 furono responsabilità del fascismo. Dopo l’occupazione tedesca del 1943, anche la RSI e i suoi apparati parteciparono alla persecuzione, come documenta CDEC. Le autorità tedesche effettuarono le deportazioni. Vi furono resistenza e soccorsi, ma non tutti poterono sottrarsi alla persecuzione: la responsabilità resta dei persecutori». La risposta corregge le quattro tesi senza confondere le cronologie né attribuire il fallimento della salvezza alle vittime. 2 4 8

Fonti e locator