Risorgimento: strade diverse verso uno Stato, non un destino già scritto

Storia · Medie · nucleo storia-n29. Collocazione editoriale proposta: classe seconda, adattabile dal docente; non è un’assegnazione annuale prescritta dalla normativa. Nel 2026/27 seconde e terze seguono il DM 254/2012, le prime il DM 221/2025. Stato: BOZZA ISOLATA, non pubblicata; revisione docente APERTA.

Domanda guida: come arrivarono a uno stesso Regno persone che immaginavano istituzioni diverse e territori che attraversarono vicende differenti?

Obiettivi: confrontare progetti; localizzare cambiamenti; distinguere mobilitazione, diplomazia, guerra e annessione; riconoscere un’alternativa sconfitta senza considerarla impossibile fin dall’inizio.

Raccordo da riusare: scheda esistente cov-sto-007, «Dal Congresso di Vienna ai moti del 1848», nel record Medie v14. Riapri quella cronologia e individua due parole già incontrate: costituzione e nazione. Qui non ripetiamo Congresso di Vienna, Carboneria e sequenza dei moti: partiamo dalla domanda su quale Stato costruire e seguiamo soprattutto il 1858–1861. Non serve memorizzare tutte le battaglie per svolgere gli esercizi.

Spiegazione 1 — Volere l’Italia non significava volere lo stesso Stato

Per molti protagonisti del Risorgimento liberare territori dalla dominazione austriaca e costruire una comunità politica italiana erano obiettivi importanti. Non ne derivava, però, un accordo sulle istituzioni. Giuseppe Mazzini voleva un’Italia unita e repubblicana: non un re come vertice ereditario dello Stato, ma una comunità fondata sulla partecipazione del popolo. La Giovine Italia, fondata nel 1831, cercava di unire educazione politica, propaganda e iniziativa insurrezionale. Ricordarne il programma non significa ripetere tutti i moti: serve a capire perché una monarchia unitaria non fosse il risultato desiderato da tutti. La difficoltà di coinvolgere ampiamente le popolazioni, soprattutto contadine, limitava questa strategia. Camillo Benso di Cavour, capo del governo del Regno di Sardegna dal 1852, operava invece attraverso una monarchia costituzionale, il governo, l’esercito e le relazioni fra Stati. Non era un sovrano: il re era Vittorio Emanuele II. Cavour cercava il sostegno delle potenze europee e non affidava la trasformazione della penisola a una rivoluzione repubblicana. Esisteva anche un’altra soluzione: Gioberti aveva proposto una confederazione degli Stati italiani sotto la presidenza del papa, diversa sia dalla repubblica unitaria mazziniana sia dall’esito monarchico poi realizzato. Perciò «patriota» non equivale automaticamente a «repubblicano», né «indipendenza» equivale a «unico Stato». Confrontare questi programmi permette di vedere scelte concorrenti, non tappe obbligatorie di un medesimo piano. [C1, C2: T, sezioni «Il fallimento delle insurrezioni mazziniane», «Altre correnti del Risorgimento», «Un nuovo protagonista»; B0, «Early revolutionary movements» e «Federalism and reform in the 1840s»; B1, primo paragrafo.]

Spiegazione 2 — Dal Nord: un’alleanza non era una promessa di unità completa

Il Regno di Sardegna non coincideva con la sola isola: comprendeva anche Piemonte e Liguria, con Torino centro politico della monarchia sabauda. Nel 1858 Cavour incontrò segretamente Napoleone III a Plombières per concordare l’intervento francese contro l’Austria in caso di aggressione austriaca al Piemonte. Questa è diplomazia: governi che negoziano sostegni e condizioni. La Francia non agiva per realizzare senza riserve qualsiasi aspirazione italiana; aveva interessi propri. Inoltre, i progetti discussi non prevedevano già lo Stato unitario effettivamente nato nel 1861. Nel 1859 l’ultimatum austriaco e il suo rifiuto portarono alla guerra; le truppe francesi e piemontesi combatterono contro quelle austriache. Questa è guerra: uso organizzato delle armi, con morti, distruzioni e rischi, non semplice esecuzione di un accordo. Dopo vittorie come Magenta e Solferino, Napoleone III concluse l’armistizio di Villafranca con l’Austria. La Lombardia passò, attraverso la Francia, al Regno di Sardegna, mentre il Veneto rimase austriaco. Cavour si dimise: un segno concreto che alleati e dirigenti non controllavano un esito già scritto. La via settentrionale dipese dunque da un intreccio di decisioni diplomatiche e operazioni militari; l’una non sostituiva le altre. La guerra del 1859 non unificò da sola tutta la penisola e non liberò automaticamente ogni territorio rivendicato dal movimento nazionale. [C3, C4: T, «La politica di Cavour» e «La Seconda guerra d’indipendenza»; B1, paragrafi «In 1857», «Meanwhile» e «At Villafranca».]

Spiegazione 3 — Dal Centro e dal Sud: iniziativa locale, volontari e intervento monarchico

Nel Centro, durante la crisi del 1859, insurrezioni e governi provvisori cambiarono la situazione in Toscana, nei ducati e nelle Legazioni pontificie. Non erano semplicemente territori ricevuti come premio da un esercito vincitore: agivano anche gruppi politici locali. Nel 1860 consultazioni plebiscitarie sostennero l’unione al Regno di Sardegna, mentre il consenso internazionale fu negoziato e Nizza e Savoia passarono alla Francia. Nel Sud il percorso fu ancora diverso. Garibaldi partì dalla Liguria con circa mille volontari e sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860. Il successo in Sicilia non si spiega con il solo coraggio del comandante: le agitazioni e l’aiuto locale furono decisivi. Per mobilitazione intendiamo proprio l’attivazione politica delle persone, attraverso reti, sostegno, propaganda, insurrezioni e volontariato. Essa può alimentare una guerra ma non è identica a una guerra. Garibaldi proseguì verso la Calabria e Napoli, entrando nella città il 7 settembre. Il suo agire non coincise con la prudenza di Cavour, che temeva di perdere l’iniziativa e un possibile esito repubblicano. L’esercito sabaudo intervenne nelle Marche e in Umbria, territori pontifici, e avanzò verso il Mezzogiorno. Garibaldi riconobbe Vittorio Emanuele come re; i plebisciti nelle province meridionali e pontificie accompagnarono il passaggio al nuovo Stato. La convergenza fra iniziativa democratica e monarchia non cancella i loro contrasti: Garibaldi non va trattato come esecutore di un unico progetto di Cavour e neppure come identico politicamente a Mazzini. [C5, C6: T, «La Seconda guerra d’indipendenza», «Garibaldi e l’unità dell’Italia»; B1, ultimi due paragrafi; B2, paragrafi «The democratic movement», «Despite scant preparations», «The prestige of Garibaldi».]

Spiegazione 4 — Annessione e proclamazione: un risultato reale, con confini precisi

Annessione significa incorporare un territorio in uno Stato: è un cambiamento di appartenenza politica, non il nome di una battaglia. Può essere preceduta da guerra, mobilitazione e accordi diplomatici; i quattro processi possono intrecciarsi e non sono quattro gradini sempre nello stesso ordine. Le consultazioni plebiscitarie del 1860 furono passaggi politici importanti delle annessioni, ma il loro risultato non permette da solo di dedurre che tutti avessero gli stessi obiettivi o che non ci fossero opposizioni. Le due sintesi usate attestano le consultazioni e il loro esito; qui non ricostruiamo percentuali, procedure locali o libertà effettiva del voto senza fonti specifiche. Il 17 marzo 1861 il Parlamento riunito a Torino proclamò il Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II. Non fu Mazzini a fondare la repubblica da lui immaginata, e non fu Garibaldi, da solo, a istituire giuridicamente il Regno. Il nuovo Stato unì molti territori della penisola, ma Roma con il Lazio rimase sotto il papa e il Veneto sotto l’Austria. Dire «unità nel 1861» indica quindi la nascita di uno Stato, non l’identità con tutti i confini successivi. Questa lezione si ferma qui: le vicende del Veneto nel 1866 e di Roma nel 1870 restano un seguito distinto. Anche la creazione dello Stato non significa che le differenze locali o i conflitti sociali fossero spariti. Per spiegare il risultato dobbiamo tenere insieme programmi, risorse, alleanze e iniziative delle popolazioni: sapere come finì non ci autorizza a pensare che fin dall’inizio non potesse andare diversamente. [C7: T, «Garibaldi e l’unità dell’Italia», ultimi due capoversi; B2, ultimi due capoversi. Per la cautela contro una storia celebrativa e inevitabile: H, primi due capoversi.]

Cronologia accessibile — leggi ogni riga come «quando; dove; processo; risultato»

Le etichette sono parole, non colori. Più etichette possono valere per lo stesso evento. Questa è una selezione di snodi, non l’elenco completo delle vicende.

  1. 1831; reti italiane ed esuli; mobilitazione/progetto: Mazzini fonda la Giovine Italia, per un’Italia unita e repubblicana. È un richiamo al progetto, non una nuova lezione sui moti. [C1]
  2. 1858; Plombières, in Francia; diplomazia: Cavour e Napoleone III discutono l’appoggio francese contro l’Austria a determinate condizioni. L’unità integrale non è un risultato già concordato. [C3]
  3. 1859; Italia settentrionale; guerra e diplomazia: guerra franco-piemontese contro l’Austria; Villafranca interrompe le operazioni. Lombardia al Regno di Sardegna tramite la Francia; Veneto ancora austriaco. [C4]
  4. 1859–1860; Toscana, ducati e Legazioni pontificie; mobilitazione, diplomazia e annessione: governi provvisori, consultazioni e accordi portano all’unione con il Regno di Sardegna; Nizza e Savoia passano alla Francia. [C5]
  5. Maggio–settembre 1860; Sicilia, Calabria e Napoli; mobilitazione e guerra: la spedizione di Garibaldi riceve aiuti locali, conquista la Sicilia e raggiunge Napoli. [C6]
  6. Autunno 1860; Marche, Umbria e Mezzogiorno; guerra, incontro politico e annessione: intervento dell’esercito sabaudo, riconoscimento del re da parte di Garibaldi e plebisciti accompagnano la convergenza dei territori. [C6]
  7. 17 marzo 1861; Torino; proclamazione istituzionale: nasce il Regno d’Italia; Roma e Lazio e il Veneto non ne fanno parte. [C7]

Carta testuale — due percorsi che convergono

Orientamento: il percorso A riguarda soprattutto Nord e Centro; il percorso B collega la Liguria al Sud via mare, poi risale la penisola. Non è una carta in scala e non disegna confini comunali. Il nome «Regno di Sardegna» designa lo Stato sabaudo, non la sola isola.

  • Percorso A, politico-diplomatico e militare: Torino, governo sabaudo → accordi con la Francia → guerra in Lombardia nel 1859 → incorporazione della Lombardia; contemporaneamente, iniziative locali nel Centro e trattative → annessioni di Toscana e territori emiliano-romagnoli nel 1860.
  • Percorso B, volontario e meridionale: partenza dalla Liguria → Marsala e Sicilia → attraversamento dello Stretto → Calabria e Napoli → riconoscimento di Vittorio Emanuele e annessione dei territori meridionali nel 1860. L’appoggio locale conta lungo il percorso, non solo al punto di arrivo.
  • Intersezione: l’esercito sabaudo attraversa Marche e Umbria e avanza verso Sud; Garibaldi e Vittorio Emanuele si incontrano nell’ottobre 1860. Le iniziative convergono nella monarchia, senza essere state identiche.
  • Limite della carta nel 1861: Roma e Lazio restano pontifici; Veneto ancora austriaco. Questi spazi non vanno colorati mentalmente come già parte del nuovo Regno.

Confronto sintetico. Nel progetto mazziniano il punto decisivo era l’azione del popolo per una repubblica unitaria; nella strategia di Cavour erano il governo monarchico e l’accordo con altre potenze; nella spedizione garibaldina del 1860 furono centrali volontari, guerra e iniziative locali, con un esito favorevole alla monarchia. Non sono tre squadre con confini immutabili: persone e alleanze potevano cambiare. [C1–C7]

Laboratorio — sei esercizi

1. Confronta i progetti

Una compagna scrive: «Mazzini e Cavour volevano entrambi un’Italia indipendente; quindi proponevano lo stesso governo e lo stesso metodo». Correggi la frase indicando una differenza istituzionale e una differenza di strategia. Aggiungi una terza alternativa già presentata.

Risposta motivata: obiettivi nazionali in parte comuni non significavano stesso progetto. Mazzini proponeva la repubblica unitaria e puntava su educazione, propaganda e insurrezione; Cavour agiva da capo di un governo monarchico costituzionale attraverso diplomazia ed esercito. Gioberti aveva proposto una confederazione presieduta dal papa. La correzione è necessaria perché «indipendenza», «unità» e «repubblica» rispondono a domande diverse: chi controlla i territori, quanti Stati esistono, quale istituzione li governa. Non è corretto trasformare tutti i patrioti in sostenitori dello stesso programma. [C1–C3]

2. Distingui i processi senza separarli artificialmente

Associa una o più etichette — mobilitazione, diplomazia, guerra, annessione — a questi quattro casi: a) accordi di Plombières; b) sostegno locale e arruolamento volontario alla spedizione; c) scontri militari del 1859; d) incorporazione di territori dopo le consultazioni del 1860. Spiega perché b) può collegarsi a c) senza essere lo stesso processo.

Risposta motivata: a) diplomazia, perché si negoziano condizioni fra governi; b) mobilitazione, perché persone e reti si attivano politicamente; c) guerra, perché si combatte con le armi; d) annessione, perché cambia l’appartenenza politica dei territori. I volontari possono partecipare a una guerra: è quindi accettabile aggiungere «guerra» a b) se si precisa il successivo impiego militare. Il semplice sostegno locale non è però già una battaglia, e vincere una battaglia non equivale automaticamente a incorporare un territorio. Sono categorie di analisi, non caselle che si escludono sempre a vicenda. [C3–C6]

3. Segui due itinerari

Usa la carta testuale per ricostruire il cambiamento della Lombardia e quello della Sicilia. Per ogni territorio scrivi: potere precedente, protagonisti e mezzi principali del cambiamento, punto di convergenza. Indica una somiglianza e una differenza.

Risposta motivata: la Lombardia era sotto l’Austria: guerra franco-piemontese e accordi successivi la portarono al Regno di Sardegna nel 1859, tramite la Francia. La Sicilia era sotto la monarchia borbonica delle Due Sicilie: nel 1860 volontari garibaldini e iniziative locali sconfissero il potere borbonico; il passaggio politico proseguì con plebiscito e annessione. Entrambi i territori confluirono nel Regno proclamato nel 1861, ma la Sicilia non fu acquisita con la guerra franco-piemontese del 1859 e la Lombardia non fu conquistata dai Mille. La somiglianza è l’esito monarchico comune; la differenza riguarda tempi, protagonisti, alleanze e iniziativa locale. [C4, C6, C7]

4. Ripara una cronologia sbagliata

Un testo dice: «Nel 1858 fu proclamato il Regno; nel 1859 Garibaldi sbarcò in Sicilia e liberò il Veneto; nel 1861 Cavour stipulò gli accordi di Plombières». Riscrivilo in tre righe corrette e aggiungi dove si trovava politicamente il Veneto nel marzo 1861.

Risposta motivata: nel 1858 si svolse l’incontro di Plombières; nel 1859 si combatté la guerra contro l’Austria, dopo la quale la Lombardia entrò nel Regno di Sardegna ma non il Veneto; nel 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala e operò nel Mezzogiorno; il Regno d’Italia fu proclamato il 17 marzo 1861. Le righe possono essere tre unendo gli ultimi due eventi nella stessa riga, purché le date restino distinte. Nel marzo 1861 il Veneto era ancora austriaco. Il testo iniziale è sbagliato sia nell’ordine temporale sia nella geografia: trasferisce ai Mille un territorio e una campagna che non corrispondono al loro itinerario. [C3, C4, C6, C7]

5. Cerca una prova contro l’inevitabilità

Valuta: «Già nel 1858 tutti avevano deciso che nel 1861 l’intera Italia, compresa Roma, sarebbe stata una monarchia unica». Usa due prove della lezione per respingere la frase, senza inventare ciò che sarebbe successo in una storia alternativa.

Risposta motivata: i progetti politici erano differenti: Mazzini voleva una repubblica e Gioberti aveva proposto una confederazione, dunque «tutti» è falso. Inoltre, i progetti di Plombières non coincidevano con lo Stato unitario poi nato, e Villafranca interruppe la guerra suscitando le dimissioni di Cavour: l’alleanza non garantiva l’esito atteso. Infine Roma e Lazio nel 1861 erano ancora pontifici. Bastano due di queste prove, spiegate. Non occorre immaginare quale Stato sarebbe certamente nato al posto del Regno: dimostrare che esistevano alternative e imprevisti non significa conoscere il risultato di eventi mai avvenuti. [C1–C4, C7]

6. Che cosa possiamo sapere dai plebisciti?

Un compagno conclude: «Le consultazioni favorirono l’annessione; quindi ogni abitante voleva esattamente la politica di Cavour e nessuno aveva richieste sociali diverse». Distingui l’informazione attestata da una conclusione non dimostrata. Formula una domanda da lasciare APERTA.

Risposta motivata: le opere consultate attestano consultazioni favorevoli all’annessione e la convergenza territoriale; non dimostrano l’identità delle opinioni di ogni abitante. Britannica segnala, per la Sicilia, aspettative contadine sulla terra e delusioni, incompatibili con l’idea di un unico desiderio senza differenze. Una domanda APERTA legittima è: «Come si svolse concretamente il voto in un determinato comune e quali alternative erano ammesse?». Per rispondere servono studi specifici e documenti locali, non una percentuale inventata. Si può riconoscere il ruolo politico dei plebisciti senza confonderlo con una prova del consenso individuale unanime o dell’assenza di conflitti sociali. [C6, C7; B2, «Despite scant preparations».]

Per controllare e approfondire

Le brevi etichette rinviano a opere diverse, non al numero di URL.

Resta APERTO: sviluppo successivo al 1861; ricostruzione locale e critica delle procedure plebiscitarie; ruolo delle donne e reti sociali con bibliografia dedicata; dibattito storiografico esteso e conflitti postunitari; revisione docente, adattamento inclusivo individuale e integrazione nel prodotto. Non si dichiarano chiusi altri nuclei del registro.